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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 07.09.2008 ore 15:52
Sondaggio Togo: 47,1% cautamente ottimista sullo svolgimento trasparente delle elezioni Stampa E-mail
31/07/2007
Togo: un Paese al bivio in vista delle elezioni. Sono mesi concitati per il Togo che si ritrova ad affrontare per la prima volta dall’indipendenza la sfida dell’organizzazione di elezioni democratiche e trasparenti.

togo.gifQuesto è un passo fondamentale per il paese, perché l’esito delle consultazioni potrà influire in modo determinante sui rapporti economici e politici con l’Unione Europea e le organizzazioni internazionali.

La preparazione delle elezioni legislative

Il Togo fu teatro del primo colpo di stato militare in Africa, avvenuto nel 1963 quando il sergente Etienne Gnassingbé Eyadéma, rovesciò il governo legittimo di Sylvanus Olympio e instaurò un regime monopartitico.

Dopo il periodo di dittatura iniziato immediatamente dopo l'indipendenza, proclamata formalmente il 27 aprile 1960, dagli anni '90 in Togo si è avviato un processo che avrebbe dovuto portare in breve tempo ad una democrazia multipartitica, di fatto mai attuata in quanto il parlamento è tuttora controllato al 90% da esponenti appartenenti al Raggruppamento del Popolo Togolese (RPT), partito unico durante la dittatura.

Sulle elezioni del 2005, che hanno consegnato il potere a Faure Gnassingbè (figlio di Eyadéma), vi sono pesanti sospetti di brogli, irregolarità e violenze utilizzate per indirizzare l’elettorato, ma mai testimoniate causa l’assenza degli osservatori internazionali, a cui non era stato permesso l’ingresso nel paese.

Il 20 agosto 2006, durante i colloqui tenuti in Burkina Faso, è stato firmato un accordo politico globale tra il neo presidente Faure Gnassingbè e i partiti d’opposizione in cui si è affermata l’esigenza della nomina di un nuovo Primo ministro, l’avvocato Yawovi Agboyibo, la formazione di un governo di unità nazionale e di una anticipata e regolare tornata elettorale, per mettere finalmente il paese nelle condizioni di poter riprendere il dialogo con la comunità internazionale.

Nel 1993 l’Unione Europea (UE) infatti interruppe le relazioni con il governo di Lomè per “deficit democratico”, assicurandone la ripresa qualora il Togo avesse mostrato la volontà di intraprendere la via della democrazia. Con l’accordo del 2006, l’organizzazione e il controllo le elezioni è stato affidato ad una Commissione Elettorale nazionale indipendente (CENI), compito non facile a causa della pervasività del governo e della sua riluttanza ad ammettere la non legittimità del risultato delle elezioni del 2005.

Il giorno deciso da Gnassingbè per il ritorno alle urne era previsto per il 24 giugno 2007, ma la CENI ha ritenuto più opportuno posticiparlo a data non meglio definita (anche l’ipotesi del 5 agosto è stata recentemente scartata), affermando la necessità di non affrettare i tempi perché il suo lavoro presuppone un impegno organizzativo e finanziario molto oneroso.

Questi continui rinvii stanno creando una certa inquietudine tra la classe politica, e il presidente Gnassingbè ha più volte invitato il premier Yawovi Agboyibo a “prendere d’urgenza le misure necessarie”.

Una recente indagine del Gruppo Panafricano di Stampa e Sondaggio (GPPS) ha rilevato che il 47,1% dei togolesi si dichiara cautamente ottimista riguardo lo svolgimento trasparente delle elezioni, ma al contempo si dice preoccupato per possibili pressioni e ingerenze del governo sulla CENI.

Finora non sembrano esserci intoppi, e i lavori di preparazione, quali il censimento della popolazione avente diritto di voto e l’invio del materiale elettorale nelle rispettive sezioni territoriali, proseguono in modo autonomo.

L’invito a non interferire con il lavoro della CENI è stato anche richiesto dalla UE, che ha stanziato 12 milioni di dollari per supportare il processo elettorale. L’accordo è stato siglato il 12 giugno tra il Ministro togolese della Cooperazione Gilbert Bawara e il capo della delegazione UE in Togo, l’italiano Filberto Ceriani Sebregondi. Il progetto, che sarà sviluppato sotto la supervisione del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNPD), si prefigge di rafforzare le capacità e competenze della CENI e degli organismi preposti all’organizzazione delle elezioni future.

Importante sarà il ruolo giocato dall’esercito, storicamente il braccio armato della famiglia Eyadéma già dal del colpo di stato del 1963 e tuttora fedele a Gnassingbè. Finora le alte cariche militari hanno mantenuto un profilo basso, dichiarando la fedeltà alle istituzioni e alle proprie competenze costituzionali, ma nulla vieta di pensare che quando si avvicinerà il giorno delle elezioni il loro comportamento possa cambiare. Tanto nella popolazione quanto nell’elite politica è presente la consapevolezza dell’importanza storica di queste elezioni: un passo falso potrebbe portare ancora ad anni di duro isolamento internazionale, che risulterebbero estremamente dannosi per un paese che per svilupparsi necessita di un saldo supporto esterno, sia politico che economico. (Fonte: university.it)

 

 

 

 

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