| Rapporto Onu sull'ambiente |
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| 30/03/2007 | |
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Abbiamo tradotto e vi presentiamo la sintesi del rapporto ONU realizzato da un gruppo di esperti sul cambiamento climatico e lo sviluppo sostenibile. Tale documento è stato preparato per la quindicesima sessione della Commissione sullo sviluppo sostenibile.
Evitare l’ingestibile e gestire l’inevitabile
Evitare l’ingestibile
Le attività umane hanno cambiato il clima della terra con un notevole impatto sugli ecosistemi e sulla società umana, e il passo del cambiamento aumenta. La temperatura media del superficie terreste è all’incirca 0,8°C sopra il livello che aveva nel 1750 con la maggior parte dell’aumento nel 20esimo secolo, con l’aumento più notevole dal 1970. I cambiamenti in temperature sui continenti sono superiori alla media terrestre e i cambiamenti sui continenti ad elevate altitudini sono ancora maggiori.
Il modo in cui si comportano i cambiamenti osservati riflettono le
previsioni degli specialisti in scienza climatica sull’aumento delle concentrazioni
di biossido di carbonio (CO2), di metano (CH4) e altri
gas serra (GHGs) anche quando si prende in considerazione le altre
influenze conosciute sulla temperatura terrestre. Di tutte le influenze umane e
naturali, negli ultimi 250 anni, quella principale è la concentrazione di CO2
causato dai combustibili fossili e dalla deforestazione. Nelle ultime decadi le
emissioni di CO2 responsabili dela maggior parte di questo aumento
provengono dal 75% all’85% dai combustibili fossili (principalmente dai paesi
industriali) e dal 15% al 25% dalla deforestazione e altre forme di cambiamento
alla vegetazione (soprattutto dai paesi in via di sviluppo nei tropici).
I cambiamenti apparentemente modesti nella temperatura media durante il 20esimo secolo sono stati accompagnati da significativi aumenti nell’incidenza di alluvioni, siccità, ondate di caldo e incendi, soprattutto dal 1970. Ormai sembra anche che l’intensità delle tempeste tropicali sia in aumento. C’è stata una notevole riduzione dell’estensione dei ghiacciai marini nell’Artico, grandi aumenti nello scioglimento della copertura di ghiaccio in Groenlandia, segnali di instabilità nella copertura di ghiaccio nell’Antartica occidentale e un movimento nella portata geografica e abitudinaria di molti specie di animali e di piante.
Anche se le emissioni da gas serra potessero essere fermate subito, il mondo non scapperebbe dai cambiamenti climatici già prodotti. Il lento equilibrarsi degli oceani con i cambiamenti atmosferici significa che ci sarà un ulteriore aumento del 0,4-0,5°C nella temperatura media del superficie terrestre a causa degli attuali livelli di concentrazioni di gas serra e particelle aeree. Se le emissioni e le concentrazioni di CO2 crescono secondo le previsioni nel medio termine, ci si aspetta che la temperatura media della superficie terreste aumenterà dal 0,2 al 0,4°C per ogni decennio nel 21esimo secolo e continuerà ad aumentare anche dopo. Il riscaldamento complessivo entro il 2100 sarà di circa 3-5°C rispetto alle condizioni pre-industriali. L’evidenza scientifica indica che il cambiamento nella temperatura media di questa magnitudine sarà accompagnato da grandi e bruschi cambiamenti nel comportamento climatico che avranno un impatto negativo sull’agricoltura, sui boschi, sulla pesca, sulle disponibilità di acqua dolce, sulla geografia delle malattie, sulla vivibilità di insediamenti umani e molto altro (diagramma ES.2). Persino nel prossimo decennio, l’impatto del cambiamento climatico limiterà la possibilità di raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite (Millennium Development Goals, MDGs). Il quadro della situazione per ogni regione della Terra:
North America: riduzione nella copertura della
neve primaverile; flussi dei fiumi cambiati; ecosistemi spostati con la perdita
di ambienti naturali di nicchia; aumento del livello del mare e aumento dell’intensità
degli uragani nell’Atlantico causa di alluvioni sulle coste e danni, aumento
del numero e dell’intensità delle ondate di caldo, incendi dei boschi;
migliorerà la produttività agraria e forestale per qualche decennio.
