Di AMBROGIO CRESPI – Il principio è quello giusto: se Saverio Romano non è condannato e se i pubblici ministeri hanno addirittura chiesto il proscioglimento, non puo’ essere certo il sospetto a condizionare le scelte delle istituzioni. Poi, diciamocelo, se il Presidente della Repubblica aveva dei dubbi acquisiti sulla base delle sue informazioni, non avrebbe dovuto firmare il decreto di nomina. E’ scorretto che dopo la firma comunichi che ha una riserva. E’ una metodologia inusuale che non rispetta le istituzioni e che sembra piu’ condizionata dal rapporto con i media.
Ma perche’ quello che vale per Romano non vale per Claudio Scajola? Francamente per me è incomprensibile: Scajola non risulta neanche essere indagato. Quando sono caduti su di lui i sospetti, con molta correttezza si è dimesso, consentendo cosi’ alla magistratura di indagare senza alcun ostacolo. Scajola è stato condannato al pubblico ludibrio per il modo totalmente sbagliato con cui ha gestito quella fase di crisi e per alcune indiscrezioni emerse dalle indagini che probabilmente non avevano riscontro con la realta’.
Ma a Scajola Berlusconi, da quello che leggo sui giornali, ha anteposto dei sondaggi che dimostravano che l’opinione pubblica era contraria a un suo ritorno all’attivita’ politica governativa. Mi domando: ma Berlusconi li ha fatti i sondaggi su Romano? E l’opinione pubblica si è mostrata entusiasta del suo arrivo? E’ una domanda che mi fa dedurre che le ragioni che hanno portato Romano a diventare ministro non hanno a che fare con il consenso dell’opinione pubblica, cosi’ come i motivi che oggi tengono lontano Scajola non sono legati al dissenso. Ma di tutto questo Berlusconi cosa dice?















