Carlo Saturno, il giovane detenuto trovato appeso a un lenzuolo dagli agenti del carcere di Bari: a sei giorni dal suo presunto tentativo di suicidarsi, l'encefalogramma registra "residui di attività elettrica", e la famiglia è stata avvertita sul fatto che le sue condizioni potrebbero diventare critiche da un momento all'altro. Il giovane potrebbe non farcela.
La Procura di Bari vuole sapere con certezza quello che è accaduto in quella cella: nel fascicolo coordinato dai pm Isabella Ginefra e Pasquale Drago, c'è anche un episodio avvenuto il giorno prima della tragedia e relativo a un pestaggio da parte della polizia penitenziaria.
Anche i medici che lo stavano seguendo nel reparto di Rianimazione del Policlinico di Bari hanno manifestato qualche dubbio sul fatto che Carlo sia in fin di vita per asfissia dovuta al cappio del lenzuolo, da lui stesso annodato. Una perizia disposta dalla Procura ed eseguita dal medico legale Francesco Introna, ha stabilito che i segni intorno al collo sarebbero compatibili sia con un salto nel vuoto che con un eventuale strangolamento da parte di altri.
Le indagini non tralasciano alcun elemento. Come l'episodio avvenuto il 29 marzo, quando il giovane reagì male alla comunicazione del cambio di padiglione, aggredendo un agente e ferendolo a una mano e per questo venne picchiato. A seguito di quella lite, Carlo fu messo in cella di isolamento, dove poi il 30 marzo si sarebbe impiccato.
-A seguire il suo caso sarà ora l'avvocato Tania Rizzo, del foro di Lecce, che ha già assistito la famiglia Saturno nel processo contro nove agenti di polizia penitenziaria accusati di lesioni all'interno del carcere minorile di Lecce quando Carlo Saturno aveva solo 16 anni. "Adesso verificheremo quanto accaduto", annuncia, ma non si sbilancia in ipotesi e accuse. "Provvederemo subito a chiedere esternazioni ufficiali alla direzione del carcere di Bari e ci costituiremo nel procedimento che la Procura ha già aperto per poter seguire meglio le indagini".
L'associazione Antigone per i diritti dei detenuti intanto ieri ha fatto sapere alla famiglia Saturno che sosterrà a livello nazionale il caso. Il presidente Patrizio Gonnella aveva chiesto negli scorsi giorni un'inchiesta amministrativa e giudiziaria per accertare "quali siano state le cause del suicidio, se vi siano responsabilità dirette o indirette da parte di coloro che lo avevano in custodia, se vi è un nesso con il processo a Lecce".
Un'interrogazione parlamentare è stata rivolta al ministro della Giustizia Alfano dal parlamentare del PD Dario Ginefra, in merito al tentativo di suicidio nel carcere di Bari di un giovane detenuto. "L'Osservatorio permanente sulle morti in carcere -scrive Ginefra- ha dato notizia che lo scorso 31 marzo un 22enne di Manduria (Ta), recluso nella Casa Circondariale di Bari, avrebbe tentato il suicidio per impiccagione. Secondo la nota diffusa, a trovarlo penzoloni sono state le guardie che lo hanno tirato giu' quando respirava appena. In suo aiuto e' intervenuto il personale dell'infermeria e del 118 di Bari. Il ragazzo -prosegue il parlamentare del PD- e' parte civile in un processo contro nove agenti di polizia penitenziaria del carcere minorile di Lecce accusati di maltrattamenti e vessazioni nei confronti di alcuni ospiti dell'istituto di pena per minori, tra i quali lo stesso 22enne che era ospite della struttura 6 anni fa. Dai primi riscontri sembrerebbero dubbie le circostanze del tentativo di suicidio e diffuse le ecchimosi presenti sul corpo del ragazzo. Da qui la mia interrogazione al ministro Alfano perche' vengano chiarite tutte le circostanze ed ogni eventuali responsabilita' delle autorità competenti".















