| Prospect La destra e la sinistra |
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| 22/03/2007 | |
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In esclusiva per il Clandestinoweb la traduzione della ricerca pubblicata sul settimanale inglese Prospect sul futuro della politica. 100 interviste in profondità tra le menti più vive del nostro pianeta tanti gli spunti, tante le riflessioni e tante analisi.
…Dalla sua prima
pubblicazione nell’Ottobre 1995, il mensile inglese ‘Prospect’ si è conquistato
un’alta considerazione nel settore giornalistico come rivista ‘intelligente’ di
attualità politica e culturale. Nel numero di Marzo 2007 ‘Prospect’ ha
pubblicato i risultati di un’indagine sul futuro panorama politico. Come viene
riportato dalla rivista:
“Abbiamo chiesto a 100 scrittori e pensatori di rispondere alla seguente
domanda: Destra e Sinistra hanno definito il 20esimo secolo. Cosa ci sarà
nel futuro?”
Secondo il mensile, le risposte erano convergenti su forti
elementi negativi, e commenta:
“Il pessimismo delle
risposte raccolte è impressionante: quasi nessuno si aspetta un miglioramento
nel mondo nei prossimi decenni e molti pensano che peggiorerà”.
Ma questa valutazione di Prospect è azzeccata? E, più
interessante, cosa dicono direttamente i pensatori intervistati circa il
futuro?
Leggendo le 28 pagine di risposte si trovano infatti
tematiche e concetti del tutto affascinanti e singolari, che inducono il
lettore alla riflessione.
In un campione di 100 persone, anche considerando questi 100 pensatori senza dubbio di grande capacità di visione obiettiva e analisi spassionata, è solo naturale che ci sia qualcuno che guarda il futuro in modo negativo.
Basta avere un minimo di simpatia per il New
Labour e il prossimo futuro è desolante, dato che si intravede una probabile rovesciata
politica alle prossime urne che ricorderà l’arrivo dello tsunami Thatcher quando
affondò l’Old Labour.
Anthony Giddens , sociologo, descritto come “il più
conosciuto ricercatore britannico di scienza sociale dopo John Maynard Keynes”,
ci rallegra con il commento “In questo
secolo stiamo sbirciando dall’alto di un precipizio, ed è una lunga caduta”.
Ma ho trovato particolarmente incoraggiante la visione di Pervez Hoodbhoy,
professore ordinario di fisica nucleare all’Università di Quaid-e-Azam,
Islamabad, Pakistan:
“Mentre crollano i
ponti tra l’Islam e l’Occidente, aspettatevi una guerra civile globale e un
mondo circondato da trionfanti movimenti neo-talibanici. Se alcune capitali
occidentali verranno rase al suolo, capitali musulmane verranno centrate a caso
con bombe nucleari per vendetta. Il vecchio ordine planetario è condannato a
morte”.
Però, in un
allegro retropensiero che ricorda il Brian di Monty Python (Life is a shit when
you think of it, so always look on the bright side of life), Hoodbhoy ci regala
una speranza condizionata:
“Ma lo spirito
dell’essere umano potrebbe prevalere, e uno nuovo e migliorato (ordine) potrebbe
emergere”. – magari
con qualche mutazione genetica.
Invece, la forza di questo
indagine sta nel guardarla non come espressione di negatività, ma nello scrutare le
preoccupazioni che i pensatori ci pongono e le susseguenti risposte che cercano
di dare. E’ qui che le loro risposte ci fanno pensare al tipo di sviluppo
futuro che potremmo testimoniare soprattutto in termini di rapporti
interpersonali, dei rapporti con le istituzioni e dei rapporti sociali,
culturali e economici in generale.
Se trasformiamo la parola ‘pessimismo’, usato da Prospect, nel termine ‘preoccupazione’, vediamo una grande preoccupazione riguarda l’ambiente, preoccupazione che assume molteplici forme - riscaldamento globale, cambiamento climatico, proliferazione nucleare, inquinamento, scarsità risorse naturali ecc.
