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Ultimo aggiornamento: 05.12.2008 ore 01:00
Prospect La destra e la sinistra Stampa E-mail
22/03/2007

 

In esclusiva per il Clandestinoweb la traduzione della ricerca pubblicata sul settimanale inglese Prospect sul futuro della politica. 100 interviste in profondità tra le menti più vive del nostro pianeta tanti gli spunti, tante le riflessioni e tante analisi.

 

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…Dalla sua prima pubblicazione nell’Ottobre 1995, il mensile inglese ‘Prospect’ si è conquistato un’alta considerazione nel settore giornalistico come rivista ‘intelligente’ di attualità politica e culturale. Nel numero di Marzo 2007 ‘Prospect’ ha pubblicato i risultati di un’indagine sul futuro panorama politico. Come viene riportato dalla rivista:

Abbiamo chiesto a 100 scrittori e pensatori di rispondere alla seguente domanda: Destra e Sinistra hanno definito il 20esimo secolo. Cosa ci sarà nel futuro?”

Secondo il mensile, le risposte erano convergenti su forti elementi negativi, e commenta:

“Il pessimismo delle risposte raccolte è impressionante: quasi nessuno si aspetta un miglioramento nel mondo nei prossimi decenni e molti pensano che peggiorerà”.

Ma questa valutazione di Prospect è azzeccata? E, più interessante, cosa dicono direttamente i pensatori intervistati circa il futuro?

Leggendo le 28 pagine di risposte si trovano infatti tematiche e concetti del tutto affascinanti e singolari, che inducono il lettore alla riflessione.

In un campione di 100 persone, anche considerando questi 100 pensatori senza dubbio di grande capacità di visione obiettiva e analisi spassionata, è solo naturale che ci sia qualcuno che guarda il futuro in modo negativo.

Basta avere un minimo di simpatia per il New Labour e il prossimo futuro è desolante, dato che si intravede una probabile rovesciata politica alle prossime urne che ricorderà l’arrivo dello tsunami Thatcher quando affondò l’Old Labour.

Anthony Giddens , sociologo, descritto come “il più conosciuto ricercatore britannico di scienza sociale dopo John Maynard Keynes”, ci rallegra con il commento “In questo secolo stiamo sbirciando dall’alto di un precipizio, ed è una lunga caduta”. Ma ho trovato particolarmente incoraggiante la visione di Pervez Hoodbhoy, professore ordinario di fisica nucleare all’Università di Quaid-e-Azam, Islamabad, Pakistan:

“Mentre crollano i ponti tra l’Islam e l’Occidente, aspettatevi una guerra civile globale e un mondo circondato da trionfanti movimenti neo-talibanici. Se alcune capitali occidentali verranno rase al suolo, capitali musulmane verranno centrate a caso con bombe nucleari per vendetta. Il vecchio ordine planetario è condannato a morte”.

Però, in un allegro retropensiero che ricorda il Brian di Monty Python (Life is a shit when you think of it, so always look on the bright side of life), Hoodbhoy ci regala una speranza condizionata:

“Ma lo spirito dell’essere umano potrebbe prevalere, e uno nuovo e migliorato (ordine) potrebbe emergere”. – magari con qualche mutazione genetica.

Invece, la forza di questo indagine sta nel guardarla non come espressione di negatività, ma nello scrutare le preoccupazioni che i pensatori ci pongono e le susseguenti risposte che cercano di dare. E’ qui che le loro risposte ci fanno pensare al tipo di sviluppo futuro che potremmo testimoniare soprattutto in termini di rapporti interpersonali, dei rapporti con le istituzioni e dei rapporti sociali, culturali e economici in generale.

Se trasformiamo la parola ‘pessimismo’, usato da Prospect, nel termine ‘preoccupazione’, vediamo una grande preoccupazione riguarda l’ambiente, preoccupazione che assume molteplici forme - riscaldamento globale, cambiamento climatico, proliferazione nucleare, inquinamento, scarsità risorse naturali ecc.

