Di Vincenza Foceri – Detenuti attori in scena a Rebibbia, il reinserimento passa anche attraverso l'arte. Nel penitenziario romano e' stata regalata ai ristretti la possibilita' di liberare emozioni attraverso il teatro. Gli attori hanno messo in scena il frutto del loro lavoro in occasione della visita del sottosegretario alla giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati e il successo e' stato enorme.
Non si tratta di un progetto calato dall'alto ma di un'idea partorita dai detenuti stessi, tra cui Salvatore Striano e Giovanni Arcuri. Sono loro ad aver fondato la compagnia 'Liberi Artisti Associati', guidata dal 2003 dal regista Fabio Cavalli. Il percorso artistico intrapreso ha dato i suoi frutti. Lo stesso Striano, in carcere per camorra ma ora fuori per l'indulto, e' diventato un attore vero e proprio e ha recitato nel film 'Gomorra'.
Da passione a lavoro: Striano ha appena finito di girare un film, diretto dai fratelli Taviani, intitolato 'Dalle sbarre al palcoscenico'. Un'esperienza positiva quella del teatro in carcere che non anima solo 'speranze sperate' ma puo' dare anche sbocchi reali.
Il teatro dietro le sbarre ha, inoltre, la funzione di alleviare la detenzione . Cosi' come le attivita' ricreative in genere, la recitazione regala vere e proprie boccate d'aria. Peccato che la carenza di risorse economiche e i problemi – a tutti noti – vissuti nei penitenziari italiani, spesso, mettano a rischio tutto questo.
Le parole di Striano possono meglio far comprendere quanto sia importante riprendere coscienza di se' in carcere, cominciare a credere di nuovo che un futuro diverso e' possibile. "Il teatro per me e' stato un modo per mettermi in gioco – ha detto Striano – Una possibilita' per dimostrare di saper rispettare la societa'. Ho cominciato a recitare nel 2001 insieme ai miei compagni. Un'esperienza nata quasi per gioco e in modo autogestito. Per me -sottolinea- il teatro e' stato come aprire una porta ed iniziare una nuova strada".
Ad essere coinvolte nel progetto 'Liberi Artisti Associati' sono tre sezioni del carcere di Rebibbia. "All'inizio – ha spiegato il regista Cavalli – questo progetto era circondato da un po' di scetticismo. Ora, invece, ci sono le liste d'attesa. Ad essere coinvolte sono le sezioni 'Alta sicurezza', quella dei detenuti comuni, e la sezione precauzionale". Su circa 1.700 detenuti il teatro di Rebibbia coinvolge 100 persone. "Stiamo lavorando -chiarisce il regista- sull'Inferno di Dante e sul Giulio Cesare di Shakespeare. Ma, soprattutto, venerdi' sera al Quirino, la sezione dei detenuti comuni, quelli che possono uscire dal carcere, presentera' lo spettacolo 'La leggenda di FritzCarraldo'".















