16 giu. – I dati di maggio 2010 sulla cassa e sui licenziamenti rimangono preoccupanti e confermano la profondita' della crisi e le conseguenze sull'occupazione e sul tessuto produttivo lombardo.E' quanto emerge dai dati diffusi dalla Cgil Lombardia. Da questi si evince che: "esaurita la cassa ordinaria si passa a quella straordinaria e in deroga. Se raffrontata allo stesso periodo del 2009, nei primi cinque mesi del 2010 la cassa cresce complessivamente ancora del 110%. Crescita ridotta per l'ordinaria (12%), molto piu' evidente per la straordinaria (+318%) e in deroga (+612%).
I licenziamenti, rispetto allo stesso periodo, aumentano ancora del 15%. "La CGIL Lombardia – dice Giacinto Botti, segretario responsabile del Dipartimento Politiche contrattuali che ha svolto l'ultima elaborazione sui dati Inps – conferma che, pur in presenza di un positivo sussulto di crescita degli ordini e della produzione dell'industria (ma non dell'artigianato) in Lombardia – che deve essere consolidato per poter affermare di essere in presenza di una reale ripresa – anche nel mese di maggio si registra ancora il pesante impatto della crisi sul tessuto produttivo ed economico della nostra regione. E aumentano i tassi di disoccupazione e ancora i licenziamenti.
Si aggravano le situazioni critiche che esaurita la cassa ordinaria passano a quella straordinaria e in deroga. Sappiamo che la crisi non lascera' nulla come prima, ma per uscirne non se ne deve scaricare il peso sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori con la riduzione dell'occupazione e l'aumento del lavoro precario". Per uscirne e recuperare i livelli degli anni passati "serve tutto il contrario di quanto prevede la manovra finanziaria del Governo" contro la quale la CGIL ha proclamato lo sciopero generale del 25 giugno, che in Lombardia sara' di otto ore con manifestazione regionale a Milano.
Il settore dell'artigianato e' quello piu' colpito, con una crescita della cassa totale del 1.683%, seguito a ruota dal commercio, con una crescita della cassa del 1.284%. La minore dinamica della crescita della cassa per il settore industriale (78%) – prosegue Botti – e' principalmente imputabile all'alto ricorso della cassa che questo settore subisce pesantemente da oltre 20 mesi. La variazione della cassa integrazione tendenziale (maggio 2010 su maggio 2009) e' pari al 35,08%, di cui la cassa straordinaria sale del 232,20%, quella in deroga del 909% e quella ordinaria diminuisce del 45,95%. La variazione congiunturale, cioe' la variazione sul mese precedente (maggio su aprile) e' pari a un meno 8,28%. Segno di un rallentamento, ma giustappunto congiunturale e non tendenziale. Infatti l'altro dato preoccupante e' che insieme alla cassa aumentano ancora i licenziamenti e le mobilita'.
I dati relativi ai licenziamenti e agli inserimenti nelle liste di mobilita', nei primi cinque mesi 2010 sullo stesso periodo del 2009, confermano ancora un aumento del 15%, con un totale di 26.378 lavoratrici e lavoratori interessati. Di questi, 9.756 (+ 22%) con la legge 223/91 (mobilita'), e 16.571 8 ( + 11%) con la legge 236/93 (disoccupazione).
I settori piu' colpiti dalla cassa integrazione, cioe' quelli che si trovano sopra la linea della media regionale (110%) sono: servizi (8.145,58%), commercio (1.284,82%), installazione impianti per edilizia (627,74%), estrazione minerali metalliferi (1.585,51%), legno (157,14%), metallurgiche (126,41%), meccaniche (133,12%), abbigliamento (142,65%), lavorazioni metalli non metalliferi (220,44%), carta e stampa (144%), altro (378,53%), varie (162,64%). A livello provinciale si confermano le tendenze storiche. Sopra la linea di demarcazione della crescita della cassa integrazione della Lombardia (110%) troviamo: Bergamo (296,64%), Milano (229,42%), Lodi (195,03%), Cremona (135,53%), Mantova (120,28%).
Al di sotto della linea regionale troviamo: Lecco (88,93%), Como (78,95%), Brescia (72,98%), Varese (51,04%), Sondrio (39,67%) Pavia (7,70%). Nel complesso in Lombardia l'incidenza totale della cassa integrazione sulla popolazione attiva dipendente, cioe' il numero aggiuntivo di persone senza lavoro, e' del 6,48%















se fosse per la fiom ne avremmo altri migliaia anche a pomigliano