In periodi di piena emergenza carceraria per via del sovraffollamento accade – naturalmente in Italia – cio' che ha dell'assurdo. Un penitenziario funzionante viene chiuso. L'istituto in questione e' il penitenziario di Spinazzola. La denuncia arriva dal bolg della deputata radicale, Rita Bernardini che spiega: ''Buttati gli 8 miliardi dei contribuenti italiani che sono stati necessari per costruirlo. Intanto, se ne costruiscono di nuovi con procedure secretate, il cosiddetto Piano carceri, e non si aprono quelli gia' costruiti''. Il riferimento e' anche al carcere di Gela, inaugurato due volte ma ancora chiuso.
L'onorevole Bernardini ha presentato un'interrogazione indirizzata al ministro della Giustizia, Nitto Palma a firma di Bernardini, Beltrandi, Farina, Coscioni, Mecacci, Maurizio Turco e Zamparutti per avere spiegazioni dettagliate.
Il testo dell'interrogazione riportato integralmente sul Blog di Rita Bernardini ripercorre la storia dell'istituto penitenziario di Spinazzola "con capienza massima di 68 posti, attivato il 1 dicembre 2004 per volonta' del provveditore dottor Rosario Cardillo – si legge nell'interrogazione depositata da Bernardini – nel maggio 2005, con decreto del Ministro, il carcere assunse la denominazione di Istituto penitenziario per adulti sezione staccata di Trani".
"Il Governo, anziche' varare un decreto per garantire il potenziamento della struttura, ha disposto con decreto ministeriale del 15 giugno 2011, la soppressione dell'istituto di Spinazzola, sezione staccata degli istituti penali di Trani; decisione che e' stata comunicata dal provveditore regionale, dottor Giuseppe Matone, in data 26 luglio 2011;
la chiusura del carcere di Spinazzola consentirebbe, a detta del Ministro della giustizia una economicita' di risorse complessive coerente con l'attuale contrazione delle complessive disponibilita' finanziarie e di personale. A seguito del citato provvedimento ministeriale, il personale di polizia penitenziaria e' stato trasferito ad altre sedi, rimanendo tuttora distaccati presso il carcere in questione solo cinque agenti e la direttrice, anch'essi in attesa del trasferimento".

Nell'interrogazione al ministro Palma Rita Berardini aggiunge che la chiusura "dell’istituto di pena pugliese appare una scelta paradossale visto e considerato: a) che il denaro pubblico speso per la sua costruzione ammonta a circa otto miliardi delle vecchie lire e che il flusso di soldi investiti per attrezzarlo e, soprattutto, per 'formare' il personale di polizia penitenziaria assegnato nelle funzioni di custodia dei cosiddetti sex offenders e' stato sempre molto elevato; b) che nel richiamato istituto di pena le condizioni di vita della popolazione reclusa risultavano essere più che accettabili, cio' e' dimostrato anche dal fatto che al suo interno non si erano mai registrati atti di autolesionismo o tentativi di suicido da parte dei detenuti; c) che in tutti questi anni, nonostante il ridotto numero degli agenti e del personale di assistenza, la struttura e' sempre stata gestita ottimamente ed in piena efficienza; d) che alla chiusura del carcere conseguira' anche la soppressione di un percorso sperimentale contro la recidiva dei detenuti per reati legati alla sfera sessuale finanziato con oltre 100mila euro dal direttore sanitario della ASL/BT, dottor Francesco Polemio;
la decisione del Ministro della giustizia ha indotto i detenuti del carcere di Spinazzola ad intraprendere uno sciopero della fame ad oltranza ed e' stata fortemente osteggiata da tutte le sigle sindacali della Polizia penitenziaria (eccetto l'OSAPP)".
