Di LUIGI ERBETTA – Tempi duri per il governo. Lo si sapeva. Quando si nomina la parola lavoro, tutti si fermano e si mettono ad ascoltare. Specialmente in questo particolare periodo storico il tema dell'occupazione e' molto caro agli italiani. Chi non ha un lavoro e' sfiduciato e ha la sensazione che non lo trovera' mai. Chi un posto ce l'ha e' sempre sul "chi va la'e' e ha l'impressione che da un momento all'altro ci si possa ritrovare disoccupato. Quindi il sinonimo di "lavoroe' nell'Italia del 2012 e' "incertezzae'. E l'incertezza crea tensione, che a sua volta provoca insoddisfazione, che si manifesta attraverso scioperi e proteste.
Certo e', pero', che Monti e Fornero non stanno facendo il massimo per placare questa incertezza di fondo che caratterizza il mondo del lavoro nella Penisola. Anzi la alimentano. Sono dichiarazioni fresche quelle del premier: "occorre che la protezione delle persone nel mercato del lavoro non diminuisca ma diventi piu' equilibrata e con una protezione meno concentrata sul singolo posto di lavoro e piu' concentrata sul singolo lavoratore, quindi con una esigenza di mobilita' nel tempo". I sindacati puntano i piedi e non si muovono dalla loro posizione "l'articolo 18 non si tocca", ma Monti parla di incontri con le parti sociali che si terranno a meta' settimana pur consapevole che "il negoziato parte in salita". Che ci siano difficolta' nei negoziati e' cosa ovvia in uno scenario del genere.
Dunque, la mobilita' al centro della riforma del lavoro, cosi' come sottolinea anche Elsa Fornero. "Oggi esiste un legame eccessivo tra il singolo lavoratore e il suo posto di lavoro".
Mobilita', dunque, che potrebbe essere un concetto condivisibile in un contesto economico in ascesa, in cui un lavoratore con contratto a tempo determinato e' certo che alla scadenza dello stesso avra' altre possibilita', in contesti diversi. Ma in Italia come si puo' parlare di mobilita'? Come reagira' di fronte a questo termine l'operaio 40enne con famiglia a carico? Il governo faccia chiarezza.
Non si rischia di incappare negli stessi errori del Taylorismo, ma con segno diametralmente opposto? Dopo l'alienazione del post-fordismo, avremo le crisi d'identita' del post-montismo. La fidelizzazione del lavoratore, la diffusione della cultura organizzativa, sono elementi chiave, secondo gli studiosi del lavoro, per il successo competitivo delle imprese. Cose che cozzano con il concetto di mobilita'.