| EUROBAROMETRO-CLIMA:INCUBO PER IL 74% DEGLI ITALIANI, MA NON RINUNCIANO ALL'AUTO |
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| 22/09/2008 | |
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23 sett. - Gli europei guardano con
preoccupazione ai cambiamenti climatici e sono determinati a
prendere misure per contrastarli. La maggioranza dei
cittadini ritiene che gli obiettivi fissati dall'Unione europea
per ridurre le emissioni di gas serra e aumentare la quota di
energie rinnovabili entro il 2020 siano adeguati o addirittura
troppo limitati. Tuttavia, una percentuale significativa di
persone ritiene di essere poco informata sui cambiamenti
climatici.
Sono queste le principali conclusioni di un sondaggio speciale
Eurobarometro sull' atteggiamento dei cittadini nei confronti
dei cambiamenti climatici commissionato dal Parlamento europeo e
dalla Commissione europea.
Per gli oltre mille intervistati italiani, il cambiamento
climatico rappresenta il problema cruciale per l'umanita'
secondo solo alla poverta', alla fame, alla carenza idrica.
Il
74% dei nostri connazionali intervistati in una scala da uno a
dieci lo ritiene un problema estremamente serio, collocandolo
tra il 7 e il 10.
Nella top ten dei piccoli gesti quotidiani
compiuti per contribuire a combattere il cambiamento climatico
gli intervistati italiani collocano la primo posto la raccolta
differenziata destinata al riciclaggio, al secondo la riduzione
di consumi energetici, al terzo l'abbattimento dei consumi di
acqua e al quarto quello dei prodotti ''usa e getta''.
Merita
solo un quinto posto il ricorso a trasporti piu' ''verdi'',
scelto come misura ''privata'' dal 21%.
E ancora piu' giu', la
rinuncia all'auto privata e il ricorso al car sharing.
Sul fronte europero, tre quarti dei cittadini Ue prendono
molto sul serio il problema dei cambiamenti climatici.
In
totale, il 62% degli intervistati lo considera uno dei due
problemi piu' gravi che il mondo si trova attualmente ad
affrontare. Solo la poverta' ha ottenuto un punteggio superiore:
il 68% la colloca in testa alle crisi globali.
Ma, pur essendoci
un ampio consenso fra gli europei quanto alla gravita' del
problema, la maggioranza (il 60%) ritiene sia possibile frenarlo
e risolverlo.
Una netta maggioranza (il 56%) e' addirittura
convinta che la lotta contro i cambiamenti climatici possa avere
un impatto positivo sull'economia. Una consistente maggioranza
degli europei ritiene che gli obiettivi previsti dall'UE con
riguardo ai gas serra e alle energie rinnovabili siano adeguati
o addirittura troppo limitati.
I tre obiettivi fissati lo scorso
anno dai leader europei, da raggiungere entro il 2020, sono i
seguenti: una riduzione almeno del 20% delle emissioni di gas
serra rispetto ai livelli del 1990, una riduzione del 30% se
altri paesi sviluppati si impegnano a realizzare analoghe
riduzioni nonche' un aumento fino al 20% della quota di energie
rinnovabili.
Questi obiettivi sono ritenuti adeguati o troppo
limitati rispettivamente dal 68%, 61% e 69% degli intervistati.
Oltre la meta' degli europei interpellati si considera informata
circa le cause (56%) e le conseguenze (56%) dei cambiamenti
climatici, e sui modi per contrastarli (52%).
Tuttavia, la
percentuale di cittadini che si considera poco informata al
riguardo resta significativa (piu' di quattro intervistati su
dieci).
La mancanza di informazioni viene indicata come un
motivo importante per non agire.
Gli europei ritengono che le
imprese e l'industria (76%), i cittadini stessi (67%), i loro
governi nazionali (64%) e l'UE (58%) non facciano abbastanza per
combattere i cambiamenti climatici.
Una netta maggioranza (61%)
pero' afferma di aver adottato qualche tipo di misura per far
fronte a questo problema.
Tuttavia, le misure adottate
(separazione dei rifiuti, riduzione del consumo di energia, di
acqua o di prodotti usa e getta) presuppongono uno sforzo
personale o finanziario limitato.
La ragione principale addotta
dagli intervistati per non agire contro i cambiamenti climatici
e' che essi ritengono che i loro governi, le imprese e le
industrie dovrebbero modificare il proprio comportamento. Circa
il 44% degli intervistati dichiara che sarebbe disposto a pagare
un prezzo piu' alto per un'energia prodotta da fonti con minori
emissioni di gas serra, mentre il 30% non lo sarebbe (il 26% non
ha risposto). (ANSA).
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