Dico è un bel nome, suona bene, è un imperativo educato. I Pacs all'italiana hanno preso le distanze
da rappresentazioni allucinanti come il “Cuneo fiscale”.
Ma al di là
del nome, del brand, a me pare che la strategia del centrosinistra, del Governo
dell’Unione sia ormai chiara: “Per fare le cose giuste tutti devono essere
scontenti”. Non è una mia provocazione dialettica, sono le parole del
Presidente del Consiglio dette durante la battaglia sanguinosa della
finanziaria, dove il suo paradigma era che se Sindacati, Confindustria,
opinione pubblica, giornali, opposizione fino a parti della sua maggioranza,
non esprimevano consenso verso la finanziaria, questo significava che la
finanziaria era giusta.
E’ questo paradigma che rischia di diventare la
caratteristica del secondo governo Prodi che sembra ormai essere applicato a
tutto, ad esempio al Partito Democratico, anche in quel caso, vengono messe
insieme persone, idee, identità che di stare insieme pare non ne abbiano
nessuna voglia. E se qualche tempo fa l’unità del centrosinistra era una
priorità per gli elettori, è tutto da verificare se questo desiderio legittimo
si incarni nel Partito Democratico.
Questo è stato valido anche per la vicenda
dei Dico: la Chiesa Cattolica non è contenta
e non lo sarebbe mai stata anche se ci fossero stati i “Dico di meno”
avrebbero preferito un ”Tutti zitti”. Non è contenta l’opposizione e questo è
naturale e non sono contente parti significative della maggioranza che stanno
su posizioni diverse, come si fa a scontentare Mastella e Pannella nello stesso
momento? Ma ancor di più quelli che appaiono meno contenti sono una parte
rilevante dei cittadini a cui i Dico sono rivolti, gli omosessuali. E allora
perché fare una cosa che riesce a scontentare tutti coalizzando chi la pensa in
modo opposto?
La strategia di questo Governo produce consenso tra i propri
detrattori ed è capace di trasformare i propri amici in alleati degli
avversari. Geniale! Mi sono chiesto: “Ma come è possibile che questo avvenga?”
“A quale ordine delle cose appartiene?” “Come è possibile che persone
intelligenti non riescano a comprendere quanto conta in democrazia il consenso
dell’opinione pubblica?”. Certo il mago del consenso a tutti i costi, Silvio
Berlusconi, non è messo bene. E’ vero che in questo momento è in una situazione
di grande popolarità e come al solito per demerito degli altri più che per il
proprio, ma sarà molto impegnato nei prossimi mesi a gestire il consenso di ciò
che resta della sua coalizione, oltre che della sua famiglia.
Ma voglio essere positivo, visto che non posso immaginare
che siamo governati da degli stolti, io credo che si tratti della sindrome del
professore, è tutto lì il problema. Prodi, Padoa-Schioppa, Visco, ecc. sono
tutti dei professori, ma di un tipo, quelli che se ne fregano di piacere agli
studenti, quelli che entrano nelle aule e ti riempiono di compiti, infusori
della scienza e della conoscenza. A loro non interessa essere simpatici,
accattivanti e amati, a loro interessa solo rispettare il programma di studi,
come del resto i parametri di Maastricht.
La partita quindi è giocata sul
tempo, visto che sul piano della simpatia e empatia questo Governo è
irrecuperabile, ci si può solo aspettare che sul piano della pragmatica dia dei
buoni risultati. Allora se l’economia mondiale darà una mano al fortunato
Prodi, se nel nostro Paese i marcatori sociali andranno nella direzione
programmata dal Governo, insomma se sarà stato capace di determinare un
oggettivo miglioramento anche non clamoroso resteranno antipatici, ma si
guadagneranno la medaglia della affidabilità, lasciando a Berlusconi quella
assoluta dell’uomo più simpatico d’Italia.
Allora il prossimo anno Romano Prodi
potrà essere ancora al governo del Paese e Silvio Belusconi potrà condurre il
Festival di Sanremo. Pensate invece se il Silvio nazionale decidesse di fare
altro e Prodi tornasse alla sua università e a governare il paese ci trovassimo
Pippo Baudo! Mah chissà, le abbiamo provate tutte...
Ambrogio Crespi
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