Sicuramente non c’è altro tema che desti una quasi universale apprensione nei ragionamenti dei rispondenti, e per molti sarà questo argomento che farà tramontare molti dei classici concetti politici odierni, in primo luogo ‘destra e sinistra’. Il noto ambientalista britannico James Lovelock commenta: “La prossima divisione sarà tra coloro che vedono una vita futura nell’Artico, o nelle oasi e sulle isole e tra coloro che preferirebbero stare dove sono… destra e sinistra saranno messe in deposito per quel periodo.” Tale opinione trova un appoggio dallo scrittore anglo-americano pachistano Kamran Nazeer; “Destra e sinistra erano protagoniste di un dibattito sul modo di programmare lo stato e la società; nel prossimo secolo incominceremo a decidere come ri-programmare noi stessi e il mondo naturale”. E prosegue sviluppando il concetto di un grande cambiamento nella scelta dello stile di vita, cioè, saremo noi a cambiare o useremo la tecnologia per aiutarci nell’adattare al cambiamento dell’ambiente attorno a noi; “I problemi del cambiamento climatico diventeranno i più diretti ed urgenti e saremo costretti a decidere se saremo noi a cambiare il nostro rapporto con la terra o se semplicemente miglioreremo i nostri macchinari.”

E’ una dimostrazione di grande fiducia nella capacità tecnica dell’uomo. Lascia che il mondo cambi, tanto abbiamo la tecnologia a proteggerci.

Nonostante il fatto che alcuni osservatori diano per morti i tradizionali processi e concetti politici alla luce delle enormi problematiche dell’ambiente, la sua trasversalità è tale da influenzare anche i ragionamenti di coloro che credono al sopravvivere o all’evolvere del concetto ‘destra e sinistra’.

Infatti, per un grande numero dei rispondenti l’idea di destra e sinistra è ancora viva e dimostrerà la sua longevità nel futuro.

Per l’americano Andrew Moravcsik , saggista politico, negli USA oggi la divisione tra destra e sinistra è forte come mai e descrive il quesito posto da Prospect come una domanda tipicamente ‘pittoresca’ europea: “destra contro sinistra potrebbe essere passato di moda in Europa, ma non qui in America. Qui non solo è una questione importante – è l’unica questione”.

Il politico e ex ministro labourista Denis MacShane , caduto in disgrazia quando ha descritto la politica economica di Gordon Brown come ‘a red herring’ - un’aringa affumicata’, cioè una politica soltanto diversiva, dà risalto all’importanza di due forze politiche contrastanti; “ogni decisione del cittadino, oppure del politico o del ministro, è il risultato dei suoi valori, della sua visione del mondo, della sua esperienza, delle sue speranze e dei suoi fatalismi. Chiamalo progressista o reazionario, liberale o conservatore, destra o sinistra, Repubblicano o Democratico, radicale o riformista,, repubblicano o monarchico, laico o religioso, la politica di una persona è, alla fine, plasmata da uno di questi due sistemi generali di credo”.

Ma l’elemento interessante è la previsione della forma che prenderà la divisione destra sinistra. Alcuni sono negativi come lo storico Eric Hobsbawm , uno dei pochi comunisti rimasto fervente comunista dopo la caduta del Muro: “Per quanto riguarda destra contro sinistra, è evidente che rimarrà centrale in un’era che vede un aumento nella divisione tra quelli che hanno e quelli che non hanno.”

Lui è convinto che ci devono essere dei mutamenti ma non riesce a ben delineare la natura di tali cambiamenti: “Nessuno dei principali problemi che l’umanità deve affrontare nel 21esimo secolo può essere risolto con i principi che tuttora dominano nei Paesi sviluppati dell’Occidente; crescita economica e progresso tecnologico senza limiti, l’ideale di autonomia individuale, libertà di scelta, democrazia democratica. Com’è evidente nel caso della crisi ambientale, affrontare questi problemi richiederà, in pratica, una regolamentazione da parte delle istituzioni e, in teoria, una revisione dell’attuale retorica politica e persino delle costruzioni intellettuali più rispettabili del liberalismo. Ci si chiede se questo può essere fatto nel contesto della tradizione razionalista, laica e civile dell’Illuminismo”.