America Centrale e le Indie Occidentali: probabilità di piogge intense e uragani più potenti; aumento nel
decolorizzazione del corallo, qualche inondazione dovuta all’aumento nel
livello del mare; perdita di biodiversità.
Isole del Pacifico: inondazione delle isole
coralline mentre aumenta il livello del mare; salinazione delle falde
acquifere; estesa decolonizzazione dei coralli; tifoni più potenti e possibile
intensificazione degli estremi ENSC.
Sud America: deterioramento delle foreste
tropicali con notevole perdita di biodiversità; scioglimento dei ghiacciai,
riduzione delle forniture di acqua dolce, aumento dei danni al suolo provocati
dall’acqua piovana, alluvioni intense.
Europa: intensificazione delle precipitazioni
invernali, alluvioni e altri pericoli; aumento delle ondate di caldo in estate
e scioglimento dei ghiacciai, intensificazione delle differenze climatiche
regionali; maggior sollecitazione all’ambiente biologico causa spostamenti
nella flora, spostamento del turismo dal Mediterraneo
Asia centrale e settentrionale: esteso
scioglimento del permafrost con scombussolamenti per il trasporto e le
costruzioni edili, maggior paludificazione e danni ad ecosistemi; aumento nel
rilascio di metano; erosione costiera causa diminuzione ghiaccio marino
Sud Asia: aumento del livello del mare e cicloni
più intensi, alluvioni nelle pianure lungo le coste; grossa perdita delle
mangrovie e delle scogliere coralline; lo scioglimento dei ghiacciai riduce il
flusso d’acqua nei fiumi; aumento nella richiesta di risorse idriche per la
popolazione e l’agricoltura; possibili scompigli nei monsoni.
Africa: diminuzione nei raccolti e calo nella
sicurezza alimentare; aumento delle siccità e ridotte risorse idriche; danni
agli ecosistemi e perdita della biodiversità incluse alcune specie importanti;
inondazioni in alcune aree.
Australia e la Nuova Zelanda: perdita di gran
parte della barriera corallina. Diminuzione delle risorse idriche. Inondazione di
alcune aree popolate, aumento di incendi boschivi; alcuni benefici per l’agricoltura.
L’Artico: considerevole riduzione del Ghiaccio,
interruzione nella megafauna polare; perdita accelerata del ghiaccio della
Groelandia e dei ghiacciai, cambiamenti nella pesca, sostituzione della tundra
con foreste boreali; aumento dell’esposizione ai raggi UV.
Antartico e Oceano Meridionale: rischi di una
diminuzione della copertura di ghiaccio dell’Antartico occidentale con
risultante innalzamento del livello del mare con danni alla vita marina e i ai pinguini.
Tutti gli oceani: aumento nell’acidità causato
dall’alta concentrazione di CO2, riduzione nella circolazione di correnti
profonde causato dal riscaldamento nell’Atlantico settentrionale
Nessuno sa dire ancora con esattezza quale aumento nella temperatura media terrestre rispetto il valore del 1750 ma comunque è troppo, nel senso che le conseguenze dell’aumento diventeranno veramente ingestibili. A nostro parere, e quello di un numero crescente di analisti, aumenti sopra il 2-2,5°C rispetto al 1750, porteranno ad un elevato rischio di oltrepassare il punto di non ritorno che potrebbe risultare un impatto intollerabile per il benessere umano nonostante tutti i nostri tentativi di adattamento.
Aumentare gli sforzi per
attenuare gli effetti ed evitare un aumento di 2-2,5°C non sarà facile. La sua
realizzazione richiederà un successo rapido nella riduzione di emissioni di CH4
e fuliggini a livello mondiale e richiederà che i livelli delle emissioni CO2
si stabilizzino entro il 2015 o il 2020 a valori non molto superiori di quelli
di oggi, prima di iniziare a diminuire a non più di un terzo di questo livello
entro 2100.
A cura di Natascia Turato
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