Di AMBROGIO CRESPI – La fisiognomica non aiuta Angelino Alfano: la sua maschera facciale non ricorda la sua giovane età, non concede niente alla fascinazione, ma domenica da Fazio a che Tempo Fa è stato capace di esprimere forse per la prima volta il suo profilo. Un democristiano raffinato e moderato. Grande nel sapere dare un colpo al cerchio e uno alla botte, ma complessivamente è apparso convincente e preparato riuscendo a sostenere spesso quello che non è riuscito a sostenere nessuno.

Formigoni rinuncia a candidarsi alle primarie del Pdl e lui lo vive con compassato dolore “è una perdita”, ma poi aggiunge che è una buona notizia per la Lombardia perché continuerà a governarla fino al 2004, lui che non crede solo alla sua carriera non è un ambizioso con la “bava alla bocca”. La modestia e l’umiltà sono le credenziali con cui si presenta “non si può pensare ad una poltrona per volta “ora faccio il segretario del Pdl e penso a fare bene questo” e aggiunge “non so neanche se mi presenterò alle primarie” proprio mentre piovono agenzie che lo acclamano leader.

Questo giovane siciliano anziano nei modi è l’erede di Berlusconi, il delfino, ma non è il portatore del Berlusconismo di Berlusconi; non riconosciamo niente nel suo modo di comunicare trasmettere idee e entusiasmo. Questo gioca a suo favore come è possibile riuscire a costruire un proprio modo e di essere estranio al proprio capo essendo da lui stesso scelto come suo successore.

Fatico a vedere da quello che appare come e perché Alfano sia riuscito ad affascinare Berlusconi, forse per differenza? Non saprei, ma credo che troppo presto Angelino Alfano è stato portato a capo del primo partito Italiano ma al contempo troppo presto in molti hanno ritenuto la sua parabola conclusa. Nella terza repubblica ne sentiremo ancora parlare.