Altri invece vedono lo sviluppo dei rapporti destra sinistra in termini più rosei.

Martin Walker , capo redatore di United Press International, una delle più importanti agenzia stampa nel mondo, vede la divisione destra sinistra senza i precedenti forti contrasti ideologici: “Le ideologie probabilmente non saranno coerenti come il marxismo o lo hayek-randismo, ma la dialettica destra/sinistra probabilmente continuerà in forme più sfumate, plasmate attorno a una distinzione tra l’organizzazione della società su una base comunale (eredi della sinistra) o su una base individuale (eredi della destra) con le questioni dell’ambiente e sostenibilità come immediati campi di battaglia”.

Ma si potrebbe iniziare il secolo con destra sinistra per finire con una loro evoluzione. Jo-Ann Mort , scrittrice e attivista americana: “Come persona cresciuta in un ambiente di sinistra e grande credente nella democrazia sociale, cosa non facile negli US, credo che le nuove generazioni probabilmente stiano smontando la divisione destra/sinistra”. E prosegue:

“Una volta un movimento era la creazione di sindacalisti in protesta sulle strade o in sciopero in massa, oggi ci sono nuove formazioni come i ‘Netroots’, giovani blogger che riescono, tramite una tastiera, a creare migliaia di emails che spingono i politici a votare in un certo modo, che uniscono persone in tutto il mondo e, ancora più importante, stanno sostituendo le attuali attività fisiche come effettivo cambiamento sociale”.

Mort tocca un punto interessante nello sviluppo della democrazia: accenna ad uno stile di governo più diretto. Douglas Carswell, politico conservatore, rinforza l’idea della democrazia diretta dove i poteri centralizzanti saranno in lotta contro una politica di diffusione locale e dove il vecchio sistema parlamentare troverà concorrenza con una rappresentatività più aperta: “Le aree di scontro politico nei prossimi anni potrebbero essere fatte da centralizzatori in battaglia con localizzatori, e credenti nel vecchio stile di rappresentazione democratica che fanno a botte con i nuovi democratici diretti”.

Alcuni degli osservatori, più che dare una previsione del futuro, danno dei suggerimenti sul ruolo ideale della politica anche nello scontro destra/sinistra. Trevor Phillips , che presiede la Commissione per l’Uguaglianza e i Diritti Umani in Inghilterra, commenta: “Ci saranno sempre coloro che credono che il comportamento umano dovrebbe essere regolato negli interessi di tutti e coloro che credono che il bene comune emergerà dalla libertà individuale. Ma questa differenza sarà espressa i modi nuovi… …il lavoro della politica è di trovare un linguaggio che riesce ad attraversare le barriere di identità e differenza”.

I commenti di Phillips ci aprono la finestra su un altro tema che emerge dall’indagine. Quello del fatto che viviamo ormai in società miste, fatte di tante nazionalità, idee, lingue e culture. Un tema che si può riassumere con il termine multiculturalism.

Multiculturalismo come sistema di organizzazione della società. Qui in Italia tendiamo ad associare questo termine soprattutto con l’immigrazione e le relative problematiche di inserimento di nuovi arrivati nella società italiana. In Gran Bretagna e negli USA, società che ospitano gruppi di migranti ormai da generazioni, l’argomento multiculturalismo è correlato con la necessità di far convivere grandi comunità geograficamente affermate ma culturalmente distinte. Infatti, c’è chi crede che questo potrebbe essere uno degli argomenti che destra e sinistra potrebbero condividere. Charles Grant, un analista dell’Unione Europea, crede che; “... i moderati della sinistra e della destra credono nel commercio internazionale, in una forma di governo globale e nel multiculturalismo”.

Invece, lo scienziato britannico Mark Pagel vede un pericolo nel muticulturalismo: “Nel 21esimo secolo, l’aumentare del multiculturalismo e il vasto movimento di gente che ne seguirà sfiderà in continuazione la fiducia e il senso di equità che unisce i gruppi co-operativi”. Anche il fenomeno del multiculturalismo ha quindi i suoi detrattori.

