18 Marzo 2010 06:35

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ultimo aggiornamento: meno di un minuto fa

AMBIENTE-REPORT WWF: 20 PAESI AFRICANI GIÀ IN DEFICIT ECOLOGICO

28 sett. - Nel 2003, il 13% della popolazione mondiale era africana ma contribuiva, pero', solo al 6% all'Impronta globale. Se quell'anno i consumi di ciascuno fossero stati uguali a quelli di un Africano medio, invece di utilizzare il 125% della biocapacita' della Terra, l'umanita' avrebbe utilizzato solo il 60%. Con queste premesse, si chiede l'ultimo report del Wwf international, l'Africa dovrebbe preoccuparsi del sovrasfruttamento?
wwf_280x200.jpgQuando si superano i limiti ecologici globali e locali, le conseguenze che ne derivano, come stock ittici esauriti, perdita di biodiversita', cambiamenti climatici e scarsita' idrica, colpiscono tutti i Paesi, ricchi e poveri.
I Paesi a piu' alto reddito 'possono ammortizzare temporaneamente le conseguenze importando risorse ed esportando rifiuti'.
Molti paesi africani a basso reddito potrebbero non avere risorse finanziarie sufficienti a fare cio' e, di conseguenza, potrebbero subire in maniera sproporzionata le conseguenze del superamento dei limiti.
Anche se la biocapacita' dell'Africa e' ancora maggiore della sua Impronta, le previsioni in materia di crescita della sua popolazione e la distribuzione per fasce d'eta' indicano che 'l'Impronta ecologica totale del continente potrebbe presto superare la sua biocapacita' totale. Cio' lascera' l'Africa, per la prima volta nella storia, con un deficit ecologico'.
Venti paesi africani lo stanno gia' sperimentando, affidandosi alla biocapacita' di altri per soddisfare le proprie esigenze o esaurendo i loro stessi ecosistemi
La poverta' e il mancato soddisfacimento dei bisogni essenziali possono esistere anche in presenza di una situazione di "riserva" ecologica, dice ancora il report sull'Africa del Wwf international, 'in particolare quando la biocapacita' di quel paese non viene gestita correttamente, o se le sue risorse vengono esportate, legalmente o illegalmente, per soddisfare la domanda esterna'.
Se il sovrasfruttamento locale porta all'esaurimento e al collasso degli ecosistemi bioproduttivi, 'i flussi di reddito provenienti dalle risorse rinnovabili prodotte da questi ecosistemi potrebbero andare persi per sempre'.
Per queste ragioni, 'tutti i paesi hanno interesse a gestire efficientemente i propri beni ecologici, preservando e migliorando il benessere dei propri cittadini. Cinque fattori determinano il grado di sfruttamento globale o il deficit ecologico di una nazione'. Dal punto di vista dell'offerta, la biocapacita' e' determinata dalle dimensioni dell'area biologicamente produttiva disponibile e dalla sua produttivita'. L'area bioproduttiva puo' essere ampliata. I terreni degradati possono essere recuperati per mezzo di una corretta gestione.
L'irrigazione puo' rendere produttivi i territori marginali sebbene, 'in mancanza di sufficienti quantita' d'acqua, i profitti potrebbero non durare a lungo. Un'attenta gestione del territorio puo' assicurare anche che le aree bioproduttive non vadano perse per motivi evitabili quali urbanizzazione, erosione, inquinamento e desertificazione'
Spesso- ricorda il Wwf international, la tecnologia consente di incrementare i raccolti, ma necessita un'attenta gestione al fine di evitare che danneggi la salute umana e dell'ambiente.
L'agricoltura meccanizzata e l'impiego di fertilizzanti possono 'aumentare i raccolti a spese pero' di un aumento dell'Impronta energetica, e inoltre richiedono un accurato controllo per evitare il degrado del suolo'.
Dal punto di vista della domanda, l'Impronta e' in funzione del numero di persone che consumano risorse, della quantita' di risorse consumata da ogni persona e della quantita' di risorse utilizzata nei processi produttivi. In molti luoghi dell'Africa, attuare un salto verso le piu' moderne tecnologie e sviluppare infrastrutture efficienti dal punto di vista delle risorse, soprattutto nelle citta', 'puo' contribuire a minimizzare l'impiego di risorse e massimizzare la qualita' della vita'.
Quando e quanto rapidamente i deficit locali potranno essere ridotti e i metodi di condivisione della biocapacita' costituiscono scelte che la societa' deve affrontare. L'attenzione 'dovra' essere concentrata sul ridurre gli elevati consumi pro capite dell'Europa e del Nord America, sul rallentare la crescita demografica dell'Asia e dell'Africa, sul preservare la biocapacita' del Sud America o su tutti questi aspetti congiunti?' Il calcolo dell'Impronta puo' dimostrare l'influenza di ciascuna di queste scelte sul superamento, ma la societa' deve decidere quali di esse siano politicamente, economicamente ed eticamente accettabili.
Senza tener conto delle altre, ogni nazione affronta gli impatti del suo deficit e dell'essere esposti agli andamenti globali. Di conseguenza, diventa importante, per l'interesse di una nazione, fare fronte al debito.
L'alternativa, 'evitare di scegliere, significa accettare le conseguenze del debito, con l'impatto maggiore iniziale che ricade sulle nazioni piu' povere e vulnerabili del mondo'. Fra il 1975 e il 2007 la popolazione africana e' piu' che raddoppiata, con un tasso di crescita- dice il Wwf- piu' elevato delle altre regioni.
Dato che, nello stesso periodo, la sua biocapacita' totale e' cresciuta piu' lentamente della popolazione, la biocapacita' pro capite e' in diminuzione.
L'Impronta dell'Africano medio e' inferiore a quella di tutte le altre regioni e relativamente costante nel tempo: nel 2003 era del 2% piu' bassa di quella del 1975. Di contro, la biocapacita' pro capite dell'Africa e' diminuita del 42%; la diminuzione globale media, per quel periodo, ammonta al 25%. Nel 2003, la biocapacita' pro capite dell'Africa era di 1,3 ettari globali, solo di poco superiore alla sua Impronta media di 1,1 ettari globali. Se questo andamento dovesse continuare, l'Africa presto andra' incontro a un deficit ecologico. Il rischio di sviluppare un deficit ecologico varia in maniera considerevole a seconda del paese.
Nel 2003, il Gabon possedeva una grande riserva ecologica di 18 ettari globali pro capite, seguito dal Congo (7,2) e dalla Mauritania (4,5). Altri paesi gia' possedevano riserve notevolmente inferiori o erano gia' in stato di deficit ecologico. Nel 2003, in Africa vivevano 847 milioni di persone, il 13% della popolazione mondiale. Previsioni medie delle Nazioni Unite indicano che, entro il 2050, la popolazione dell'Africa sara' piu' che raddoppiata, raggiungendo i 2 miliardi di persone. In questo modo, l'Africa ospitera' il 22% dei 9 miliardi di persone previste sulla Terra per quella data.
Questa rapida crescita comportera' che un numero crescente di paesi africani si trovera' in stato di sempre maggiore deficit ecologico in un momento in cui nel mondo sara' in aumento la domanda di biocapacita' che, a sua volta, sara' sempre piu' limitata. I paesi che non potranno soddisfare le necessita' interne con la propria biocapacita' saranno costrette o a liquidare le proprie risorse ecologiche- che rappresenta, nella migliore delle ipotesi, una possibilita' limitata nel tempo- o a fare affidamento sulla biocapacita' di altre nazioni.
Cio' diventera' sempre piu' difficile mano a mano che il debito globale e la competizione per le importazioni aumenteranno. Con risorse mondiali limitate, i beni diventeranno sempre piu' inaccessibili o, a causa del loro esaurimento, indisponibili.
L'alternativa per i paesi consiste nell'esplorare le opzioni che consentiranno alla propria Impronta di rimanere nei limiti della propria biocapacita'. Il mantenimento di una riserva ecologica ricoprira' un ruolo sempre piu' importante nella riduzione di avversita' e poverta' e nel miglioramento della qualita' della vita.
Nel 2003, la popolazione del Niger ammontava a 12 milioni di persone e la biocapacita' dei suoi terreni coltivati superava del 6% la relativa Impronta. A causa di una rapida crescita della popolazione e del fatto che reddito e alimentazione dell'85% della popolazione stessa dipendono dall'agricoltura di sussistenza, l'esiguo ammontare della riserva ecologica ha rappresentato un rischio per il benessere.
Nel 2004-2005, si legge ancora nel report del Wwf, la siccita' e un'invasione di locuste hanno provocato un grave declino nella produttivita' agricola, causando una carestia diffusa e avversita' economiche. Si prevede che la popolazione del Niger quadruplichera' entro il 2050, raggiungendo i 56 milioni di persone. Anche con precipitazioni piovose sufficienti, la sempre maggiore domanda provochera' un deficit ecologico crescente, con gravi ripercussioni sul benessere dei Nigeriani.
Commenti (5) >>
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scritto da ale p., settembre 28, 2008

