| Istat: il 37,8% degli italiani si lamenta per l'inquinamento acustico |
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| 29/08/2007 | |
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Secondo L'Istat il 37,8% delle famiglie segnala problemi relativi all'inquinamento acustico. Al primo posto la Campania (50,8%), la Puglia (45,9) e il Lazio (44,6), ma sono anche altri i problemi legati all'inquinamento nel nostro Paese. I dati dell'annuario Istat 2007, che si riferiscono al periodo 2005-2006, rivelano che il 41,7% delle famiglie italiane afferma di abitare in una zona in cui l'aria è inquinata, il 22% è costretto a convivere con i cattivi odori e il 37,8% con rumori martellanti.
Per quanto riguarda l'inquinamento, è un problema per più di quattro famiglie
su dieci. In particolare la Lombardia soffre per lo smog: il 56,6%, lamenta un'aria irrespirabile, il 22% puzze e
cattivi odori, problema che sale al 32,4%
in Campania.
I dati dell'Istat sottolineano anche l'allarme acqua. Le stazioni poste vicino alle foci
segnalano infatti una diminuzione delle portate medie annue (in metri cubi al
secondo). Nel 2006 la portata del Po segnava una diminuzione del 40% rispetto agli ultimi 30 anni e il Volturno è calato addirittura del 49,1%. Per quanto riguarda le acque del mare, lungo il 6,4% delle coste italiane sono talmente inquinate da rendere vietata la balneazione.
Nel 2005, l'acqua potabile persa lunga la rete è stata pari al 30,1% di quella erogata. Non sta meglio la rete fognaria: solo la metà dei comuni ha fogne "complete", mentre ben 54 comuni sono completamente privi del servizio pubblico di collettamento dei reflui. Nel 2005 sono state raccolte circa 32 milioni di tonnellate di rifiuti urbani: 540,5 kg per ogni italiano. Il 24,3% della spazzatura è stata riciclata soprattutto carta e rifiuti organici. Gli incendi, che anche questa estate hanno devastato l'Italia, sono stati 7.950 nel 2005: meno di quindici anni prima, quando se ne registrarono 9.479. Un altro tipo di disastro naturale, quello legato ai terremoti, è stato monitorato per essere prevenuto. A dicembre 2005, i comuni ad alto livello di sismicità erano l'8,7%: la regione più a rischio è la Campania.
Nel 2005 l'Italia ha consumato soprattutto energia derivata dal
petrolio (43,1%), dal gas naturale (36) e da fonti rinnovabili. Il consumo dei kilowattora è cresciuto del
26,5%in dieci anni ma prodotto meno: infatti, è cresciuta la
dipendenza dall'importazione di energia dall'estero. Il Nord è l'area che
utilizza più energia. La fonte
"alternativa" più usata è quella idroelettrica (36 miliardi di
kilowattora nel 2005), mentre resta basso l'uso di quella eolica (2,3
miliardi).
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