| Nel manifesto Toscani il ricordo di 2 anni d'inferno, ma... |
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| 07/10/2007 | |
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Di Ambrogio Crespi Camminando per le strade e vedendo il manifesto di Oliviero Toscani che ritrae una ragazza anoressica, ho provato un tuffo al cuore che mi ha riportato alla mente la storia di un mio carissimo amico che si era fidanzato con una ragazza bulimica: mangiava e vomitava.
E’ un male che non esiste, un’ombra; il primo nemico di questa malattia si chiama specchio, dove vedi quello che non sei: l’ombra, il nero, il grasso. Si sentiva tanto grassa e invece lui, riflessa in quello specchio, la vedeva bellissima. Ha combattuto per due anni, la curava giorno e notte, combatteva questo diavolo che aveva dentro e che non si riusciva ad esorcizzare, ma grazie ad una chiave magica che si chiama amore, decisero di intraprendere la via della guarigione. La prima volta che la vide rimase folgorato dalla sua bellezza e dalla sua luce e lei vide in lui la sicurezza, la forza e un porto sicuro dove approdare. Allora lui non sapeva della sua malattia che, purtroppo, non si vede o, per lo meno, non è facile da riconoscere perché è una malattia dell’anima in conflitto con il corpo.
Passarono un paio di mesi di fidanzamento, grande amore, tutto perfetto, forse troppo perfetto perché
questa malattia è la ricerca della perfezione mentre noi siamo per
natura imperfetti, e il mio amico cominciò a sentire in lei un’energia
diversa, lontana dal suo desiderio e dalla sua voglia di vita e allora
cominciò a studiare, a cercare di capire perchè l’amore che aveva
davanti stava quasi per finire e lei, con grande coraggio, pur di non
perderlo, condivise con lui il suo segreto. Voglio ricordare che chi soffre di questa malattia tende a nasconderla e a mentire anche a se stesso perché il primo male si chiama bugia. Accettò con fatica il male della sua fidanzata anche se all’inizio aveva voglia di scappare perché aveva riconosciuto il suo corpo e la sua anima e perché accettare il demonio che sta dentro la persona che si ama non è facile, ma ha sempre pensato che se Dio gliel’aveva messa davanti ci sarà stato pure un motivo. Col suo consenso iniziò il percorso di guarigione e lui cominciò a combattere come un guerriero contro il suo male. Cosa molto dura! Stavano a parlare fino alle prime luci dell’alba e lui le diceva che lei non era come si vedeva; lei piangeva disperata, si sentiva gonfia, brutta, orribile, un mostro. Allora cercò di capire e cominciò a ricercare la radice di questo male che proviene solamente da traumi, mancanze di affetto e di sicurezza, senza parlare di una società fatta solo di valori materiali, poco spirituale, dove c’è la ricerca continua dell' apparire, dove si dice che bisogna per forza essere magri per essere belli e vi garantisco che questa è una stronzata perché se ti innamori di chi ha una bellissima anima puoi accettare tutto il resto. Lei però era bellissima, un fisico normalissimo, ma non voleva apparire come una modella e questa malattia era incarnata dentro di lei da sette anni, sette anni di inferno. Cominciarono a fare delle sedute insieme (ipnosi, psicologia, meditazioni) perché la via della guarigione è la via dell’anima. Per guarire devi guarire l’anima, non il corpo. La sera non mangiavano come tutti gli altri, mangiavano insalata o verdure cotte, al massimo un po’ di tonno con l’insalata. Il dramma vero era che lui mangiava l’insalata ma lei no perché mentre lui dormiva lei si alzava e in piena notte, apriva il suo nascondiglio e mangiava cioccolata e poi, subito nel tunnel del male, il bagno. Si chiudeva dentro, attaccava la musica e poi con un maledetto spazzolino da denti ficcato in gola, vomitava tutto quello che aveva ingerito. Lo dico così brutalmente perché è così che è stata vissuta e voglio trasferire a coloro che mi leggono, quello che sente chi vive con chi soffre di questo male e perché una via verso la guarigione si chiama esternare, raccontare ciò che si ha dentro, dire ciò che si sente. All’inizio il mio amico non capiva, seguiva, con tanto amore la dieta con lei (si dice che l’amore fa diventare ciechi, in tutti i sensi); ma un giorno, per caso, aprì un armadio e vide una scatola di cioccolatini di tutti i generi, una visione scioccante. Rimase sconvolto e cominciò a capire che non erano sulla via della guarigione ma su quella della bugia e della falsità. Non disse nulla e iniziò a curare, da vero guardiano, e decise di organizzare un week-end, loro due da soli, lontani da tutti. Una sera lei disse di non avere fame e la cosa sembrò molto preoccupante. Di notte, molto tardi, lei si alzò per andare in bagno, ed il mio amico si sdraiò per terra per vedere, da sotto la porta, se i piedi di lei erano verso il water o verso la porta e, vedendo che erano verso il water capì che stava vomitando. Sfondò la porta, la guardò, una visione allucinante, e in quel momento sentì morire una parte del suo amore verso di lei. Le diede uno schiaffo che non voleva essere diretto a lei ma al diavolo che le stava dentro e le dissi “Vergognati!”