Prende sempre più piede il lavoro part-time che riesce a coinvolgere nell'occupazione chi rischia altrimenti di rimanerne fuori. In Europa, oggi, un lavoratore su cinque ha un contratto a tempo parziale. In alcuni paesi la percentuale è anche maggiore. Coinvolge soprattutto la componente femminile ma in questi ultimi tempi comincia a interessare anche figure manageriali e di responsabilità . A dirlo è l'indagine di Eurofound, la fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, che ha indagato le realtà imprenditoriali di 30 paesi europei.
Il paese in cui è più diffuso è l'Olanda dove il 48,3 per cento di chi ha un impiego, ha in tasca un contratto a tempo parziale. Nei Paesi Bassi più del 90 per cento delle imprese ha tra le sue fila almeno un dipendente part-time. Il secondo paese è la Svezia, seppure con valori significativamente minori (27 per cento dei contratti totali). Sempre in Olanda, ma anche in Belgio, Germania e Regno Unito c'è la più alta concentrazione di imprese che impiegano a tempo parziale più del 20 per cento della forza lavoro complessiva.
L'Italia, seppure registra una diffusione crescente, è il paese dove invece c'è la più elevata percentuale di imprese con meno del venti per cento di lavoratori part-time. Come se il fenomeno da noi, più di quanto accade altrove, continui a concentrarsi in un ristretto numero di imprese virtuose.
Se alcuni sono i paesi “pionieriâ€, nazioni che guidano una lenta ma inarrestabile trasformazione, in molti altri c'è comunque fermento. In Italia in dieci anni, la quota di chi ha un contratto a tempo parziale è quasi raddoppiata dal 7,9 per cento al 14,3 per cento. In Germania si è arrivati al 26,1 per cento (era il 19 per cento).
Se alcuni sono i paesi “pionieriâ€, nazioni che guidano una lenta ma inarrestabile trasformazione, in molti altri c'è comunque fermento. In Italia in dieci anni, la quota di chi ha un contratto a tempo parziale è quasi raddoppiata dal 7,9 per cento al 14,3 per cento. In Germania si è arrivati al 26,1 per cento (era il 19 per cento).
In Germania circa l'82 per cento delle imprese ha almeno un contratto part time in corso. In Svezia si è passati dal 19,7 per cento al 27 per cento. Nel Regno Unito dal 24,6 al 26,1 per cento. Anche qui la quota delle imprese che hanno almeno un contratto a part time è pari all'80 per cento. In Spagna la quota dei lavoratori part-time è passata dall'8 per cento al 12,8 per cento. La media complessiva nei 27 paesi dell'Unione europea è passata dal 15,9 al 18,8 per cento.
Sono molte le ragioni, dicono gli autori del rapporto, delle differenze così acute da un posto all'altro nel livello di diffusione del part-time e della sua composizione tra posti a bassa qualificazione e medio-alta. Di certo a incidere, ad esempio, è l'accesso ai servizi di assistenza all'infanzia di buona qualità e a prezzi abbordabili. Quando questi servizi sono inadeguati o troppo costosi le donne tendono ad essere costrette a un'occupazione part-time poco qualificata. Ci sono poi le differenze culturali riguardo gli orari di lavoro. In alcuni paesi come il Regno Unito e i nuovi paesi membri viene considerato accettabile socialmente (e desiderabile) lavorare su turni orari molto lunghi, mentre in altri paesi, come ad esempio la Francia, la Svezia e l'Olanda, sono presenti comportamenti caratterizzati da orari di lavoro più brevi.
Sono molte le ragioni, dicono gli autori del rapporto, delle differenze così acute da un posto all'altro nel livello di diffusione del part-time e della sua composizione tra posti a bassa qualificazione e medio-alta. Di certo a incidere, ad esempio, è l'accesso ai servizi di assistenza all'infanzia di buona qualità e a prezzi abbordabili. Quando questi servizi sono inadeguati o troppo costosi le donne tendono ad essere costrette a un'occupazione part-time poco qualificata. Ci sono poi le differenze culturali riguardo gli orari di lavoro. In alcuni paesi come il Regno Unito e i nuovi paesi membri viene considerato accettabile socialmente (e desiderabile) lavorare su turni orari molto lunghi, mentre in altri paesi, come ad esempio la Francia, la Svezia e l'Olanda, sono presenti comportamenti caratterizzati da orari di lavoro più brevi.
