| Poveri e male assistiti |
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| 02/05/2007 | |
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Cresciuta la quantità delle strutture che offrono assistenza medica nei paesi più poveri bisogna ora puntare alla qualità.
La rivista Healt Affair ha pubblicato una serie di articoli relativi al livello di assistenza medica in Messico e Paraguay in America Latina, India e Indonesia in Asia e Tanzania in Africa.
Negli ultimi 25 anni, secondo gli economisti Jishnu Das e Paul Gertler è aumentata la disponibilità delle cure, ma non basta in quanto l'urgenza con cui sono state
aumentate le risorse sanitarie, anche se sicuramente positiva, ha portato con
sé anche la proliferazione di operatori sanitari con diversi livelli di
esperienza e capacità e questo significa che la qualità, piuttosto che la
quantità, delle cure mediche dovrebbe essere un punto importante nelle politiche
sanitarie nei Paesi poveri. D'altra parte, a riprova di come la quantità non
sia una risposta sufficiente, dimostrazioni di ineguale qualità e accesso alle
cure non mancano nemmeno in alcuni paesi ricchi.
Le ricerche svolte sulla qualità delle cure offerte nei diversi Paesi, dal più povero come la Tanzania al più ricco fra i cinque come il Messico, anche se non confrontabili forniscono un quadro della situazione. Il lavoro dei medici è stato esaminato dal punto di vista delle conoscenze delle diverse malattie e della loro gestione, dell'applicazione delle conoscenze stesse nella pratica e dell'esercizio della professione nel rapporto con i pazienti. Sono state considerate anche le differenze di qualità nel settore pubblico e privato, o collegabili alla scelta del medico, effettuata dalle famiglie povere e ricche in base alle loro diverse possibilità e capacità di scelta, come pure sulle cure fornite o gli esami prescritti ai pazienti da parte dello stesso operatore sanitario, differenti in base alla ricchezza o alla popolazione di appartenzenza. Nel complesso, la qualità delle cure prestate è bassa, seppure con variazioni importanti da Paese a Paese e anche all'interno degli stessi. In base a test sui percorsi da seguire a fronte di specifiche malattie, in India i medici hanno completato correttamente solo poco più di un quarto dei passaggi richiesti in caso di tubercolosi e ancora meno, solo al 18 per cento di quelli indicati per i bambini con la diarrea. Anche in Tanzania i medici non sono andati molto bene rispetto alla malaria (poco meno di un quarto delle risposte corrette) e alla diarrea infantile (38 per cento). In questo contestosembra particolarmente preoccupante il fatto che la tubercolosi in India uccide ogni anno più pazienti rispetto a tutte le altre malattie infettive e che la Tanzania sia un Paese con 63mila-96mila morti l'anno per malaria. |
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