20Â ago. – Sono praticamente quadruplicati (+272%) gli sbarchi di concentrato di pomodoro cinese in Italia negli ultimi dieci anni e rappresentano oggi la prima voce delle importazioni agroalimentari dal gigante asiatico.
E' quanto afferma la Coldiretti, sulla base di una analisi sui dati relativi ai primi cinque mesi del 2010 rispetto allo stesso periodo del 2000, nel sottolineare che la possibilita' di ''spacciare'' come Made in Italy la produzione orientale, oltre ai rischi sanitari confermati dai recenti sequestri, sta mettendo in crisi la coltivazione della vera pummarola Made in Italy il cui raccolto e' stimato quest'anno in calo di quasi il 10 per cento.
Il quantitativo che sbarca in Italia dalla Cina dovrebbe superare a fine anno i 100 milioni di chili e corrisponde – sottolinea la Coldiretti – a quasi il 15 per cento della produzione di pomodoro fresco italiana destinato alla trasformazione realizzata in Italia.
Dalle navi – denuncia la Coldiretti – sbarcano fusti di oltre 200 chili di peso con concentrato da rilavorare e confezionare come italiano poiche' nei contenitori al dettaglio e' obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione del pomodoro. Una situazione che consente ad operatori senza scrupoli nelle regioni del centro sud del Paese di non rispettare gli impegni assunti e di sottopagare quest'anno la produzione nazionale su valori insostenibili per gli agricoltori, mettendo a rischio – precisa la Coldiretti – reddito ed occupazione nelle ottomila aziende italiane che su 85mila ettari di terreno coltivano pomodoro da destinare alle 173 industrie nazionali dove trovano lavoro 20mila persone.
Nelle campagne – continua la Coldiretti – si segnalano ritardi nel ritiro dei prodotti, clausole vessatorie e mancato rispetto delle regole contrattuali che stanno provocando incertezza e danni ai produttori agricoli nonostante una annata caratterizzata da una produzione con ottime caratteristiche qualitative. (fonte Asca)