Se la divisione destra/sinistra rappresenta lo scontro tradizionale tra due ideologie politiche è interessante come molti degli intervistati prevedono la continuazione di uno scontro, ma non più tra la destra e la sinistra, ma tra due forze contrastanti difficilmente avvicinabili che, in linea di massima possono essere divise in cinque grandi temi, “global vs local”, “intervento dello stato vs libertà individuale”, “religione vs scienza”, “gruppo vs individuo”, “stato vs mercato” e all’interno di questi temi ci sono grandi divisioni di veduta.

L’economista inglese Gerald Holtham prevede alleanze inverosimili nella evoluzione della questione globale/locale; “Il nuovo allineamento metterà insieme conservatori e egualitari, uniti sotto la bandiera del patriottismo e del senso di responsabilità verso gli altri cittadini… Verranno contrastati dai sostenitori della meritocrazia e libertari con l’appoggio del grande capitale”. Con risultati poco positivi; “Con l’immenso aumento nell’offerta di manodopera nell’economia mondiale, la globalizzazione ha portato un aumento negli utili e il relativo declino nelle retribuzioni nei paesi industrializzati. Nelle economie emergenti asiatiche ha creato condizioni simili all’800 europeo, dove profitti e investimenti possono arrivare a valere il 50% del PDL. Nell’occidente, mentre le retribuzioni non hanno tenuto il passo, il consumo invece è aumentato grazie all’esplosione nell’indebitamento. Né l’investimento né il debito possono crescere più velocemente del PDL senza un crollo. Quando arriverà il crollo, si riformeranno alleanze sulla base nazionalisti contro globalisti”.

La scrittrice anglo polacca Lisa Appignanesi vede globale in un altro contesto, dove si troveranno soluzioni locali per problemi globali; “Questioni dell’ambiente sembrano appartenere alla prima questione [problemi globali] ma nella loro realtà politica verranno convogliate dai generatori a vento o sulla centrale nucleare nel campo accanto”.

Il bancario italiano (l’unico italiano nella lista di Prospect) Rudi Bogni seppellisce la divisione destra/sinistra e dà risalto al ruolo del mercato nel futuro e del governo piccolo e responsabile; “Destra, sinistra era ed è ancora una distinzione nominale tra due parti della stessa entità totalitaria … Spero che il 21esimo secolo vedrà una riduzione sostanziale nelle strutture politiche. Se una grande azienda è incapace nel suo lavoro, gli azionisti la costringono a ritornare alle sue principali attività e capacità. Tutto il resto va scartato. Perché dovrebbe essere diverso per un governo? Non è una questione di destra o sinistra; è buonsenso”. E in questo contesto il musicista Brian Eno è molto chiaro sul futuro - la sua divisione sarà fra; “Interventionists vs laissez-faireists” – mercato/stato. Non contento con questo Eno delinea anche altre aree di interesse per il futuro con adeguata spiegazione: Globalists vs nationalists, Communities of geography vs communities of choice; Real life vs virtual life; Life extension for all vs for some. Solo per la quantità di contenuti della sua risposta (intervento più lungo) Eno dovrebbe ricevere un buono voto, ma, inoltre, e per fortuna, non è caduto in commenti banali tipici di tanti dei suoi compagni che lavorano nel mondo dello spettacolo.

La questione della religione e della fede si fa vedere in vari modi. C’è chi vede un conflitto non tanto in termini di stato laico (anche se Jytte Klausen , specialista in scienze politiche e autore di alcuni articoli sulla sfida con l’Islam, insiste che; “Dio è tornato in politica”) ma più in termini di valori religiosi e la tendenza a reprimere uno sviluppo sociale o scientifico. Erik Tarloff, scrittore: “La mia paura è che stiamo affrontando un altro giro nel conflitto ricorrente tra razionalità e superstizione, rappresentata dal fondamentalismo religioso”. Iain McLean, professore ordinario in scienze politiche all’Università di Oxford, è più esplicito; “La fede contro la scienza. La scienza conserva i valori scettici dell’Illuminismo. La fede cieca li aggredisce”.

