| La Moratti ha le spalle larghe |
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| 02/12/2007 | |
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3 dic. - di AMBROGIO CRESPI - E' molto tempo
ormai che il mio orizzonte non è più quello milanese; infatti è quasi un anno
che vivo a Roma e vi dirò, ci vivo anche bene. Ma le vicende di Milano rimangono
ancora al centro delle mie attenzioni e questa "storiaccia" che ha coinvolto la Moratti è francamente una
brutta storia.
Appare evidente che la Moratti vive sul confine labile della politica e dell'impolitica, tra la voglia di cambiamento e di incidere nella realtà e spesso l'impossibilità o l'incapacità di farlo.
Non era una cosa avventata ma con la Colli facemmo uno studio di diversi mesi e ci rendemmo conto che la quantità di auto che circolavano a Milano era incompatibile con la vita dei milanesi stessi. Ridurre le auto che circolano è l'unica via per salvaguardare la salute e la qualità della vita dei milanesi. Il come farlo è tutta un'altra cosa e io non sono convinto che il modo in cui la Moratti ha costruito il suo ecopass sia efficace: troppe mediazioni, troppe chiacchiere e spesso poco coraggio nell'assumere decisioni che devono essere necessariamente drastiche. D'altronde la Moratti, se da una parte ha rappresentato e rappresenta l'affermazione dell'inpolitica (non certo dell'anti politica) è evidente che della politica, e in particolare dai partiti, ha sempre subito fascino e condizionamento, basta vedere la vicenda francamente discutibile della rimozione del suo assessore alla sanità De Albertis, cacciato via in poche ore solo per compiacere un partito della sua maggioranza. Al netto di tutte queste considerazioni, quanto accaduto nei giorni scorsi alla giunta di Milano e le modalità con le quali è avvenuto, è francamente qualcosa alla quale dovremmo ribellarci. Quando la giustizia diventa spettacolo, quando la delazione diventa vendetta, quando il diritto di affermare il proprio modello e le proprie idee, pur anche sbagliate ma legittimate da chi ti ha votato, noi registriamo un arretramento di civiltà, una riduzione degli spazi democratici. Certo, le regole vanno rispettate, le regole con cui si assume, con cui si licenzia, deve esserci un equilibrio nei compensi ma non possiamo immaginare che le tutele e le dinamiche protezioniste di pochi possano ledere gli interessi di tutti. C'è un gruppo di dirigenti che è stato allontanato in virtù di una interpretazione un po' forzata dello spoil system. Questo in sé può essere un errore ma non da giustificare, dopo oltre un decennio di mortificazioni di tangentopoli, lo sputtanamento al quale si è sottoposto il sindaco e la città da lei amministrata. Occorre il senso della misura, delle proporzioni, la memoria di Tangentopoli con le sue aberrazioni, con le sue semplificazioni, con le sue vittime e i suoi carnefici. E' ancora troppo viva e non ancora risolta nell'anima della città di Milano, che ancora non ha superato quel periodo ed in alcuni casi non lo ha neppure compreso. Il problema non è dare la caccia ai ladri, e non è questo il caso, e quando essi si manifestano, vanno perseguiti senza indugio. Semmai il problema è distinguere e non trasformare il tutto in carne da bancone. Non è un caso che la Moratti abbia ricevuto la solidarietà di Bobo Craxi, l'attenzione di Di Pietro perché, se sono state commesse infrazioni, ingiustizie, illegalità, per carità, perseguiamole, ma basta con le prime pagine e basta col clamore, clamore che, tra l'altro, fa un solo giro di giostra e, in 24 ore, tutto torna nel silenzio ma rimane lo sputtanamento. Sputtanare le persone è un atto di inciviltà anche quando sono colpevoli. Lo sputtanamento è diventata la principale attività di una parte di italiani ma non ci si rende conto che ogni giorno che passa fa sempre meno notizia ma segna, inesorabilmente, la vita degli sputtanati. Sono quindici anni che sbattiamo mostri in prima pagina in virtù di un giustizialismo manicheo e di un perbenismo disgustoso che consente ai veri farabutti di farla quasi sempre franca e non restituisce dignità e onore alle persone che, di volta in volta, sono state riconosciute non colpevoli degli sputtanamenti vissuti. E allora questi mostri di legalità, pubblici ministeri che hanno accusato persone ingiustamente, giornalisti che hanno giustiziato imputati prima del tempo, non si sono mai fatti parte dirigente di restituire ciò che hanno spesso sottratto senza mai un solo rimorso di coscienza. E allora io dico che la quantità di colpevoli consegnati alla giustizia non mi ripaga neanche di un solo innocente a cui è stata distrutta la vita. E' una questione di civiltà, di umanità ed è per questo che dico al sindaco Moratti, di cui non ho condiviso la campagna elettorale, di cui non ho condiviso il modo di amministrare la città durante il suo mandato, in cui insomma non ho condiviso quasi nulla, dico comunque di andare avanti, di non farsi mortificare e di continuare ad affermare i principi ed i progetti per i quali ha ottenuto un vasto consenso elettorale. La Moratti ha le spalle larghe, lei può riuscirci. Ambrogio Crespi |
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