DI ALESSANDRA LANZI – Il premier non si fida piu' di Fini. E viceversa. A quasi una settimana dalla richiesta di fiducia in Parlamento abbiamo imparato qualcosa e cioè che dal divorzio nessuno esce incolume. Al contrario, entrambi vittime. E a godere fra i due litiganti è sempre il terzo.
Ne è la riprova la Lega che dallo scontro fra il premier e il presidente della Camera ha guadagnato numeri, e tanti, confermandosi il primo partito nel nord. Ed è per questo che il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha più volte ribadito che le elezioni a marzo sono "un'ipotesi plausibile".
E come biasimarlo? Se si andasse alle urne in tempi brevi il Carroccio sottrarrebbe non pochi consensi al Pdl, sceso sotto la soglia psicologica del 30% da diverse settimane. D'altronde il movimento del Senatùr ha il federalismo fiscale in cassaforte, con i decreti attuativi che andrebbero avanti anche in caso di scioglimento delle camere.
E intanto il premier ha paura di fare la fine di Prodi ed è percio' sensibile al richiamo delle 'sirene' del voto. Ma teme di restare senza scudo per i processi a suo carico in corso, con il lodo Alfano costituzionale e il processo breve fermi in Parlamento, e con la probabile bocciatura da parte della Corte Costituzionale del legittimo impedimento. D'altro canto Futuro e Libertà non vuole accettare il diktat del Cavaliere, ma al tempo stesso teme un rapido ritorno alle urne. Ha bisogno di piu' tempo per organizzarsi nel territorio.
E come diceva sempre Bossi in tempi non sospetti "la Lega ce l'ha sempre duro". Ed è per questo che fra i due litiganti il padano gode.















