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13 Mag. - La voglia di bruciare le tappe, evitando così l'errore del 2001,
quando l'allora Cdl attese quasi un anno prima di fare le nomine, c'era
già. Ma l'azione di rottura messa in atto da Marco Travaglio e Michele
Santoro, veri arieti del centro sinistra, ha indotto Silvio Berlusconi
e Gianfranco Fini, ad accelerare l'iter che porta alla nomina tanto
della commissione di Vigilanza, quanto del Cda.
Non a caso Walter
Veltroni, leader del Pd, al termine del primo governo ombra, ha
affermato che il «nuovo Cda della Rai non può essere nominato con la
legge Gasparri», attualmente in vigore. A Veltroni ha seccamente
replicato il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri.
«Rinviare il rinnovo del CdA Rai, vorrebbe dire paralizzare l'azienda e
metterla in ginocchio. La legge c'è, i tempi sono chiari, non c'è
ragione per lavorare contro la Rai, come propone la sinistra».
La
dichiarazione di Veltroni, al di là dell'aspetto tecnico, stoppa la strada al dipietrista Leoluca Orlando alla presidenza della Commissione di Vigilanza della Rai. Guarda caso Antonio Di Pietro, è stato l'unico a difendere Travaglio. Per quella poltrona Veltroni, quasi sicuramente, potrebbe indicare Giorgio Merlo, deputato del Pd, ed ex membro della commissione guidata dall'aennino Mario Landolfi, e Giovanna Melandri, guarda caso, nominata ministra ombra della Comunicazione e, soprattutto, in linea con il "Veltroni pensiero". L'ex ministrasarebbe alternativa a Paolo Gentiloni, ex ministro delle comunicazioni del governo Prodi, indicato dalla componente margheriina del Pd, ma sgradito al blocco diessino dei duri e puri. Marco Follini, che in molti danno già per candidato, in realtà potrebbe essere sacrificato per il CdA, avendo chiesto l'abolizione della commissione bicamerale. Dalla rosa dei possibili consiglieri esce invece l'attuale direttore del Tg2 Mauro Mazza, vicino ad An, il quale ha cortesemente ma irrevocabilmente, declinato l'invito, preferendo restare alla guida del telegiornale. Per il partito di Fini riparte così la caccia al consigliere.
Per la direzione generale della Rai, poltrona per la quale conta, non poco, il gioco dei pesi e dei contrappesi, il ragionamento è più complesso. Forza Italia, avendo ottenuto il sottosegretario alle comunicazioni con la nomina di Paolo Romani, dovrà cedere la direzione generale ad An. Grazie al meccanismo dei bilanciamenti, enra prepotentemente in lizza Guido Paglia, attuale direttore della comunicazione, stimato da Fini e grande conoscitore delle cose di casa Rai. Se Paglia dovesse farcela, Fabrizio Del Noce, attuale direttore di Rai Uno, potrebbe essere dirottato alla guida del Tg1. Gianni Riotta, infatti, che guida il telegiornale dell'ammiraglia della Rai da quasi due anni, è già dato per "dimissionato". Va detto che Del Noce ambirebbe a guidare la Fiction della Rai, vera macchina da guerra della tv di Stato, ma il ritorno di Agostino Saccà, che nei giorni scorsi ha incontrato Silvio Berlusconi, potrebbe complicare le cose. L'elenco dei possibili cambi poi vedrebbe, secondo i boatos di Saxa Rubra, il cambio della guardia alla guida dei 21 Tg regionali di rai Tre, attualmente nelle mani di Angela Buttiglione, sorella del deputato dell'Udc Rocco. Al suo posto potrebbe andare Giuliana Del Bufalo, attuale direttore di Rai Parlamento. Su di lei ci sarebbe la convergenza tanto del PdL 2quanto della Lega. Gli ultimi gossip riguardano Antonio Caprarica, direttore del Giornale radio e di Radio Uno, al quale sarebbe stata offerta la direzione del quotidiano L'Unità. Per il Tg3 e rai Tre, infine, la faida si consumerà tutta all'interno dell'area veltroniana. (Enrico Paoli)
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