Sicuramente non c’è altro tema che
desti una quasi universale apprensione nei ragionamenti dei rispondenti, e per
molti sarà questo argomento che farà tramontare molti dei classici concetti
politici odierni, in primo luogo ‘destra e sinistra’. Il noto ambientalista britannico
James Lovelock commenta: “La prossima
divisione sarà tra coloro che vedono una vita futura nell’Artico, o nelle oasi
e sulle isole e tra coloro che preferirebbero stare dove sono… destra e
sinistra saranno messe in deposito per quel periodo.” Tale opinione trova un appoggio dallo
scrittore anglo-americano pachistano Kamran Nazeer; “Destra e sinistra erano protagoniste di un dibattito sul modo di programmare
lo stato e la società; nel prossimo secolo incominceremo a decidere come ri-programmare
noi stessi e il mondo naturale”. E prosegue sviluppando il concetto di un
grande cambiamento nella scelta dello stile di vita, cioè, saremo noi a
cambiare o useremo la tecnologia per aiutarci nell’adattare al cambiamento
dell’ambiente attorno a noi; “I problemi
del cambiamento climatico diventeranno i più diretti ed urgenti e saremo
costretti a decidere se saremo noi a cambiare il nostro rapporto con la terra o
se semplicemente miglioreremo i nostri macchinari.”
E’ una dimostrazione di grande fiducia nella capacità
tecnica dell’uomo. Lascia che il mondo cambi, tanto abbiamo la tecnologia a
proteggerci.
Nonostante il fatto
che alcuni osservatori diano per morti i tradizionali processi e concetti politici alla
luce delle enormi problematiche dell’ambiente, la sua trasversalità è tale da influenzare
anche i ragionamenti di coloro che credono al sopravvivere o all’evolvere del
concetto ‘destra e sinistra’.
Infatti, per un grande numero dei rispondenti l’idea di
destra e sinistra è ancora viva e dimostrerà la sua longevità nel futuro.
Per l’americano Andrew Moravcsik , saggista politico, negli
USA oggi la divisione tra destra e sinistra è forte come mai e descrive il
quesito posto da Prospect come una domanda tipicamente ‘pittoresca’ europea: “destra contro sinistra potrebbe essere
passato di moda in Europa, ma non qui in America. Qui non solo è una questione importante – è l’unica
questione”.
Il politico e ex ministro
labourista Denis MacShane , caduto in disgrazia quando ha descritto la
politica economica di Gordon Brown come ‘a
red herring’ - un’aringa affumicata’, cioè una politica soltanto diversiva,
dà risalto all’importanza di due forze politiche contrastanti; “ogni decisione del cittadino, oppure del
politico o del ministro, è il risultato dei suoi valori, della sua visione del
mondo, della sua esperienza, delle sue speranze e dei suoi fatalismi. Chiamalo
progressista o reazionario, liberale o conservatore, destra o sinistra,
Repubblicano o Democratico, radicale o riformista,, repubblicano o monarchico, laico
o religioso, la politica di una persona è, alla fine, plasmata da uno di questi
due sistemi generali di credo”.
Ma l’elemento
interessante è la previsione della forma che prenderà la divisione destra
sinistra. Alcuni
sono negativi come lo storico Eric Hobsbawm , uno dei pochi comunisti rimasto
fervente comunista dopo la caduta del Muro: “Per
quanto riguarda destra contro sinistra, è evidente che rimarrà centrale in
un’era che vede un aumento nella divisione tra quelli che hanno e quelli che
non hanno.”
Lui è convinto che ci devono essere dei mutamenti ma non
riesce a ben delineare la natura di tali cambiamenti: “Nessuno dei principali problemi che l’umanità deve affrontare nel
21esimo secolo può essere risolto con i principi che tuttora dominano nei Paesi
sviluppati dell’Occidente; crescita economica e progresso tecnologico senza
limiti, l’ideale di autonomia individuale, libertà di scelta, democrazia democratica.
Com’è evidente nel caso della crisi ambientale, affrontare questi problemi
richiederà, in pratica, una regolamentazione da parte delle istituzioni e, in
teoria, una revisione dell’attuale retorica politica e persino delle
costruzioni intellettuali più rispettabili del liberalismo. Ci si chiede se
questo può essere fatto nel contesto della tradizione razionalista, laica e
civile dell’Illuminismo”.
