Di VALERIA MENCARELLI – La Camera ha votato contro l'arresto di Nicola Cosentino. La notizia ha riempito i giornali, i siti web, le televisioni. Conosciamo tutti le accuse che pendono sulla sua testa (di essere sostanzialmente il referente politico del clan dei casalesi) ma il voto di oggi esprimeva altre cose, prima fra tutte la coerenza politica.
Una cosa salta subito all'occhio: la Lega non sa che fare, al punto da costringere il Pdl a chiedere la votazione segreta. Un partito aristocratico come quello del Carroccio non riesce a trovare una linea coerente sulla vecchia alleanza con il Pdl e Berlusconi, ma soprattutto non riesce a decidersi sulla custodia cautelare. Al contrario i Radicali, che da sempre sostengono il ricorso eccessivo della giustizia italiana al carcere preventivo, riescono a essere fedeli alle loro battaglie. E pur essendo un partito piccolo, e' sempre l'ago della bilancia nelle votazioni piu' delicate.

Il secondo retroscena di questo voto e' quello strettamente giustizialista. Senza entrare nel merito della persona e dei reati che puo' aver commesso, il carcere preventivo va contro il serio problema del sovraffollamento delle nostre carceri. Ci sono troppe persone in Italia che occupano celle in attesa di giudizio e i tempi dei nostri tribunali sono sempre troppo lunghi.

La terza considerazione sull'analisi di questo voto e' puramente populista. Cosentino ha la "fortuna" di essere un deputato e un privilegiato, la cui richiesta di custodia cautelare passa attraverso un organo parlamentare. Gli italiani non possono dire altrettanto e non godono di una votazione collettiva in cui entrano in ballo interessi personali.