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Ultimo aggiornamento: 04.07.2008 ore 22:19
Le 1000 e 1 notte dell'Italia dei miracoli Stampa E-mail
22/10/2007

Il settimanale di Ambrogio Crespi.

L'Italia è il paese dei miracoli. Negli ultimi tempi, non credo per intercessione della Santa Sede, di miracoli ne abbiamo visti parecchi. La Ducati, una piccola industria quasi artigianale che fabbrica moto di tecnologia italiana, ne fa correre una ai mondiali delle 500 contrapponendosi ai giganti nipponici, robotici, futuristici, avvenieristici e per miracolo vince.

Cioè quella piccola casa artigianale di Modena fabbrica una moto capace di andare più veloce di tutti gli investimenti, di tutti i future capital, di tutti i cda multitsking del mondial network. Il fattore in più non è stato certo il denaro, gli investimenti ma forse la passione, l'amore, la creatività, ferrari-di fronte.jpgl'adattabilità. Tutte cose tipicamente italiane e che i nipponici conoscono poco.

Poi ieri la Ferrari, sempre di quelle parti, fa un altro miracolo, vince il campionato di Formula 1, anche in questo caso demolendo luoghi comuni e conformismi che vedono gli italiani come inaffidabili, cialtroni e imbroglioni. E invece no, la Ferrari vince contro la McLaren inglese, self control, rigore britannico, senso del decoro, e lo splendore dell'impero che ancora incombe con la responsabilità di essere stati il vettore della civiltà nel mondo. Invece sono stati loro ad essere baccati a spiare, a barare, a truccare le carte e sono anche riusciti a farla franca, cioè a non pagare il prezzo che avrebbe pagato qualsiasi italiano, l'espulsione dal consesso civile, in questo caso sportivo.

Ma in Italia si dice "San Giuan non fa ingann", ed è così che l'Italia sale sul tetto del mondo, come accadde poco più di un anno fa con i mondiali di calcio, dove una banda di scommettitori clandestini e truccatori di partite ha saputo vincere un campionato del mondo. Anche in questo caso mi domando che cosa fa la differenza di questo piccolo popolo fatto di appena 58 milioni di persone e che di tanto in tanto riesce a fare cose miracolose ed allora ha ragione il nostro venerabile Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano quando dice che in questo Paese "ci sono molte cose buone".

Al di là della politica che evidentemente per lui non lo è, ma anche lui è un miracolo italiano perchè se c'è un uomo che attiene, proviene, che è stato generato dalla politica italiana è proprio lui. Senza i politici italiani che oggi disprezza non sarebbe mai diventato Presidente della Repubblica. Ma quale giudice andrà in soccorso dei poveri politici vilipesi dal Presidente? Uso molto garbo per parlare del venerabile Napolitiano perchè mi è guiunta notizia che in questo Paese dove si può dire tutto di tutti senza che nessunio sia mai responsabile di quello che dice, non si può criticare il Presidente altrimenti si fa la fine di Storace e si finisce sotto indagine. E questo è un altro miracolo.

Ma dei tanti miracoli che ho visto accadere in questi giorni, c'è quello di un giudice come De Magistris che rischia di fare cadere il governo perchè fa rendere conto a Di Pietro, altro miracolato, che la sua azione politica e di governo è incompatibile con quella di Mastella che di miracoli se ne intende. E così da alleati, da membri dello stesso esecutivo, si scambiano convenevoli raccapriccianti e se gli alleati e gli amici si trattano così, non vorrei essere nei panni del loro peggior nemico. Così Mastella sente il bisogno di una protezione divina, si precipita a ricevere il papa a Napoli sperando che questa sia la mossa che possa metterlo al riparo dai marosi che sembra che ormai lo abbaino travolto.

Tutto questo per dire che in un' Italia dove tutti i giorni avvengono miracoli, non riusciano ad assistere al miracolo della nascita di una classe politica degna degli italiani. Non si capisce perchè questi italiani capaci di piegare i francesi, di mettere in ginocchio gli inglesi e i giapponesi, nelle discipline a loro più consone, non riescano ad esprimere una classe politica degna di interpretare quanto di buono c'è nel nostro Paese e qui di buono ce n'è molto, in Lombardia, Piemonte, un pò meno in Campania e un pò più di ciò che si pensa in Sicilia, dove se Arlacchi dice le stesse cose all'Onu che Miccihè dice a Bivona il primo viene fatto santo, il secondo crocifisso. L'ipocrisia, il conformismo sono una barbarie da cui non riusciano a liberarci e con essa tutta una classe politica rimane appiccicata come una piattola al corpo sano di un paese che per ritrovare la via ha bisogno di un miracolo, ma si sa che noi italiani con i miracoli ci sappiamo fare. Ambrogio Crespi

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