Muammar Gheddafi è riapparso di nuovo in pubblico, circondato dai suoi sostenitori. Il rais torna a parlare ai suoi nel 34esimo anniversario della jamahiria: lo mostrano le immagini trasmesse dalla Tv di Stato libica rilanciate dai network internazionali. In Libia intanto a situazionerimane molto tesa, con l'emergenza profughi, dramma nel dramma del Paese dilaniato dagli scontri fra gli oppositori e le forze rimaste fedeli al raìs. Gli immigrati in fuga si stanno ammassando al valico di frontiera con la Tunisia, Ras Jedir, "al ritmo di 10.000 al giorno".
E' quanto afferma il colonnello Moez Dachraui, responsabile delle operazioni di accoglienza in Tunisia, e si teme "una catastrofe umanitaria".
«Dal 1977 ho dato il potere al popolo e da allora non ho più poteri nel paese né di tipo politico né di tipo amministrativo» afferma Gheddafi parlando ai suoi sostenitori a Tripoli. «Saluto e faccio gli auguri al popolo libico per questa ricorrenza – ha affermato – dal 3 marzo del 1977 abbiamo passato il potere al popolo e voglio ricordare al mondo che da allora ho dato il potere al popolo. Abbiamo vinto l'occuopazione italiana e americana e il popolo gestisce il petrolio e i suoi proventi». Questa volta l'incontro tra Gheddafi ed i suoi sostenitori si tiene al chiuso. Il colonnello è seduto dietro ad una scrivania, circondato da guardie del corpo. Si tratta del suo terzo discorso da quando è iniziata la rivoluzione in Libia. «Non ho un incarico dal quale dimettermi, come negli altri paesi» aggiunge. «Sono rimasto stupito quando ho visto le manifestazioni in mio sostegno in diverse zone del paese – ha aggiunto – perché il mio non è un posto di potere dal quale dimettersi».
Rivolgendosi alla comunità internazionale, Gheddafi alterna frasi ad effetto, retorica e minacce, e rivendica prima di tutto la specificità del sistema politico libico: "Non siamo un regime presidenziale, il nostro sistema è diverso, tutto il potere è nelle mani dei comitati popolari" prosegue. "Il popolo è la guida del paese" aggiunge, sfidando la comunità internazionale chi gli chiede di dimettersi: "Dal 1977 non ho più poteri, né di tipo politico nè di tipo amministrativo".
Rivolgendosi alla comunità internazionale, Gheddafi alterna frasi ad effetto, retorica e minacce, e rivendica prima di tutto la specificità del sistema politico libico: "Non siamo un regime presidenziale, il nostro sistema è diverso, tutto il potere è nelle mani dei comitati popolari" prosegue. "Il popolo è la guida del paese" aggiunge, sfidando la comunità internazionale chi gli chiede di dimettersi: "Dal 1977 non ho più poteri, né di tipo politico nè di tipo amministrativo".
Attacca ancora una volta l'Italia: "Abbiamo costretto l'Italia ad inchinarsi, deve scusarsi per il regime coloniale, ci pentiamo del rapporto che abbiamo avuto con loro, l'Italia dovrà pagare". E accusa l'estero di fomentare la rivolta: "Tutto quello che sta accadendo è solo un insulto alla nostra storia", dice il colonnello, dando la responsabilità dei disordini che stanno spaccando il Paese alla rete del terrore di Bin Laden:
"Ci sono i militanti di Al Qaeda e alcuni libici reduci dall'Afghanistan dietro la rivolta di questi giorni", denuncia il raìs. Che non risparmia, ancora una volta, la stampa estera, colpevole di aver "montato il caso di una sola e piccola manifestazione nella città di Bengasi".
"Ci sono i militanti di Al Qaeda e alcuni libici reduci dall'Afghanistan dietro la rivolta di questi giorni", denuncia il raìs. Che non risparmia, ancora una volta, la stampa estera, colpevole di aver "montato il caso di una sola e piccola manifestazione nella città di Bengasi".
«Quello che sta succedendo è solo una provocazione da fuori, dall'estero, e che non ha nulla a che fare con i libici. Ci sono dei circoli esterni che stanno provocando tutto quello che sta succedendo, l'opposizione viene da fuori la Libia e se hanno deciso di attaccare il nostro simbolo siamo pronti a morire uno a uno per difendere il nostro Paese».
Seduto e con voce tuonante il rais ha lanciato il suo ricato al mondo: «Vogliono farci tornare schiavi come eravamo sotto gli italiani?». Ha detto Gheddafi: «Non lo accetteremo mai, entreremo in una sanguinosa guerra e migliaia e migliaia di libici moriranno se Usa o Nato entreranno nel Paese».Â















