Di VINCENZA FOCERI – Un Ramadan di sangue, un digiuno religioso fatto di morti e distruzione . E' questo lo scenario con cui devono fare i conti i musulmani siriani, per colpa degli attacchi dell'esercito. Non stiamo parlando di una guerra ma 'solo' di repressione. Le granate lanciate su civili inermi, alle prime luci dell'alba di domenica sono sembrate alle truppe fedeli a Bashar al-Assad l'unico modo per mettere a tacere il dissenso rispetto al regime. Il massacro costato la vita a 150 persone nella citta' di Hama, tuttavia, non e' stato l'unico.
I tank continuano ad assediare la gente, spostandosi da una citta' ad un'altra. Si muore in Siria, solo perche' si e' tentato di difendere un'idea, solo perche' si e' deciso di scendere in piazza e manifestare. Il mondo 'civile' dell'era globalizzata, di internet, facebook e Twitter puo' accettare di guardare e stare in silenzio? Spero di no, non puo' e non deve essere cosi'. L'indignazione per la scia di violenza e morte che non si arresta si e' gia' sollevata, tuttavia non sono state ancora prese decisioni al riguardo. L'Onu si sta consultando e intanto i siriani continuano a morire.
C'e' chi parla di sanzioni economiche, chi dispensa condanne a parole ma pensate che questo possa bastare a fermare un esercito che 'sragiona'? Un regime che si guadagna il consenso col terrore? Occorrono decisioni condivise e interventi reali. Subito! Non si puo' piu' attendere. La primavera araba ci ha insegnato che la democrazia puo' partire anche dal web, allora mobilitiamoci anche noi, gente comune, offesa dalle immagini televisive di un massacro annunciato, giustificato dalla 'repressione'. Una parola, questa, che non ci piace affatto, che si colora di rosso e nero, sangue e oscurita' delle idee e dei pensieri. Il mio augurio ai musulmani siriani non puo' che essere quello di un Ramadan di pace e di liberta'.
Alla comunita' internazionale, invece, un invito a non voltarsi dall'altra parte e di rispondere immediatamente, di fermare questo massacro ingiustificato. Non puo' essere perso altro tempo, le ore passano e i morti crescono.