Di ROBERTO IOZZO – Novant'anni anni erano davvero troppi. E' questo il lasso di tempo che era stato deciso per il diritto di superficie sulle spiagge concesso ai privati
. Un periodo di tempo che aveva lasciato interdetto il Capo dello
Stato Giorgio Napolitano che, dopo aver espresso le sue perplessita', è
riuscito ad ottenere una modifica al testo del dl sviluppo: i 90 anni sono stati ridotti a 20 .
E' stato deciso, inoltre, che il diritto di
superficie sulle spiagge andra' rilasciato nel pieno rispetto dei
principi comunitari di "economicità, efficacia e imparzialità".
Ma non sono queste le uniche novita'. E' stato anche introdotto un tetto
alla sanzione amministrativa per le liti temerarie sugli appalti
pubblici, mentre passa a 90 giorni il silenzio-assenso se il
soprintendente dei Beni culturali non procede al rilascio
dell'autorizzazione paesaggistica. Il testo, cosi' corretto dopo la
consultazione fra i tecnici del Quirinale e il governo, è stato firmato
da Napolitano ed è pronto per la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Il Colle sottolinea che "la nuova versione
del decreto è la risultante dalle consultazioni intervenute tra il
governo e la presidenza della Repubblica secondo una corretta prassi di
leale collaborazione istituzionale".

Ma la novita' piu' rilevante introdotta nel testo del governo per il
rilancio dell'economia riguarda la misura sugli arenili che ha sollevato
un fiume di polemiche nei giorni scorsi. I tecnici di Napolitano sono
in pratica riusciti ad ottenere un maggior raccordo del regime
introdotto dal decreto con la normativa comunitaria, reso necessario dal
fatto che l'Italia è gia' stata soggetta a una procedura di infrazione
da parte di Bruxelles per la violazione della direttiva Bolkestein del
2006 sulle liberalizzazioni.
Ovviamente la Ue non è stata a guardare e si è subito schierata contro la norma
perche' non in linea con le regole del mercato interno e, in
particolare, con la direttiva dei servizi. Ad affiancarla ci sono le
associazioni ambientaliste, dei consumatori e l'opposizione, contenti
della riduzione da 90 a 20 anni ma convinte che non basti, per questo
insistono con il governo perche' venga ripristinato il regime in vigore.
Wwf e Fai pero' temeono che pero': "L'inghippo
della trasformazione del diritto di concessione in diritto di
superficie mette a rischio cementificazione le spiagge. Si vuole infatti
separare la proprietà del terreno da quello che viene edificato e
questo significa garantire ai privati la proprietà degli immobili, già
realizzati o futuri sul demanio marittimo
".

Le due associazioni aggiungono: "In concreto questo significa che con
l'introduzione del diritto di superficie se lo Stato vorrà le spiagge
libere da infrastrutture, una volta scaduto il termine dei vent'anni,
dovrà pagare ai privati il valore degli immobili realizzati perché
questi saranno a tutti gli effetti di loro proprietà e quindi potranno
essere venduti o ereditati".
"In via teorica, anche se poco applicata, lo Stato oggi può revocare le
concessioni in caso di violazioni; cosa che non sarà più possibile con
il diritto di superficie".