Barack Obama è riuscito ancora una volta a mediare tra Democratici e Repubblicani al Congresso: meno di un'ora prima della sospensione dei finanziamenti per molte delle agenzie federali da parte del Tesoro il presidente è riuscito a scongiurare in extremis la paralisi. Ninete chiusura dunque per la Statua della Libertà , l'isola-museo di Alcatraz, e per i parchi nazionali di Yellowstone e Yosemite. E niente stop alla raccolta rifiuti a Washington, e all'emissione dei visti nelle ambasciate Usa. I soldati in Iraq e in Afghanistan riceveranno regolarmente lo stipendio.
"Dopo settimane di lunghi e difficili negoziati sul bilancio pubblico i due partiti hanno trovato l'intesa per tagliare le spese e investire nel futuro". Queste le parole con cui Obama ha spiegato in TV la situazione; ancora una volta è stato proprio lui l'ago della bilancia: ritagliandosi un ruolo quasi super partes, vestendo i panni del mediatore. Stavolta il risultato della mediazione sono 38,5 miliardi di dollari di tagli immediati alla spesa pubblica, che consentono di arrivare fino a giovedì, quando è fissata una votazione finale al Congresso (la Camera a maggioranza repubblicana e il Senato a maggioranza democratica). In tutto, rispetto alla prima versione del bilancio che Obama aveva appoggiato l'anno scorso, i tagli accettati dai democratici arrivano a 78 miliardi.
La sinistra è riuscita a evitare le misure più indigeste che i repubblicani avevano tentato di introdurre nella legge di bilancio, cioè i tagli ai servizi sanitari per le donne meno abbienti (voluti dagli antiabortisti), e il ridimensionamento dei poteri dell'agenzia per l'ambiente. Tuttavia la sinistra mastica amaro: ha la sensazione che Obama in nome del pragmatismo faccia troppe concessioni al partito repubblicano. Se a dicembre il presidente aveva ceduto sugli sgravi fiscali ai ricchi (gli stessi dell'Amministrazione Bush, prorogati), con l'accordo di ieri è tutto il dibattito sulla spesa pubblica che continua a spostarsi sul terreno prediletto dei repubblicani: niente aumenti di tasse, ridimensionamento drastico del Welfare. Per la destra questo è solo un assaggio. Il suo progetto strategico è quello presentato la settimana scorsa: 6.000 miliardi di tagli in dieci anni, con la privatizzazione del Medicare (l'assistenza sanitaria agli over-65) e un pesante ridimensionamento della Social Security (pensioni). E' lo smantellamento di conquiste sociali che risalgono al New Deal di Franklin Roosevelt, il piano di lungo termine della destra. Lo Stato minimo, è quel che vogliono i militanti della sua ala più radicale, il tea Party.















UUUUUUUUUUUUUUUUUUU, CHE SUCCESSONE PER OBAMA!!!
HA EVITATO PER UN SOFFIO DI DOVERE METTERE IL CARTELLO FUORI DALLA CASA BIANCA CON SOPRA SCRITTO: “CHIUSO PER FALLIMENTO”!!!
MANCAVA SOLO QUELLO E POI I CITTADINI STATUNITENSI AVREBBERO CACCIATO L’ “ABBRONZATO” A CALCI NEL POPO’ SEDUTA STANTE INVECE DI CALCIROTARLO L’ANNO PROSSIMO ALLE ELEZIONI PRESIDENZIALI DEL 2012 ! ! !