La modernizzazione del terziario e' la "porta stretta" da cui dovra' passare la ripresa dell'economia italiana. Ma il settore, nonostante le attese, e' ancora al palo e questo pesa sulle prospettive di crescita del Paese. Restano ancora, infatti, ampie sacche di improduttivita' e di scarsa razionalizzazione delle risorse nonche' di scarsa concorrenza; tutto il contrario di quanto messo in cantiere dalla Germania che fa dello sviluppo dei servizi uno degli elementi portanti del suo sviluppo. La riflessione e' del Censis che affronta la questione nel consueto ''Diario della ristrutturazione del terziario'', realizzato in collaborazione con il sistema delle Banche di Credito Cooperativo. Il settore terziario pesa ad oggi per il 71% del valore aggiunto prodotto in Italia, il 55% delle imprese attive e il 66% dell'occupazione. Ma alla fine del terzo trimestre del 2010 "si deve invece constatare che il settore, nel suo complesso, non ha effettuato quel salto qualitativo che si auspicava e che rimane indispensabile per una solida ripresa dell'economia italiana".
Eppure, scrivono gli economisti del Censis, in molti comparti "sarebbe possibile fare incremento di valore, con pochi investimenti e un po' di razionalizzazione, perche' esistono ancora ampie sacche di improduttivita' e di scarsa razionalizzazione delle risorse, nonche' di scarsa concorrenza. I morsi della crisi non hanno ancora prodotto quella reazione, a livello complessivo, che ci si attendeva". Eppure basterebbe guardare alla 'locomotiva' tedesca, l'economia che presenta le maggiori analogie con quella italiana, per capire quale sia la strada. Tra il 2007 e il 2009, infatti, entrambi i paesi hanno perso valore aggiunto (-6,6% l'Italia e -4,3% la Germania), un calo su cui ha pesato moltissimo il settore industriale, dove infatti il valore aggiunto e' diminuito in entrambi i Paesi di oltre il 18%. Ma e' il valore aggiunto realizzato nei servizi ad evidenziare la prima differenza: -3% in Italia; +1,5% in Germania. Non solo. Anche per quel che riguarda gli occupati (diminuiti pesantemente nell'industria -5,3% in Italia e -1,5% in Germania), il settore dei servizi parla una lingua diversa: stabili in Italia , in aumento del 2,3% in Germania. Stesso gap sui salari orari: -1,7% in Italia; +3,3% in Germania.