| Il settimanale (30) |
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| 12/03/2007 | |
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Il mercato dei sondaggi, più in generale del marketing politico è diventato nel nostro Paese un punto di riferimento importante per la politica, anche se le cose non vanno come dovrebbero. Le grandi aziende che si occupano di ricerche in Italia, e ce ne sono, come già avvenuto per le agenzie di pubblicità sono quasi tutte in mano a multinazionali inglesi, francesi e americane. Le ricerche e il marketing più in generale sono un comparto strategico importante vi si innestano tutti i processi innovativi e di sviluppo delle imprese, delle istituzioni e dei partiti. Il fatto che le imprese italiane utilizzino società prettamente straniere ci consegna un ruolo subalterno nella competizione strategica. I partiti e le istituzioni invece, preferiscono utilizzare spesso, troppo spesso professionisti accondiscendenti, badando poco alla professionalità e all'attendibilità, perchè i sondaggi sono diventati uno strumento di propaganda e non uno strumento di conoscenza. Negli Stati Uniti, negli staff elettorali troviamo figure distinte, lo spin doctor, il sondaggista, il polster, mentre da noi spesso i ruoli coincidono. I sondaggi nel nostro Paese sono diventati importanti e hanno acquisito una forte credibilità quando Berlusconi con il suo Gianni Pilo, li hanno portati agli onori della cronaca. Fino a quel momento non avevano mai avuto il clamore della prima pagina anche se erano uno strumento conosciuto e utilizzato. Pensate ad esempio alla vicenda del 92 che ha visto lo scontro tra Bettino Craxi e Giorgio Calò sul referendum, Calò allora era a capo di un istituto, Directa, oggi invece è un sottosegretario del Governo Prodi, quella fu una vicenda che creò molto clamore anche se il teatro dei sondaggisti oltre ai programmi test di Mike Buongiorno e Minoli di fatto era Milano Italia di Gad Lerner che di sondaggisti ne ha lanciati parecchi. Mentana con i suoi exit pool determinò una grande scossa che ha interrotto la ritualità che sicuramente i meno giovani ricordano delle previsioni di Doxa sul TG1 e Demoscopea sul TG2, sembra quasi preistoria. Il nostro sito, il nostro quotidiano cerca di fare un lavoro, quello della comparazione, che rappresenta una modalità per aumentare credibilità sul mercato, anche se questo esercizio mette in evidenza distorsione e problemi sempre più frequenti. Il proliferare di marchi, istituti e sigle pressochè sconosciuti, il moltiplicarsi di guru che annunciano previsioni che non si compiono mai e dati che si contraddicono o che addirittura dicono l'opposto l'uno dell'altro. Insomma dopo le ultime politiche sembrava che i sondaggisti avessero fatto un bagno di umiltà e fosse scattata una maggiore prudenza e quindi una maggiore serietà nella produzione di sondaggi nel nostro Paese. Dopo le politiche sembrava che i sondaggisti fossero spariti, per mesi non abbiamo più visto dati pubblicati sui giornali, ma pare che la lezione non sia servita. Oggi è peggio di ieri e i media non aiutano, anzi sono i principali responsabili. E' il sale della democrazia, ognuno dice quello che gli pare, però dovremo cominciare a distinguere perchè non tutti dicono la stessa cosa e salvaguardare uno strumento delicato come i sondaggi dalle manipolazioni politiche. Voglio ricordarvi che i sondaggi non sono la democrazioa, ma nessun istituto di ricerca ha potuto operare in paesi non democratici.
Ambrogio Crespi
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