Altri invece vedono lo sviluppo dei rapporti destra
sinistra in termini più rosei.
Martin Walker , capo
redatore di United Press International, una delle più importanti agenzia stampa nel mondo, vede
la divisione destra sinistra senza i precedenti forti contrasti ideologici: “Le ideologie probabilmente non saranno
coerenti come il marxismo o lo hayek-randismo, ma la dialettica destra/sinistra
probabilmente continuerà in forme più sfumate, plasmate attorno a una
distinzione tra l’organizzazione della società su una base comunale (eredi
della sinistra) o su una base individuale (eredi della destra) con le questioni
dell’ambiente e sostenibilità come immediati campi di battaglia”.
Ma si potrebbe
iniziare il secolo con destra sinistra per finire con una loro evoluzione. Jo-Ann Mort , scrittrice e
attivista americana: “Come persona
cresciuta in un ambiente di sinistra e grande credente nella democrazia
sociale, cosa non facile negli US, credo che le nuove generazioni probabilmente
stiano smontando la divisione destra/sinistra”. E prosegue:
“Una volta un
movimento era la creazione di sindacalisti in protesta sulle strade o in
sciopero in massa, oggi ci sono nuove formazioni come i ‘Netroots’, giovani
blogger che riescono, tramite una tastiera, a creare migliaia di emails che
spingono i politici a votare in un certo modo, che uniscono persone in tutto il
mondo e, ancora più importante, stanno sostituendo le attuali attività fisiche
come effettivo cambiamento sociale”.
Mort tocca un punto
interessante nello sviluppo della democrazia: accenna ad uno stile di governo più diretto. Douglas
Carswell, politico conservatore, rinforza l’idea della democrazia diretta dove
i poteri centralizzanti saranno in lotta contro una politica di diffusione
locale e dove il vecchio sistema parlamentare troverà concorrenza con una
rappresentatività più aperta: “Le aree di
scontro politico nei prossimi anni potrebbero essere fatte da centralizzatori
in battaglia con localizzatori, e credenti nel vecchio stile di
rappresentazione democratica che fanno a botte con i nuovi democratici diretti”.
Alcuni degli osservatori, più che dare una previsione del
futuro, danno dei suggerimenti sul ruolo ideale della politica anche nello
scontro destra/sinistra. Trevor Phillips , che presiede la Commissione per
l’Uguaglianza e i Diritti Umani in Inghilterra, commenta: “Ci saranno sempre coloro che credono che il comportamento umano
dovrebbe essere regolato negli interessi di tutti e coloro che credono che il
bene comune emergerà dalla libertà individuale. Ma questa differenza sarà
espressa i modi nuovi… …il lavoro della politica è di trovare un linguaggio che
riesce ad attraversare le barriere di identità e differenza”.
I commenti di
Phillips ci aprono la finestra su un altro tema che emerge dall’indagine. Quello del fatto che viviamo
ormai in società miste, fatte di tante nazionalità, idee, lingue e culture. Un
tema che si può riassumere con il termine multiculturalism.
Multiculturalismo come sistema di organizzazione della
società. Qui in Italia tendiamo ad associare questo termine soprattutto con l’immigrazione
e le relative problematiche di inserimento di nuovi arrivati nella società
italiana. In Gran Bretagna e negli USA, società che ospitano gruppi di migranti
ormai da generazioni, l’argomento multiculturalismo è correlato con la
necessità di far convivere grandi comunità geograficamente affermate ma culturalmente
distinte. Infatti, c’è chi crede che questo potrebbe essere uno degli argomenti
che destra e sinistra potrebbero condividere. Charles Grant, un analista
dell’Unione Europea, crede che; “... i
moderati della sinistra e della destra credono nel commercio internazionale, in
una forma di governo globale e nel multiculturalismo”.
Invece, lo scienziato britannico Mark Pagel vede un
pericolo nel muticulturalismo: “Nel 21esimo secolo, l’aumentare del
multiculturalismo e il vasto movimento di gente che ne seguirà sfiderà in
continuazione la fiducia e il senso di equità che unisce i gruppi co-operativi”.