L’invecchiamento della popolazione ha portato ad un’osservazione interessante da parte di David Willetts politico conservatore; “Ma c’è un’altra divisione, importante quanto le altre, che guiderà l’agenda politica nel futuro. Viviamo in una società sempre di più divisa per età”. David Cox, scrittore e produttore TV, concorda; “Giovani/vecchi potrebbe diventare un’importante divisione. Oggi i giovani adulti vengono spremuti sempre di più dai loro anziani, i quali possiedono grande parte della ricchezza a disposizione ma che pretendono che siano i giovani a finanziare i loro fondi pensioni ed altri privilegi che poi i giovani non potranno usufruire”. Genitori chiudetevi a chiave in camera da letto prima di addormentarvi!

Nonostante il fatto che India, Cina e il resto dell’Asia siano protagonisti di un fenomeno economico importante, oltre al fatto che l’influenza dell’Oriente in Inghilterra è notevole, il futuro del rapporto Oriente/Occidente è poco discusso. L’accademico Anshuman Mondal ci ricorda del passato coloniale per guidarci nella sua visione del futuro; “Ci sarà una crescente sfida all’egemonia dell’occidentalismo, la nozione che i modelli occidentali della politica, della società e dell’economia rappresentano l’obiettivo dello sviluppo umano. Questa rappresenterà la prossima fase di decolonizzazione”. Cheryll Barron, scrittrice, parla della necessità per l’occidente di andare oltre il fisico e di dare più importanza all’oriente in termini intellettuali. Cita Betrand Russell; “dovremmo dare uguaglianza all’Asia, nei nostri pensieri non solo a livello politico ma anche a livello culturale”.

Sulla questione della gestione del mondo a livello mondiale è naturale che un analista del UE ci ponga il problema; “Nel 21esimo secolo…”, commenta Robert Cooper, “… le nuove forme di comunicazione ci hanno portato un nuovo mondo e abbiamo anche bisogno di una forma costituzionale nuova.” Mark Leonard , scrittore e giornalista è molto più irruente nel presentare il suo ragionamento sulla questione della ‘forma costituzionale’ internazionale cui fa cenno Cooper. Leonard commenta; “Il mondo si dividerà in due poli. Tra democrazie e autocrazie; e tra nazioni che cercano di equilibrare il potere e quelle che vogliono costruire un mondo organizzato su ordinamenti ed istituzioni internazionali.” E il risultato; “Tutti i tentativi di risolvere problemi globali potrebbero essere ostacolati dalla battaglia di idee tra queste due tendenze”.

Altre idee emerse dall’indagine coprono il ruolo della scienza nel futuro e il suo rapporto tra uomo e natura, l’importanza della conoscenza – quelli che hanno o non hanno, non solo in termini economici, ma anche in termini della conoscenza e della cultura, il materialismo e la qualità di vita.

Ma per finire vorrei citare Philip Pullman , autore di molti libri per bambini. Pullman dimostra una piacevole sfiducia nella razza umana e uno ha la sensazione netta che la sua visione del futuro non sia altro che il risultato di una lotta interna di un maniaco-depressivo:

“La lotta continuerà ad essere quello che è sempre stata: la saggezza contro la stupidità”. Un inizio così promettente ci porta verso la realtà però; “Nel 20esimo secolo il vantaggio è andato a favore della stupidità, perché la stupidità ora ha la possibilità di distruggere l’intera civiltà umana”. Roba da tagliarsi le vene ma, come dice il nostro professore ordinario pachistano all’inizio, un retropensiero ci dona una scintilla di fiducia nel futuro; “Dobbiamo ricordare sempre di più che la speranza non è un temperamento ma una virtù, e dobbiamo comportarci con speranza anche se non ci sentiamo speranzosi”.

 

A cura di Micael Gray

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