| Al Pecoraro |
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| 19/02/2007 | |
Ho avuto il sospetto che si trattasse di un
temporale estivo, invece la cosa sembra essere di quelle destinate a durare. E meno male!
Stiamo parlando dei temi dell'ambiente e in particolare del clima che negli ultimi mesi ha assunto una rilevanza politica mai vista prima. Andiamo in ordine sparso: ha cominciato Tony Blair sorprendendo tutti, lo ha ripreso persino Bush anche se in modo più blando e nei giorni scorsi anche il Presidente francese Jacques Chirac. Tutti hanno usato parole di responsabilità e di preoccupazione verso le generazioni future. Sembra che dopo decenni dissennati siamo arrivati a un punto di svolta, almeno nelle dichiarazioni, almeno nell'agenda politica. Ma chi più di tutti ha messo il carico su questa questione è Al Gore che sta girando il mondo con un film documentario impressionante dove con meticolosità e spettacolarità mette in fila i danni che sono stati prodotti al clima e le prospettive drammatiche che ci aspetteranno se non interveniamo subito. Bravo Al Gore, peccato però che questa grande sensibilità non lo abbia accompagnato negli anni in cui era vice presidente degli Stati Uniti, la più grande potenza mondiale e quindi inevitabilmente una delle principali responsabili dello stato nel quale si trovano le cose oggi, anche perché non ha ancora firmato l'accordo di Kyoto. Ma questo non capita solo ad Al Gore: quando gli uomini politici anche onesti e in buona fede vanno a ricoprire cariche istituzionali vengono velati, ancor meglio incappucciati da una forma che li rende istituzionalmente corretti, forse perché condizionati da direttori generali, dalle feluche, dai mandarini e da tutta quella pletora di persone addette a sbattere i tacchi e ad aprire le porte e che sopravvivono solo nello status quo delle cose. O forse per gli impegni istituzionali e internazionali o per la responsabilità di rappresentare tutti e non solo una parte. Insomma quando un politico assume cariche di potere quasi sempre perde la sua spinta propulsiva, la orienta in altra direzione soprattutto quella proiettata verso la denuncia e la speranza di cambiamento. Ecco perché Al Gore dopo aver perso le elezioni americane veramente per una manciata di voti e finite le sue questioni legali tra corsi e ricorsi e superato lo shock di una sconfitta così incredibile, ritorna alla passione che lo aveva spinto in politica in gioventù: l'ambientalismo. Speriamo che non sia tardi e mi piacerebbe che le cose che dice Al Gore fossero patrimonio strutturale del prossimo presidente degli Stati Uniti, almeno se quello che vincerà sarà un democratico. In Italia di fronte ad una situazione così drammatica per le sorti di tutta l'umanità, la questione ambientalista non esce dalla cronaca, rimane un corollario del menù politico istituzionale del nostro Paese dominato dalle contrapposizioni tra le coalizioni e all'interno di esse. Uno scenario politico mortificato dai Padoa Schioppa che non parlano altro che di conti, di PIL senza neanche porsi la domanda, così come se la fece Robert Kennedy quasi mezzo secolo fa, che gli strumenti economici non sono quasi più idonei per misurare il benessere della gente e lo stato di civiltà di un paese. Siamo perennemente sull'orlo di una crisi di nervi perché il Vaticano si occupa di come devono stare insieme gli uomini e non della loro sopravvivenza, ossessionandoci con le lobby anti famiglia. Siamo preoccupati per l'ampliamento di una base NATO a Vicenza, noi che forse siamo il Paese che di basi NATO ne abbiamo più di altri. Economia, economicismo, conti, pensioni tutte cose importanti, ma l'agenda politica è carente di speranza per il futuro. E allora possiamo sperare solo in un guizzo di memoria di Pecoraro Scanio . Il Ministro dell'ambiente è un verde, è un giovane ed è uno a cui "politicamente corretto" non è mai andato a genio, magari ci toccherà vedere anche lui girare a braccetto di Al Gore e aprire un conflitto dentro il Governo sui temi della tutela ambientale, del contributo alla salvaguardia del clima e fino anche magari a cose più territoriali come le questioni dei rifiuti, i termovalorizzatori o le centrali a carbone. E' un sogno forse, ma sicuramente molto meglio dell'incubo che stiamo vivendo e abbiamo vissuto nell'ultimo decennio.
Ambrogio Crespi
Guarda il film documentario di Al Gore
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