Di ANDREA MANCIA – Alla fine il sorpasso è arrivato. Per la prima volta dal suo arrivo alla Casa
Bianca, il "job approval" (l'indice di approvazione) di Barack Obama è sceso al
di sotto di quello – misurato retrospettivamente – dell'ex presidente George W.
Bush.
Secondo Gallup , infatti, il numero di cittadini americani che approvano
l'operato di Obama sarebbe stabile intorno al 46%. Un punto percentuale al di
sotto di quanto raccolto dal suo predecessore. Si tratta di una "rimonta
statistica" con pochi precedenti nella storia della politica a stelle e
strisce, visto che all'inizio del suo mandato Obama viaggiava intorno al 70%, mentre negli stessi giorni Bush era precipitato al di sotto del 30%.

Oltre a certificare l'incerto stato di salute dell'amministrazione Obama (migliore, comunque, di quello del suo partito d'appartenenza, come hanno dimostrato le elezioni di midterm), questi numeri sottolineano soprattutto l'estrema volatilità statistica di misurazioni del genere. Anche presidenze che oggi vengono ricordate positivamente da storici e analisti hanno conosciuto spesso l'ebbrezza della vetta e la desolazione dell'abisso.
Harry Truman, che nel giugno del 1945 incontrava il favore dell'87% dei cittadini Usa, poco più di un anno dopo (settembre 1946) era crollato al 33%, per poi tornare al 69% tre anni dopo. E che dire di Richard Nixon, che dopo la rielezione del 1972 aveva toccato quota 67%, soltanto per sprofondare al 24% sotto i colpi dello scandalo Watergate? Oppure Jimmy Carter, arrivato al 75% qualche mese dopo l'elezione e piombato al 29% durante i giorni dell'assalto all'ambasciata americana a Teheran?

Anche Ronald Reagan ha conosciuto i suoi giorni difficili: apprezzato dal 68% degli americani nel maggio 1981, scivolo' fino al 37% del gennaio 1983, per poi riprendersi brillantemente con un secondo mandato sempre al di sopra del 60%. Storia simile a quella di Bill Clinton, al 37% nel 1993, durante i giorni del fallito tentativo di riforma sanitaria e sempre sopra il 50% (con punte intorno al 65%) durante il secondo mandato. Il record della differenza tra "massimo" e "minimo" spetta però ai due presidenti Bush. George Bush padre arrivo' all'89% durante la prima guerra del Golfo e precipito' al 29% nell'estate del 1992. George Bush figlio tocco' il 90% nei giorni immediatamente successivi alla tragedia dell'11 settembre 2001 per poi tracimare lentamente fino a toccare il 30% nel maggio del 2006.

Alti e bassi, insomma, non sono una sorpresa nella storia del "job approval". E i numeri di Obama non sono neppure troppo malvagi, se comparati a qualcuno dei suoi predecessori. Fa pero' una certa impressione certificare il sorpasso del "peggior presidente della storia americana" (almeno secondo i suoi detrattori) nei confronti di chi, almeno a parole, doveva rappresentare l'alba di una nuova Era.