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1 nov. - di Giovanni Zambito. Ogni tanto nell’ambito
ecclesiastico, anzi, per dirla meglio, in quello vaticanense saltano
alla ribalta nuove figure di rappresentanti della Chiesa e ahimè non
per opere o messaggi di alto livello cristiano o addirittura come in
questo caso nemmeno umano.
Imbarazzante è stato ieri leggere le parole proferite dal cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l’Educazione cattolica, nella conferenza stampa di presentazione del nuovo documento vaticano sugli “Orientamenti per l'utilizzo delle competenze psicologiche nell'ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio”.
Secondo Sua Eminenza l’omosessualità, anche se non praticata, è comunque una ”deviazione, una
irregolarità, una ferita” che impedisce di poter compiere la missione di sacerdote.
In passato, il Vaticano aveva sempre distinto tra tendenze omosessuali, giustificabili, e la pratica dell’omosessualità condannata come un peccato.
Il porporato ieri ha spiegato che “un candidato al sacerdozio, pur senza metterla necessariamente in pratica se ha una tendenza omosessuale radicata, non può essere ammesso in seminario”.
Il bello è che cerca di arginare la gravità di quello che dice e precisa: “Non perché commette peccato (che misericordioso!) ma perché l’omosessualità è una deviazione, un’irregolarità, una ferita per poter esercitare il sacerdozio, che consiste anche nell’essere un padre spirituale e nel sapersi relazionare con
gli altri”.
Perché: un sacerdote etero ha maggior capacità nel controllare e dirigere le proprie pulsioni? E poi si sa benissimo che tanti preti sono gay e sarebbe opportuno sentire la loro opinione su quest’ultima brutta esternazione di una parte di chiesa sempre più cattedratica quanto lontana dalla gente e dalle vere aspettative dei suoi fedeli.
Una chiesa che parla in modo autoreferenziale e che non ammette contraddittori: Clandestino Web ha cercato di parlare con il cardinale che si è rifiutato perché “non ha tempo”: il quasi settantenne prelato rappresenta un’istituzione capeggiata da chi non è in grado umanamente di capire certe realtà e di condannarle a priori.
Ma la cosa più grave è che si ritiene il sacerdozio la dimensione più alta dell’essere cristiano: una persona dalla tendenze omosessuali - ti diranno - può certo essere un buon cristiano ma non prete. Che senso ha? L’aspetto più importante non è quella di essere figli di Dio? E allora: dov’è la contraddizione?
E comunque, la smettessero allora di farci assistere a sfarzose e noiose celebrazioni con tanto di cerimoniale con movenze da damina dell’Ottocento che danno adito a chiacchiere e a battutine che non salvaguardano affatto la virilità di tanti “eunuchi per il regno dei cieli”. Giovanni Zambito.
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