Anche il fenomeno del multiculturalismo ha quindi i suoi detrattori.
Se la divisione
destra/sinistra rappresenta lo scontro tradizionale tra due ideologie politiche è interessante come molti degli
intervistati prevedono la continuazione di uno scontro, ma non più tra la
destra e la sinistra, ma tra due forze contrastanti difficilmente avvicinabili
che, in linea di massima possono essere divise in cinque grandi temi, “global vs local”, “intervento dello stato vs libertà individuale”, “religione vs scienza”, “gruppo vs individuo”, “stato vs mercato” e all’interno di
questi temi ci sono grandi divisioni di veduta.
L’economista inglese
Gerald Holtham prevede alleanze inverosimili nella evoluzione della questione globale/locale; “Il nuovo allineamento metterà insieme
conservatori e egualitari, uniti sotto la bandiera del patriottismo e del senso
di responsabilità verso gli altri cittadini… Verranno contrastati dai sostenitori
della meritocrazia e libertari con l’appoggio del grande capitale”. Con
risultati poco positivi; “Con l’immenso
aumento nell’offerta di manodopera nell’economia mondiale, la globalizzazione
ha portato un aumento negli utili e il relativo declino nelle retribuzioni nei
paesi industrializzati. Nelle economie emergenti asiatiche ha creato condizioni
simili all’800 europeo, dove profitti e investimenti possono arrivare a valere
il 50% del PDL. Nell’occidente, mentre le retribuzioni non hanno tenuto il
passo, il consumo invece è aumentato grazie all’esplosione nell’indebitamento.
Né l’investimento né il debito possono crescere più velocemente del PDL senza
un crollo. Quando arriverà il crollo, si riformeranno alleanze sulla base
nazionalisti contro globalisti”.
La scrittrice anglo
polacca Lisa Appignanesi vede globale in un altro contesto, dove si troveranno soluzioni
locali per problemi globali; “Questioni
dell’ambiente sembrano appartenere alla prima questione [problemi globali] ma
nella loro realtà politica verranno convogliate dai generatori a vento o sulla
centrale nucleare nel campo accanto”.
Il bancario italiano (l’unico italiano nella lista di
Prospect) Rudi Bogni seppellisce la divisione destra/sinistra e dà risalto al
ruolo del mercato nel futuro e del governo piccolo e responsabile; “Destra, sinistra era ed è ancora una
distinzione nominale tra due parti della stessa entità totalitaria … Spero che
il 21esimo secolo vedrà una riduzione sostanziale nelle strutture politiche. Se
una grande azienda è incapace nel suo lavoro, gli azionisti la costringono a
ritornare alle sue principali attività e capacità. Tutto il resto va scartato.
Perché dovrebbe essere diverso per un governo? Non è una questione di destra o
sinistra; è buonsenso”. E in questo contesto il musicista Brian Eno è molto
chiaro sul futuro - la sua divisione sarà fra; “Interventionists vs laissez-faireists” – mercato/stato. Non
contento con questo Eno delinea anche altre aree di interesse per il futuro con
adeguata spiegazione: Globalists vs
nationalists, Communities of geography vs communities of choice; Real life vs
virtual life; Life extension for all vs for some. Solo per la quantità di contenuti
della sua risposta (intervento più lungo) Eno dovrebbe ricevere un buono voto,
ma, inoltre, e per fortuna, non è caduto in commenti banali tipici di tanti dei
suoi compagni che lavorano nel mondo dello spettacolo.
La questione della
religione e della fede si fa vedere in vari modi. C’è chi vede un conflitto non tanto
in termini di stato laico (anche se Jytte Klausen , specialista in scienze
politiche e autore di alcuni articoli sulla sfida con l’Islam, insiste che; “Dio è tornato in politica”) ma più in
termini di valori religiosi e la tendenza a reprimere uno sviluppo sociale o
scientifico. Erik Tarloff, scrittore: “La
mia paura è che stiamo affrontando un altro giro nel conflitto ricorrente tra
razionalità e superstizione, rappresentata dal fondamentalismo religioso”.
