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| 14/01/2007 | |
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Questo giornale non si occupa di cronaca nera, perché la nera mi deprime. In vicende come quella di Novi Ligure o quella di Cogne, ritrovo una componente morbosa di voyeurismo a cui mi oppongo, ignorandole. Queste sono vicende estreme e i tentativi di darne una lettura sociologica, li trovo spesso un alibi con il quale chi non dovrebbe occuparsi di queste cose per decenza, se ne occupa. Questo quasi per giustificare quello che vengo a raccontarvi: quando nei giorni scorsi ho visto i volti dei due stragisti di Erba, la famiglia Romano, quello che mi ha colpito è stata la loro paciosa normalità. Hanno sterminato quattro persone, sgozzato una creatura di due anni e certo non rappresentano nel nostro immaginario l’iconografia di mostri e assassini. Quello che mi fa paura è che tanta efferatezza non abbia più un perimetro iconografico, una rappresentazione malvagia, ma sia nelle mani di persone normali con la faccia perbene.
Una giornata particolare
Oggi 15 gennaio è un giorno per me importante:
1) avete visto il nuovo sito, la sua impostazione che di importante ha soprattutto un motore che lo supporta, rendendolo fruibile a tutti i livelli. Dateci solo un paio di giorni per sistemare e assestare tutti i dettagli.
2) Oggi sto traslocando, mi trasferisco a Roma. Teoricamente questo è un fatto personale di scarsa rilevanza, ma Milano, dopo dieci anni di Albertini, non può reggere altri cinque anni di inefficiente apatia. Il traffico attanaglia la nostra vita, la città è sporca, abbandonata a se stessa. Ho sperato con tutto il cuore che Letizia Moratti potesse dare una scossa. Mi sono entusiasmato quando sembrava di poter ripercorrere l’esempio di Londra con il ticket sul traffico, invece nulla, chiacchiere inutili. Milano manca di un progetto, una visione, una speranza. Mi auguro che l’Expo, possa venire assegnato a questa città e possa essere un motore per un risveglio che tarda ad arrivare. Nel frattempo vado a Roma, dove per carità non troverò certamente l’Eden, ma perlomeno una socialità e una vitalità che Milano non ha più da tanto tempo. Troppo tempo. Ambrogio Crespi
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