Ma pesano anche le differenti normative e altri fattori.
Il fenomeno ha di certo una caratterizzazione di genere. La media continentale è del 32 per cento per la componente femminile e dell'8,3 per cento per quella maschile. Circa quattro volte. In Italia la sproporzione è ancora più accentuata. Il 30 per cento rispetto al 6 per cento. Anche in Olanda, così come in tutti i paesi, la composizione è caratterizzata da elementi di genere. Tre donne su quattro lavora con il part time, ad ogni modo però fa lo stesso a un uomo su quattro. Anche in Germania il rapporto è 9,7 per cento contro 45 per cento. Nel Regno Unito 11,8 per cento e 43. In Svezia e Danimarca, tra i paesi dove il part time è più sviluppato, le proporzioni diventano un po' meno marcate (rispettivamente 14,2% e 41% e 15,3% e 38%). Laddove invece il part-time ha preso meno piede, le quote di donne e uomini che hanno accesso a questa tipologia contrattuale è pressoché la stessa (Bulgaria, Romania, Slovacchia e Lituania).
Il fenomeno ha di certo una caratterizzazione di genere. La media continentale è del 32 per cento per la componente femminile e dell'8,3 per cento per quella maschile. Circa quattro volte. In Italia la sproporzione è ancora più accentuata. Il 30 per cento rispetto al 6 per cento. Anche in Olanda, così come in tutti i paesi, la composizione è caratterizzata da elementi di genere. Tre donne su quattro lavora con il part time, ad ogni modo però fa lo stesso a un uomo su quattro. Anche in Germania il rapporto è 9,7 per cento contro 45 per cento. Nel Regno Unito 11,8 per cento e 43. In Svezia e Danimarca, tra i paesi dove il part time è più sviluppato, le proporzioni diventano un po' meno marcate (rispettivamente 14,2% e 41% e 15,3% e 38%). Laddove invece il part-time ha preso meno piede, le quote di donne e uomini che hanno accesso a questa tipologia contrattuale è pressoché la stessa (Bulgaria, Romania, Slovacchia e Lituania).
In Italia, dove il tasso di occupazione delle donne è ancora lontano dagli obiettivi fissati e dalla media continentale, ci sono ampi margini di crescita. Basti pensare che, secondo un'indagine realizzata dall'Isfol, oltre la metà delle donne inattive sarebbe disponibile a lavorare fino a 25 ore settimanali. Fra loro quasi quattro su dieci accetterebbe un lavoro per un reddito netto fra i 501 e i 1.000 euro al mese.
Per le posizioni di alto profilo il part-time non è più un tabù assoluto. Il 26 per cento delle imprese coinvolte dall'indagine di Eurofound hanno risposto che nel proprio staff hanno qualcuno che ricopre ruoli di management, supervisione o ad alta qualificazione che ha un contratto a tempo parziale. Anche in questo caso l'Olanda è davanti a tutti. Infatti nei Paesi Bassi complessivamente il 47 per cento delle imprese ha almeno un profilo elevato con un contratto part time. Il 25 per cento delle imprese dicono che è una soluzione normale mentre un altro 28 per cento lo fa in casi eccezionali. Nel Regno Unito le quote sono rispettivamente del 14 e del 22 per cento. In Germania il 7 e il 25 per cento. Entrambi sopra alla media europea. Al di sotto invece l'Italia che si ferma al 5 per cento e all'11 per cento. La media europea è dell'8% e del 18 per cento. Ma in queli settori accade con più frequenza? Soprattutto nell'intermediazione finanziaria, servizi sanitari e lavori sociali, nell'immobiliare e in altri servizi. Per lo più sono i manager nell'ambito delle risorse umane ad avere un contratto par time.