Iain McLean, professore ordinario in scienze politiche all’Università di Oxford,
è più esplicito; “La fede contro la
scienza. La scienza conserva i valori scettici dell’Illuminismo. La fede cieca
li aggredisce”.
L’invecchiamento
della popolazione ha portato ad un’osservazione interessante da parte di David Willetts politico
conservatore; “Ma c’è un’altra divisione,
importante quanto le altre, che guiderà l’agenda politica nel futuro. Viviamo
in una società sempre di più divisa per età”. David Cox, scrittore e
produttore TV, concorda; “Giovani/vecchi
potrebbe diventare un’importante divisione. Oggi i giovani adulti vengono
spremuti sempre di più dai loro anziani, i quali possiedono grande parte della
ricchezza a disposizione ma che pretendono che siano i giovani a finanziare i loro
fondi pensioni ed altri privilegi che poi i giovani non potranno usufruire”.
Genitori chiudetevi a chiave in camera da letto prima di addormentarvi!
Nonostante il fatto
che India, Cina e il resto dell’Asia siano protagonisti di un fenomeno economico
importante, oltre al fatto che l’influenza dell’Oriente in Inghilterra è
notevole, il futuro del rapporto Oriente/Occidente è poco discusso. L’accademico
Anshuman Mondal ci ricorda del passato coloniale per guidarci nella sua visione
del futuro; “Ci sarà una crescente sfida
all’egemonia dell’occidentalismo, la nozione che i modelli occidentali della
politica, della società e dell’economia rappresentano l’obiettivo dello
sviluppo umano. Questa rappresenterà la prossima fase di decolonizzazione”.
Cheryll Barron, scrittrice, parla della necessità per l’occidente di andare
oltre il fisico e di dare più importanza all’oriente in termini intellettuali.
Cita Betrand Russell; “dovremmo dare
uguaglianza all’Asia, nei nostri pensieri non solo a livello politico ma anche
a livello culturale”.
Sulla questione della
gestione del mondo a livello mondiale è naturale che un analista del UE ci ponga il problema; “Nel 21esimo secolo…”, commenta Robert
Cooper, “… le nuove forme di
comunicazione ci hanno portato un nuovo mondo e abbiamo anche bisogno di una
forma costituzionale nuova.” Mark Leonard , scrittore e giornalista è molto
più irruente nel presentare il suo ragionamento sulla questione della ‘forma
costituzionale’ internazionale cui fa cenno Cooper. Leonard commenta; “Il mondo si dividerà in due poli. Tra
democrazie e autocrazie; e tra nazioni che cercano di equilibrare il potere e
quelle che vogliono costruire un mondo organizzato su ordinamenti ed
istituzioni internazionali.” E il risultato; “Tutti i tentativi di risolvere problemi globali potrebbero essere
ostacolati dalla battaglia di idee tra queste due tendenze”.
Altre idee emerse
dall’indagine coprono il ruolo della scienza nel futuro e il suo rapporto tra uomo e
natura, l’importanza della conoscenza – quelli che hanno o non hanno, non solo
in termini economici, ma anche in termini della conoscenza e della cultura, il
materialismo e la qualità di vita.
Ma per finire vorrei
citare Philip Pullman , autore di molti libri per bambini. Pullman dimostra una piacevole
sfiducia nella razza umana e uno ha la sensazione netta che la sua visione del
futuro non sia altro che il risultato di una lotta interna di un maniaco-depressivo:
“La lotta continuerà
ad essere quello che è sempre stata: la saggezza contro la stupidità”. Un inizio così promettente ci
porta verso la realtà però; “Nel 20esimo
secolo il vantaggio è andato a favore della stupidità, perché la stupidità ora
ha la possibilità di distruggere l’intera civiltà umana”. Roba da tagliarsi
le vene ma, come dice il nostro professore ordinario pachistano all’inizio, un
retropensiero ci dona una scintilla di fiducia nel futuro; “Dobbiamo ricordare sempre di più che la speranza non è un temperamento
ma una virtù, e dobbiamo comportarci con speranza anche se non ci sentiamo
speranzosi”.
A cura di Micael Gray
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