Europa e Onu si stanno muovendo in merito alla crisi libica . E' il ministro La Russa ad avvertire che per far rispettare l'embargo deciso contro Tripoli potrebbe essere necessario l'utilizzo di navi anche italiane. "Per adesso sostanzialmente è un ordine ma non vi è alcuna struttura preposta a farlo rispettare coattivamente", ha detto il ministro della Difesa. "Se questo dovesse avvenire – ha proseguito – è chiaro che il braccio del Mediterraneo tra noi e la Libia diventa il punto principale e per farlo rispettare occorrono minimo 16 unità navali del tipo della San Giorgio". La Sicilia e Malta, continua La Russa, diventano il punto di riferimento, ma in quel caso occorrerebbe un supporto multinazionale e non potranno essere impegate solo navi italiane."Attualmente vi sono già alcune navi di altre nazioni. Credo che se ci fosse la volontà di far rispettare coattivamente l'embargo bisognerebbe che le navi, coordinate da un'unica struttura, fossero da 16 a 20".
La situazione, intanto, è particolarmente tesa al confine con la Tunisia. Dopo l'esodo dalla Libia di 70-75
mila profughi, la situazione alla frontiera sta raggiungendo "il punto di crisi", denuncia l'Alto Commissariato Onu per i rifugiati. "Il nostro staff al confine tra Libia e Tunisia ci ha avvertito che la situazione sta raggiungendo il punto di crisi", ha affermato la portavoce dell'Unhcr, Melissa Fleming, la quale ha reso noto che ieri 14mila persone hanno valicato la frontiera, il numero più
alto raggiunto in un solo giorno. Oggi si stima che passeranno il confine dai 10mila ai 15mila profughi.
Nella notte, a Misurata, terza città della Libia, almeno tre persone sono state uccise da uomini fedeli a Muammar Gheddafi.
Un portavoce dei "Giovani della rivoluzione del 17 febbraio" ha riferito che le forze del Colonnello hanno aperto il fuoco su un veicolo di civili, uccidendo due persone e ferendone una terza. Poi hanno aperto il fuoco contro alcune abitazioni e hanno ucciso un'altra persona.
Stando a quanto scrive oggi il Times, la Nato starebbe mettendo a punto i piani per inviare una forza aerea in Libia e armare i ribelli. Ieri, il premier britannico ha fatto sapere di aver ordinato al capo di stato maggiore di "lavorare insieme ai nostri alleati su una no-fly zone militare", mentre gli Stati Uniti hanno annunciato un riposizionamento delle sue forze aeree e navali e l'invio nel mediterraneo di circa 2mila marine.
Stando a quanto scrive oggi il Times, la Nato starebbe mettendo a punto i piani per inviare una forza aerea in Libia e armare i ribelli. Ieri, il premier britannico ha fatto sapere di aver ordinato al capo di stato maggiore di "lavorare insieme ai nostri alleati su una no-fly zone militare", mentre gli Stati Uniti hanno annunciato un riposizionamento delle sue forze aeree e navali e l'invio nel mediterraneo di circa 2mila marine.
Tuttavia, ieri il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha dichiarato che non è prevista alcuna azione militare in Libia che coinvolga delle unità navali statunitensi.
In Francia il premier François Fillon ha confermato che sono allo studio tutte le opzioni, compresa quella di interdire le operazioni di volo sul territorio libico, che richiederebbe il coinvolgimento della Nato dopo l'approvazione del consiglio di Sicurezza dell'Onu.
In Francia il premier François Fillon ha confermato che sono allo studio tutte le opzioni, compresa quella di interdire le operazioni di volo sul territorio libico, che richiederebbe il coinvolgimento della Nato dopo l'approvazione del consiglio di Sicurezza dell'Onu.
L'Italia si è dichiarata favorevole a una no-fly zone. Tuttavia, il capo della diplomazia canadese Lawrence Canon ha fatto sapere che "non sembra esserci consenso" tra gli alleati occidentali sull'imposizione di una zona di interdizione di volo in Libia. Resistenze in ambito Onu e Nato potrebbero indurre Washington e Londra a fare affidamento su una "coalizione di volenterosi" per lanciare un intervento umanitario, scrive oggi il Guardian. Una fonte diplomatica del palazzo di vetro dell'Onu ha indicato come probabili in settimana nuovi incontri del consiglio di Sicurezza e ha sottolineato come la pressione si rafforzerà sulle Nazioni Unite in caso di un'escalation di violenze in Libia: "non abbiamo ancora raggiunto il culmine per il coinvolgimento del Consiglio", ha detto al Guardian.
Quanto al futuro di Gheddafi, la Casa Bianca, ieri, ha chiarito di non escludere l'ipotesi esilio. "E' sicuramente una possiblità " ha detto il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ripetendo che "Gheddafi deve farsi da parte". Il leader libico continua intanto a sfidare l'Occidente: "Tutto il popolo mi ama. Sarebbe disposto a morire per proteggermi" ha detto il Colonnello parlando a Tripoli a un piccolo gruppo di giornalisti. Gheddafi ha aggiunto di "sentirsi tradito" da quelle nazioni occidentali con cui aveva costruito "un solido rapporto negli ultimi anni", accusandole di voler "colonizzare la Libia". Ma anche da Mosca arrivano oggi parole dure: Gheddafi è un leader
"politicamente morto" e "non ha più posto nel mondo civilizzato", ha dichiarato una fonte del Cremlino secondo quanto riferisce l'agenzia Interfax.
Quanto al futuro di Gheddafi, la Casa Bianca, ieri, ha chiarito di non escludere l'ipotesi esilio. "E' sicuramente una possiblità " ha detto il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ripetendo che "Gheddafi deve farsi da parte". Il leader libico continua intanto a sfidare l'Occidente: "Tutto il popolo mi ama. Sarebbe disposto a morire per proteggermi" ha detto il Colonnello parlando a Tripoli a un piccolo gruppo di giornalisti. Gheddafi ha aggiunto di "sentirsi tradito" da quelle nazioni occidentali con cui aveva costruito "un solido rapporto negli ultimi anni", accusandole di voler "colonizzare la Libia". Ma anche da Mosca arrivano oggi parole dure: Gheddafi è un leader
"politicamente morto" e "non ha più posto nel mondo civilizzato", ha dichiarato una fonte del Cremlino secondo quanto riferisce l'agenzia Interfax.














