Si parla tanto di reiserimento sociale, di recupero e vie alternativa in carcere . Ebbene, se ne parla e basta. Gia' perche' se si vanno ad esaminare i dati sul lavoro dietro le sbarre, grande opportunita' per i ristretti italiani, ecco che arrivano le dolenti note.
Dietro le sbarre lavora solo il 20% dei detenuti, negli ultimi 5 anni sono calati di crica il 30% e le retribuzioni sono ferme ai livelli del 1994.
Dietro le sbarre lavora solo il 20% dei detenuti, negli ultimi 5 anni sono calati di crica il 30% e le retribuzioni sono ferme ai livelli del 1994.
Questi sono i dati diffusi dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria sul lavoro in carcere riferiti all'anno 2011. I detenuti che lavorano durante la pena sono stati 13.765 (il 20,4%).
Di questi 11.508 hanno prestato opera alle dipendenze del DAP e 2.257 presso aziende esterne.
I detenuti lavoratori sono: 833 semiliberi e 852 ristretti ma ammessi al "lavoro esterno". Se si fa riferimento a quelli impegnati in carcere si parla di 12.080 persone.
I detenuti lavoratori sono: 833 semiliberi e 852 ristretti ma ammessi al "lavoro esterno". Se si fa riferimento a quelli impegnati in carcere si parla di 12.080 persone.
Un numero esiguo che rispechia la riduzione di fondi dedicati al reinserimento lavorativo: in 5 anni i fondi sono diminuiti del 30%. Con la riduzione delle finanze dedicate al lavoro in carcere gli occupati sono rimasti uguali (pochi come prima) ma gli stipendi si sono abbassati del 30,5%. Da 18 anni le retribuzioni dei detenuti non vengono adeguate.















