Di HELENE PACITTOCarlo Saturno non ce l'ha fatta; è morto a soli 22 anni. Detenuto per furto, è stato trovato impiccato al lenzuolo nella sua cella del carcere di Bari proprio la scorsa settimana, e da li è cominciato il calvario del coma. La procura ha aperto un'inchiesta per istigazione al suicidio, ma ancora una volta la situazione non è chiara e la famiglia chiede a gran voce di capire cosa sia realmente successo.
Anna, una nuova sorella coraggio, dovrà portare avanti la sua battaglia e continuare a far sentire la sua voce: si dice certa che la morte sia stata provocata dai maltrattamenti subiti da parte della polizia penitenziaria. La sua opinione è certamente influenzata da alcuni precedenti che avevano come protagonista proprio il ragazzo che, appena sedicenne, aveva avuto il coraggio di denunciare presunte violenze fisiche e psicologiche subite nel carcere minorile di Lecce.
Il processo per violenze nei confronti di tre detenuti, nel quale sono imputati nove agenti, è cominciato due anni fa, ma finirà in un nulla di fatto perché dopo numerosi rinvii è ormai prossimo alla prescrizione.
Solo pochi giorni fa, Ilaria Cucchi, nella toccante intervista rilasciataci per la seconda parte del Docuweb realizzato da Ambrogio Crespi sulla drammatica situazione nelle nostre strutture penitenziarie, ci aveva detto che sperava vivamente che il sacrificio di Stefano servisse almeno come insegnamento, per far si' che episodi del genere non si ripetessero piu'.
A quanto pare cosi' non è stato, e la storia di Carlo arriva ancora una volta come un fulmine a ciel sereno a ricordarci come nelle carceri spesso si oltrepassino i limiti della decenza, calpestando la dignita' dei detenuti.
Ancora una volta siamo qui per ricordare che qualsiasi siano le colpe, non è ammissibile che vengano aboliti i piu' fondamentali diritti dell'uomo.