Di Dimitri Buffa – Con la decisione, non inattesa, con cui la Consulta oggi ha dichiarato incostituzionale tutta la legge Fini-Giovanardi (in realtà semplicemente non la considera convertita in legge), le conseguenze nel medio e nel lungo periodo potrebbe essere un mega “svuota carceri”. Cosa che per certi versi potrebbe dare una mano a questo governo un pochino inconcludente per non doversi trovare a mal partito il prossimo 24 maggio quando la Cedu (Corte europea dei diritti dell’uomo) presenterà il conto al nostro paese in materia di stato di diritto e di condizioni disumane in cui i carcerati sono costretti a vivere.

consulta

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Il perché è presto detto: siccome da quel che si legge nel comunicato della Corte (presto si leggeranno anche le motivazioni) a essere stata dichiarata incostituzionale non è questa o quella norma dell’impianto forcaiolo della Fini-Giovanardi, ma la legge in se, che non si considera convertita in virtù del fatto che non si può mettere una cosa come questa nel decreto per le Olimpiadi invernali di Torino, sottoporre il tutto a voto di fiducia e bypassare così il Parlamento, rivivrà già da domani la vecchia normativa del 1990 , cioè la legge Jervolino Vassalli. Che però a sua volta era stata emendata dal referendum promosso dal Cora, Coordinamento radicale anti proibizionista, all’epoca presieduto da Marco Taradash.

Uno degli ultimi referendum promossi e vinti dai radicali di Pannella e dai movimenti della loro galassia. E quel referendum abolì la presunzione di colpevolezza per il possesso a uso personale anche di quantità non indifferenti di sostanze stupefacenti. Leggere e pesanti. Lo spaccio va sempre provato.

Ergo, in nome del sacrosanto principio costituzionale del “favor rei”, non solo tutti i consumatori che negli ultimi otto anni hanno conosciuto il carcere perché trovati in possesso di qualche grammo di droga leggera o pesante chiederanno la revisione delle loro condanne e l’immediata scarcerazione se non detenuti per altra causa, nonché la ripulitura della fedina penale, ma anche i piccoli, medi e anche grandi trafficanti potranno chiedere tramite i loro avvocati un incidente di esecuzione della pena, si chiama così tecnicamente, per ricalcolare la condanna secondo la legge loro più favorevole.

Il che significa che una persona condannata ad esempio a dieci anni con la Fini Giovanardi può vedersi diminuire di molto la pena con la vecchia Jervolino Vassalli, anche in caso di spaccio provato, e siccome nel 2006 è anche passato un indulto molti potrebbero usufruire di questa via di uscita dal carcere.

cannabis

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Inoltre da oggi la custodia cautelare per piccoli reati “border line” tra possesso e piccolo spaccio di droga, di ogni droga, sarà molto più difficile. E anche questo aiuterà a tenere le carceri con un numero accettabile di ospiti. Infine, in un’ottica mondiale che sembra andare verso la legalizzazione quantomeno delle droghe leggere, o cosiddette tali, questo “step” potrebbe diventare molto utile per armonizzare la legislazione italiana con quelle europee tutte molto meno proibizioniste.

Oggi la Consulta ha messo la parola fine a una legge nata dal sogno ideologico di Gianfranco Fini, poi trasformatosi in incubo, e sopravvissuta alla triste parabola del suo declino politico. Tutti i problemi di sovraffollamento carcerario degli ultimi anni si devono almeno al 50 per cento a questa legge e per un altro 20 per cento a un’altra legge, quella sull’immigrazione, che sempre il nome dell’ex leader di An porta. L’incubo ideologico è durato esattamente per due Olimpiadi invernali, da Torino a Sochi. Chissà che anche questo non sia un segno del fato.