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Ultimo aggiornamento: 09.07.2008 ore 07:51
HDC: 29 ottobre alle ore 11.31, l'ora della verità Stampa E-mail
29/10/2007
Il Settimanale - Ambrogio Crespi. Oggi 29 ottobre alle ore 11.31 è stata depositata presso la cancelleria della procura della repubblica di Milano l'avviso di conclusione delle indagini per la vicenda che vede coinvolta tutta la mia famiglia ed in particolare me e mio fratello Luigi denominata crac HDC.

hdc.jpgIn una decina di pagine vengono elencati una sequenza di articoli che segnano, secondo la visione della pubblica accusa, la rosa dei reati e le persone coinvolte. Al di là delle procedure, delle difese, delle accuse, voglio finalmente dire, anzi gridare, e lo faccio io a nome di tutta la mia famiglia e raccontare, che cosa è accaduto in verità. Le principali agenzie, una delle più grandi banche italiane (che non è la Lodi), insieme a fior fior di studi legali, consulenti e operatori di borsa, avevano costruito intorno a mio fratello Luigi, una delle tante operazioni borsistiche che hanno caratterizzato l'inizio del millennio. In piena bolla speculativa le società andavano in borsa con delle buone idee chiedendo al mercato i soldi che non avevano per sviluppare progetti innovativi e business per il futuro.

Vi ricordate era l'era del nuovo mercato, della new economy, ed una incredibile euforia rendeva tutte le borse del mondo frizzanti. La quotazione di HDC era fissata tra il giugno e dicembre 2001. A giugno come molti di voi si ricorderanno esplose il caso Enron e ci fu il primo spaventoso tonfo delle borse, per cui ci fu consigliato di aspettare settembre-dicembre per fare il balzo nel nuovo mercato. In realtà ci siamo fermati l'11 settembre 2001 perchè da quel giorno il mercato non c'era più. Rimanevano i sogni ed insieme ad essi i debiti fatti, che fino al giorno prima si chiamavano investimenti, e in quel momento forse mio fratello, che posso assicuravi essere stato in tutti i momenti belli e brutti un vero capo, avrebbe dovuto avere la forza di dire basta, ci fermiamo. Avrebbe dovuto resituire le quote delle società acquisite, pagare le notule milionarie dei consulenti, leccarsi le ferite arroccandosi nella sua azienda storica, Datamedia.

Invece no, è riuscito a trovare una private equity, la Banca Popolare di Lodi del grande banchiere Gianpiero Fiorani, che ha comprato il 15% del pacchetto azionario HDC, la holding che controllava un'altra decina di società e versato nelle casse dell'azienda 40 miliardi di vecchie lire sotto varie forme. Quindi tutto bene ciò che finisce bene, c'era qualcuno che finanziava una newco, perchè HDC era una nuova società, ed un piano industriale che avrebbe dovuto svilupparsi in 5 anni con il naturale ruolo di socio finanziatore alla banca e il ruolo operativo allo staff delle varie aziende.

Per motivi che sarà poi il processo a stabilire e per ragioni che vi lascio immaginare, ad un certo punto, il gruppo Fiorani decide di chiudere i rubinetti alla HDC. E' un attimo mettere in difficoltà un'azienda che stava partendo in quel momento, dopo poco più di un anno di vita. Lo scontro è durato qualche mese, carte bollate, avvocati, consigli di amministrazione, assemblee ma l'aggressione del gruppo Fiorani era stata capace di demolire la prima impresa di comunicazione italiana, quello che tutti viveveno come un grande successo, forse troppo grande. A quel punto il parco clienti immenso, le banche dati, le competenze, i professionisti, i marchi che erano contenuti in quell'impresa facevano gola a tanti, tutti volevano i benefici ma nessuno era disposto a pagare il giusto prezzo. Dopo qualche mese di scontri durissimi e l'azienda bloccata e asfissiata, mio fratello ha preso la decisione di convocare un'assemblea per dichiarare l'autofallimento della holding, depositando una denuncia alla Banca Popolare di Lodi per inadempienza contrattuale e tentare di salvare le aziende operative sotto la holdig. Sono state giornate concitate, una vera battaglia campale, che mio fratello ha condotto da solo con al fianco come sempre me, sua moglie Natascia e pochissimi ed eterni amici fidati.

Tra gli amici di Luigi c'era anche il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che mi è stato detto essere intervenuto per evitare il crac di una persona verso la quale aveva sempre dimostrato di avere affetto, oltre che stima e persino riconoscenza. Il gruppo Fiorani ha fatto pressioni su chiunque per ottenere la testa di mio fratello, collaboratori, dirigenti dell'azienda e persino sullo stesso Berlusconi, "Crespi deve essere punito e se si fa da parte provvederemo noi a pagare tutto ed a continuare l'attività". In sostanza volevano umiliare mio fratello, sostituirlo con funzionari compiacenti e dimostrare che loro potevano fare a meno di lui e che era lui il problema e che se si fosse fatto da parte tutto sarebbe continuato meglio di prima perchè una banca non fallisce mai, non può fallire.

E così siamo arrivati al 24 Novembre 2003 quando la mia famiglia ha ceduto il pacchetto di maggioranza di HDC, ha rinunciato alla causa per inadempienza contrattuale, pensando così di salvare l'azienda, i posti di lavoro, i fornitori. Dopo la firma dell'accordo, abbiamo subito un'aggressione inaudita, ci sono stati portati via casa, macchina, computer e ci è stato impedito di parlare con le persone con cui avevamo lavorato per anni. Un'esperienza che avrebbe fatto perdere la testa a chiunque. Così tutta la famiglia si è trovata senza una lira, piena di debiti e senza lavoro. Il gruppo Fiorani pensava di averci spezzato la schiena, ma la schiena è rimasta dritta e quando ci siamo accorti dell'ncapacità di gestire un'azienda così complessa come HDC, mio fratello ha compiuto un atto di cui andremo orgogliosi per tutta la vita, è andato in procura ed ha denunciato Fiorani e il suo gruppo per tutto ciò che avevano fatto in HDC che poi abbiamo scoperto essere un loro modus operandi.

La notte del 24 Novembre ci hanno portato via tutto, ma una cosa non potevano portarci via perchè a loro è ignota, non visibile, la dignità. Ed al netto delle personali responsabilità, degli errori che attengono agli uomini di azione, soprattutto quando vengono messi sotto pressione, tutto quello che è stato fatto da me, Natascia e da mio fratello Luigi era nell'interesse della sopravvivenza di un sogno, di una speranza, di un'impresa e di chi in questa impresa si era riconosciuto e ci aveva investito. Ecco perchè non sono d'accordo con mio fratello. Vedere il nome di Fiorani nell'elenco delle persone a cui i pm chiederanno conto per me è solo il primo dei passi verso la verità che sta per restituire a chi porta il nostro nome oggi e a chi lo porterà domani, il proprio onore senza che nessuno possa come è accaduto in questi anni accusarci di alcunchè.

Dopo la fase istruttoria attendiamo la fase dibattimentale, non aspettatevi scandali, politici, politicanti, ma un percorso puntuale sui fatti e le responsabilità, perchè chi ha sbagliato deve pagare e lo deve fare con gli interessi. Ambrogio Crespi

 

 

 

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