| Birmania:90 minuti è durato lincontro tra linviato Onu e Suu Kyi |
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| 30/09/2007 | |
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L’inviato speciale dell’Onu per la Birmania, Ibrahim Gambari, ha incontrato oggi a Rangoon la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi, dopo essere stato ricevuto ieri nella capitale Naypyitaw dai leader della giunta militare. Intanto, le principali città del paese sono in stato d’assedio, con migliaia di militari nelle strade per scongiurare nuove proteste, e decine di arresti di chiunque sia sospettato di aver organizzato o guidato le manifestazioni dei giorni scorsi. Onu al lavoro Gambari è stato inviato in Birmania dal Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, con la missione di mediare tra le due parti per una soluzione pacifica della crisi in atto da mesi nel paese e sfociata nell’ultimo mese in imponenti marce di proteste e scontri con i militari. L’inviato Onu si è recato ieri a Naypyitaw, a circa 385 chilometri a nord di Rangoon, quindi è rientrato oggi a Rangoon. Alcuni diplomatici si dicono certi che Gambari abbia incontrato il capo della giunta birmana, il generale Than Shwe, sostenendo che il rappresentante Onu non si sarebbe mai recato nella nuova capitale senza aver avuto la certezza di incontrarlo e anche perchè l’incontro con Aung San Suu Kyi può essere avvenuto solo grazie all’autorizzazione del generale. Il colloquio Subito rientrato a Rangoon, Gambari è stato condotto in una residenza su University Avenue, la strada dove si trova l’abitazione del Premio Nobel per la Pace Suu Kyi, costretta da anni agli arresti domiciliari. L’incontro tra l’inviato Onu e Suu Kyi è durato circa 90 minuti. Al momento non si hanno dettagli dell’incontro.La missione Onu si è resa urgente dopo la violenta repressione messa in atto dai militari contro i manifestanti birmani scesi in piazza dal 19 agosto scorso per protestare contro il rincaro del prezzo del carburante. La mobilitazione ha suscitato l’interesse della comunità internazionale quando la guida delle proteste è stata assunta da migliaia di monaci buddisti, al fianco della gente per denunciare la brutalità del regime e chiedere negoziati di riconciliazione nazionale. La stretta del regime Intanto resta alta la tensione in Myanmar. Migliaia di soldati e agenti di polizia sono stati dispiegati nelle principali città della Birmania nel tentativo di scoraggiare nuove manifestazioni di piazza contro la giunta militare, al potere nel paese dal 1962. Numerosi gli arresti effettuati ancora la scorsa notte a Rangoon, mentre nel paese è giunto ieri l’inviato dell’Onu per la Birmania, Ibrahim Gambari, per incontrare i leader militari del paese e favorire una riconciliazione pacifica. Gli arresti A Rangoon sono circa 20.000 i militari che presidiano strade, pagode e ponti. «Le truppe per la sicurezza stanno dando prova della loro forza - ha detto un diplomatico asiatico sotto anonimato - credo che le possibilità che i manifestanti riescano a scendere in strada e a mobilitare la gente necessaria per rovesciare la giunta siano uguali a zero». La stessa fonte riferisce di continui arresti di persone sospettate di organizzare o guidare le proteste, tanto che sarebbero almeno 1.000 quelle finite sotto custodia. Con la prigione ormai piena, gli arrestati vengono detenuti negli edifici universitari e in altre strutture scolastiche.
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