"Nelle prossime settimane l'amministrazione penitenziaria bandira' le prime gare per la costruzione di nuovi padiglioni – si legge ancora nell'interrogazione dei Radicali-  il che, a giudizio della prima firmataria del presente atto, rende oltremodo incomprensibile, tragicomica ed illogica la chiusura del carcere di Spinazzola, struttura che rispondeva a tutti i parametri imposti dall’Europa e che era in grado di ospitare in condizioni ottimali circa una ottantina di detenuti:
per quale motivo prima di disporre la chiusura del carcere pugliese, non sia stata convocata una conferenza di servizi, ai sensi della legge n. 241 del 1990 allargata a tutti gli enti del territorio coinvolti;
a quanto ammontino i costi relativi alla costruzione e successiva 'attivazione' del carcere di Spinazzola;
quanto sia costata alle casse dello Stato l'attivita' formativa specifica svolta a vantaggio del personale di polizia penitenziaria assegnato presso l'istituto di pena pugliese in merito alla gestione dei detenuti cosiddetti sex offenders;
quale sara' la prossima destinazione d'uso dell’immobile all'interno del quale era ubicato il carcere di Spinazzola;
se il Ministro attraverso un apposito decreto, intenda rivedere la decisione che ha portato alla soppressione dell’istituto di pena pugliese in modo da garantire il rilancio della struttura carceraria di Spinazzola integrando il personale di polizia penitenziaria in essa operante e dando così valore al denaro pubblico fino ad oggi investito".
LA RISPOSTA DI CALIENDO- All'interrogazione sulla chiusura del carcere di Spinazzola, presentata da Rita Bernardini ha risposto il sottosegretario Caliendo: "Con riferimento all'interrogazione in discussione, prima di entrare nel merito delle singole questioni sollevate – si legge nella risposta – ritengo utile evidenziare le motivazioni che hanno condotto alla dismissione dell’istituto penitenziario di Spinazzola, sezione distaccata degli Istituti Penali di Trani.
L'istituto di Spinazzola risultava sottoutilizzato rispetto alla sua capacita' ricettiva, a causa della mancanza di personale di polizia penitenziaria.
Detta situazione, peraltro, non poteva essere sanata attraverso l'assegnazione di ulteriori unita' di personale, attesa la generalizzata carenza di organico degli istituti penitenziari del Paese, molti dei quali penalizzati, sotto questo aspetto, in misura spesso molto più grave.
Pertanto, nei primi mesi di quest'anno, si e' convenuto di investire della questione il Provveditorato regionale, perche' valutasse la possibilità di distribuire diversamente la forza presente nella Regione, eventualmente incrementando le presenze a Spinazzola.
Il Provveditore, nel mese di marzo u.s., alla luce della difficolta' riscontrata nell’assegnare personale presso detta struttura, proponeva di effettuare una riflessione sulla convenienza – sotto il profilo del rapporto costi/benefici – circa il mantenimento dell’istituto in questione.
L'insieme di tutte le condizioni rappresentate – carenza di personale, scarso utilizzo della struttura, costi elevati di gestione, difficolta' nel garantire l’assistenza sanitaria – induceva il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria a determinarsi per la dismissione dell’istituto, nella convinzione che tale provvedimento risultava in linea con l’attuale politica penitenziaria, diretta ad ottimizzare le esigue risorse a disposizione, razionalizzando i servizi e la complessiva gestione del patrimonio edilizio. Conseguentemente, il 9 giugno ultimo scorso veniva inoltrata richiesta in tal senso all'On.le Ministro".

Infine, il sottosegretario Caliendo scrive che: "Sugli operatori e i relativi costi del Progetto denominato I Care', si rappresenta che il corso ha avuto l'obiettivo di formare il personale degli istituti penitenziari di Spinazzola ed Altamura alla gestione dei detenuti sex-offenders, al fine di fornire strumenti e competenze utili al miglioramento della qualità del trattamento di tale categoria di soggetti; l’iniziativa, realizzata durante l’anno 2007, e' costata 7.500 euro.
E' evidente che tale formazione specifica non andra' dispersa nonostante la chiusura dell'Istituto di Spinazzola, non solo perche' i detenuti sex-offenders sono stati trasferiti presso l'istituto di Altamura (il cui personale e' stato appositamente formato), ma anche perche' tale categoria di reclusi risulta diffusa in tutti gli istituti del Paese".