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28 sett. - Nel 2003, il 13% della popolazione
mondiale era africana ma contribuiva, pero', solo al 6%
all'Impronta globale. Se quell'anno i consumi di ciascuno fossero
stati uguali a quelli di un Africano medio, invece di utilizzare
il 125% della biocapacita' della Terra, l'umanita' avrebbe
utilizzato solo il 60%.
Con queste premesse, si chiede l'ultimo report del Wwf
international, l'Africa dovrebbe preoccuparsi del
sovrasfruttamento?
Quando si superano i limiti ecologici globali
e locali, le conseguenze che ne derivano, come stock ittici
esauriti, perdita di biodiversita', cambiamenti climatici e
scarsita' idrica, colpiscono tutti i Paesi, ricchi e poveri.
I
Paesi a piu' alto reddito 'possono ammortizzare temporaneamente
le conseguenze importando risorse ed esportando rifiuti'.
Molti
paesi africani a basso reddito potrebbero non avere risorse
finanziarie sufficienti a fare cio' e, di conseguenza, potrebbero
subire in maniera sproporzionata le conseguenze del superamento
dei limiti.
Anche se la biocapacita' dell'Africa e' ancora
maggiore della sua Impronta, le previsioni in materia di crescita
della sua popolazione e la distribuzione per fasce d'eta'
indicano che 'l'Impronta ecologica totale del continente potrebbe
presto superare la sua biocapacita' totale. Cio' lascera'
l'Africa, per la prima volta nella storia, con un deficit
ecologico'.
Venti paesi africani lo stanno gia' sperimentando,
affidandosi alla biocapacita' di altri per soddisfare le proprie
esigenze o esaurendo i loro stessi ecosistemi
La poverta' e il mancato soddisfacimento
dei bisogni essenziali possono esistere anche in presenza di una
situazione di "riserva" ecologica, dice ancora il report
sull'Africa del Wwf international, 'in particolare quando la
biocapacita' di quel paese non viene gestita correttamente, o se
le sue risorse vengono esportate, legalmente o illegalmente, per
soddisfare la domanda esterna'.
Se il sovrasfruttamento locale
porta all'esaurimento e al collasso degli ecosistemi
bioproduttivi, 'i flussi di reddito provenienti dalle risorse
rinnovabili prodotte da questi ecosistemi potrebbero andare persi
per sempre'.
Per queste ragioni, 'tutti i paesi hanno interesse a gestire
efficientemente i propri beni ecologici, preservando e
migliorando il benessere dei propri cittadini.
Cinque fattori determinano il grado di sfruttamento globale o il
deficit ecologico di una nazione'.
Dal punto di vista dell'offerta, la biocapacita' e'
determinata dalle dimensioni dell'area biologicamente produttiva
disponibile e dalla sua produttivita'.
L'area bioproduttiva puo' essere ampliata. I terreni degradati
possono essere recuperati per mezzo di una corretta gestione.
L'irrigazione puo' rendere produttivi i territori marginali
sebbene, 'in mancanza di sufficienti quantita' d'acqua, i
profitti potrebbero non durare a lungo. Un'attenta gestione del
territorio puo' assicurare anche che le aree bioproduttive non
vadano perse per motivi evitabili quali urbanizzazione, erosione,
inquinamento e desertificazione'
Spesso- ricorda il Wwf international, la
tecnologia consente di incrementare i raccolti, ma necessita
un'attenta gestione al fine di evitare che danneggi la salute
umana e dell'ambiente.
L'agricoltura meccanizzata e l'impiego di fertilizzanti
possono 'aumentare i raccolti a spese pero' di un aumento
dell'Impronta energetica, e inoltre richiedono un accurato
controllo per evitare il degrado del suolo'.
Dal punto di vista
della domanda, l'Impronta e' in funzione del numero di persone
che consumano risorse, della quantita' di risorse consumata da
ogni persona e della quantita' di risorse utilizzata nei processi
produttivi.
In molti luoghi dell'Africa, attuare un salto verso le piu'
moderne tecnologie e sviluppare infrastrutture efficienti dal
punto di vista delle risorse, soprattutto nelle citta', 'puo'
contribuire a minimizzare l'impiego di risorse e massimizzare la
qualita' della vita'.
Quando e quanto rapidamente i deficit
locali potranno essere ridotti e i metodi di condivisione della
biocapacita' costituiscono scelte che la societa' deve
affrontare. L'attenzione 'dovra' essere concentrata sul ridurre
gli elevati consumi pro capite dell'Europa e del Nord America,
sul rallentare la crescita demografica dell'Asia e dell'Africa,
sul preservare la biocapacita' del Sud America o su tutti questi
aspetti congiunti?' Il calcolo dell'Impronta puo' dimostrare
l'influenza di ciascuna di queste scelte sul superamento, ma la
societa' deve decidere quali di esse siano politicamente,
economicamente ed eticamente accettabili.
