I dati di Legambiente parlano chiaro: il giro d'affari delle ecomafie nel 2010 e' stato di 19,3 miliardi, e dal 1992 addirittura pari a 281 miliardi.
Secondo il 'Rapporto Ecomafia 2011' presentato da Legambiente nonostante una riduzione dei rifiuti “spariti” nel 2010, i dati rimangono allarmanti.
Se nel 2009 i rifiuti trattati dalle mafie erano 31 milioni di tonnellate, nel 2010 14,5 milioni per un totale pari a una colonna di tir carichi da Milano a Reggio Calabria, piu' di mille chilometri.
E ora i dati economici. Secondo il Rapporto il business dei clan mafiosi, attraverso gli investimenti in opere pubbliche, potrebbe aggirarsi intorno agli 11 miliardi di euro, 1,8 miliardi con l'abusivismo edilizio e 216 milioni dal traffico di opere e reperti archeologici.

Proprio nella lotta al traffico di beni e reperti le forze dell'ordine hanno accertato 983 furti di opere d'arte e il recupero di 84.869 oggetti d'arte, l'arresto di 52 persone e l'apertura di inchieste contro 1.237.

Non si arresta invece la crescita dei reati penali in campo ambientale, che nel 2010 sono stati 30.824, registrando un incremento del 7,8% rispetto all'anno precedente.

Diminuiscono tuttavia le persone denunciate, 25.934 (l'anno prima erano 28.472), gli arresti, che si fermano a quota 205 (316 nel 2009) e i sequestri 8.771 (nel 2009 erano 10.737), ed anche le infrazioni nel ciclo dei rifiuti crescono del 14%.
Diminuiscono invece i reati nel ciclo del cemento, che passano da 7.463 nel 2009 a 6.922 nel 2010. Invariato nella sostanza il numero delle infrazioni nel ciclo alimentare, che si ferma a quota 4.520.