poveri pazzi si fanno distrarre dalle cazzate....... come in italia......uno sa a menadito la formazione dell'inter ma non sa un c***o di tutto il resto....... qua fuori a glorificare la panzana alitalia, facendo finta che sia un successo, non si accorgono delle cose più semplici e fondamentali.......poveracci se non fossimo nell'era di internet proverei quasi compassione per loro........

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scritto da Abate Cruento, settembre 28, 2008

Suonatore "sei sempre fuori tempo così mi uccidi l'Africa"

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scritto da Il suonatore di bonghi, settembre 28, 2008

Distribuite goldoni agli africani.

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scritto da ale p., settembre 27, 2008

se anche l'africa va in deficit ecologico, le nostre economie salteranno per aria..... non potremo più importare quello che ci serve di più (il cibo per il quale non saremo più autosufficienti)........ allora vorrò vedere il popolo del cemento mangiarsi l'asfalto dei parcheggi, i cavi del ponte sullo stretto e i palazzoni dell'expo 2015.......

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scritto da ale p., settembre 27, 2008

"I Paesi a piu' alto reddito 'possono ammortizzare temporaneamente le conseguenze importando risorse ed esportando rifiuti'."
questa è la tremenda e semplicissima verità che i nostri governanti (e anche noi con la nostra miopia) non riusciamo a vedere....... tutte quelle balle sulla crescita economica, sul pil, sui governi del fare (consumando sempre di più) che ancora animano i dibattiti politici e che fanno infervorare soprattutto gli esponenti più conservatori sono tanti chiodi per bare..... le martellate poi ce le mettono i governi che ancora inseguono sogni di una utopistica crescita infinita, distruggendo e inquinando i loro territori in nome del totem del nostro tempo: l'economia........

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