. Vi ricordo che i bulimici, quando si chiudono in bagno lasciano uscire il diavolo e a quel punto vicino al corpo non c’è più l’anima ma il male che deve buttare fuori ciò che piace e si chiudono per non far sentire, per non far vedere e per piangersi addosso. Entrano in bagno, si guardano allo specchio e vanno a vomiatare. Tra l’anima è il corpo c’è il diavolo che si chiama bulimia. Mangiano e vomitano perché la cosa più semplice è non mangiare ma se non mangi dall’esterno se ne accorgono e per far contenti se stessi e le persone che hai vicino, mangi così nessuno se ne accorge e poi scarichi tutto. Il bagno diventa una cassaforte. Il mio amico era entrato in quel male sapendo che era pericoloso anche per lui, ne uscì subito, fece le valigie e scappò disperato e senza riuscire a trovare una via d’uscita. Tornati a casa lei gli disse che non sarebbe dovuto entrare in bagno; non l’aveva fatto mai nessuno e lui allora capì che erano ad un buon punto sulla via della guarigione e che la sua famiglia non aveva mai accettato la sua malattia, facendo finta che non c’era nulla che non andasse, che lei stava bene, che la bambolina era perfetta… La guardava e gli veniva in mente la scena del bagno come una fotografia fissa, sentiva dentro una morte immensa ma l’amore è sempre il guardiano del cambiamento. Parlarono tutta la notte ed è da lì che iniziarono le sedute di ipnosi. Dissi al mio amico che lei lo trattava come un topolino da laboratorio, perché la malattia è incapace di amare, ti studia, ti conquista e ti butta via, lui si incavolò, ribaltò tutto, se ne andò e, senza ascoltare le mie parole,continuò, come un treno sulla via della guarigione. Fu da allora che lei si mise in testa di guarire veramente e cominciarono le grandi soddisfazioni; addirittura, una volta la settimana, invitavano le rispettive famiglie e festeggiavano i giorni nei quali non aveva vomitato. Più passavano le settimane più cresceva la forza del mio amico ma la sua energia si abbassava perché lei ogni tanto andava in crisi, piangeva per niente e allora passavano giorni e notti a parlare, per farle capire che lei non era quello che vedeva riflesso nello specchio. Una volta lui la portò davanti allo specchio e le disse, “Guardati, parla con lo specchio, quel male non esiste”. Piano piano passarono mesi senza che lei vomitasse ma c’era un grosso problema: cominciò lui a vomitare perché forse, chi lo sa, l’amore che provava per questa ragazza gli faceva sentire quello che sentiva lei (si sentiva gonfio, grasso) e allora cominciò a chiedere alle persona a lui vicine, alle persone esperte cosa stesse succedendo, e gli spiegarono: aveva aperto le porte della sua anima, del suo amore e lei in quel momento cominciò ad amarlo trasferendogli, involontariamente, il suo male. Potrei raccontarvi tante cose che sono successe durante questa vicenda ma voglio dire a tutti coloro che stanno vivendo questo cammino d’inferno: non cercate il male, è un male che non esiste, e può guarire con l’amore. Naturalmente tra i due tutto è finito: lui è guarito subito perché non ha malattie dell’anima. Ha solo portato dentro di se il male, l’ha combattuto e l’ha distrutto. Quando lei è guarita tutto è finito, anche la loro storia perché quel cammino ed il suo compito erano terminati. Non so dove lei sia in questo momento. Sono sicuro, però, che oggi sta bene perché quei due anni di grandi sacrifici sono stati positivi per entrambi, ed il mio amico ha imparato ad ascoltare di più, ad usare di più la sua anima, a capire la sensibilità di queste persone e di questa sofferenza che vivono quotidianamente e credetemi, soffrono tanto. La chiave di tutto è la pazienza, l’amore e bisogna parlarne tanto. E’ l’unico modo per esorcizzare questo schifo di male. Con questo condivido questa campagna bruttissima ma quella è la parte finale del cammino, e se fa male a me che sto bene, può darsi che aiuterà a non arrivare dove è arrivata la ragazza della foto perché quella è l’ultima frontiera, dopo c‘è la morte. E vi dico una cosa: vita alla vita. |
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