Senza tener conto delle
altre, ogni nazione affronta gli impatti del suo deficit e
dell'essere esposti agli andamenti globali. Di conseguenza,
diventa importante, per l'interesse di una nazione, fare fronte
al debito.
L'alternativa, 'evitare di scegliere,
significa accettare le conseguenze del debito, con l'impatto
maggiore iniziale che ricade sulle nazioni piu' povere e
vulnerabili del mondo'.
Fra il 1975 e il 2007 la popolazione africana e' piu' che
raddoppiata, con un tasso di crescita- dice il Wwf- piu' elevato
delle altre regioni.
Dato che, nello stesso periodo, la sua
biocapacita' totale e' cresciuta piu' lentamente della
popolazione, la biocapacita' pro capite e' in diminuzione.
L'Impronta dell'Africano medio e' inferiore a quella di tutte
le altre regioni e relativamente costante nel tempo: nel 2003 era
del 2% piu' bassa di quella del 1975. Di contro, la biocapacita'
pro capite dell'Africa e' diminuita del 42%; la diminuzione
globale media, per quel periodo, ammonta al 25%. Nel 2003, la
biocapacita' pro capite dell'Africa era di 1,3 ettari globali,
solo di poco superiore alla sua Impronta media di 1,1 ettari
globali. Se questo andamento dovesse continuare, l'Africa presto
andra' incontro a un deficit ecologico.
Il rischio di sviluppare un deficit ecologico varia in maniera
considerevole a seconda del paese.
Nel 2003, il Gabon possedeva
una grande riserva ecologica di 18 ettari globali pro capite,
seguito dal Congo (7,2) e dalla Mauritania (4,5). Altri paesi
gia' possedevano riserve notevolmente inferiori o erano gia' in
stato di deficit ecologico.
Nel 2003, in Africa vivevano 847 milioni
di persone, il 13% della popolazione mondiale. Previsioni medie
delle Nazioni Unite indicano che, entro il 2050, la popolazione
dell'Africa sara' piu' che raddoppiata, raggiungendo i 2 miliardi
di persone. In questo modo, l'Africa ospitera' il 22% dei 9
miliardi di persone previste sulla Terra per quella data.
Questa rapida crescita comportera' che un numero crescente di
paesi africani si trovera' in stato di sempre maggiore deficit
ecologico in un momento in cui nel mondo sara' in aumento la
domanda di biocapacita' che, a sua volta, sara' sempre piu'
limitata. I paesi che non potranno soddisfare le necessita'
interne con la propria biocapacita' saranno costrette o a
liquidare le proprie risorse ecologiche- che rappresenta, nella
migliore delle ipotesi, una possibilita' limitata nel tempo- o a
fare affidamento sulla biocapacita' di altre nazioni.
Cio'
diventera' sempre piu' difficile mano a mano che il debito
globale e la competizione per le importazioni aumenteranno.
Con risorse mondiali limitate, i beni diventeranno sempre piu'
inaccessibili o, a causa del loro esaurimento, indisponibili.
L'alternativa per i paesi consiste nell'esplorare le opzioni che
consentiranno alla propria Impronta di rimanere nei limiti della
propria biocapacita'. Il mantenimento di una riserva ecologica
ricoprira' un ruolo sempre piu' importante nella riduzione di
avversita' e poverta' e nel miglioramento della qualita' della
vita.
Nel 2003, la popolazione del Niger
ammontava a 12 milioni di persone e la biocapacita' dei suoi
terreni coltivati superava del 6% la relativa Impronta. A causa
di una rapida crescita della popolazione e del fatto che reddito
e alimentazione dell'85% della popolazione stessa dipendono
dall'agricoltura di sussistenza, l'esiguo ammontare della riserva
ecologica ha rappresentato un rischio per il benessere.
Nel 2004-2005, si legge ancora nel report del Wwf, la siccita'
e un'invasione di locuste hanno provocato un grave declino nella
produttivita' agricola, causando una carestia diffusa e
avversita' economiche. Si prevede che la popolazione del Niger
quadruplichera' entro il 2050, raggiungendo i 56 milioni di
persone. Anche con precipitazioni piovose sufficienti, la sempre
maggiore domanda provochera' un deficit ecologico crescente, con
gravi ripercussioni sul benessere dei Nigeriani.
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