Si svolgerà oggi a Gerusalemme il terzo round dei negoziati di pace diretti tra israeliani e palestinesi, avviato il 2 settembre a Washington. Dopo l'incontro di ieri in Egitto, a Sharm el-Sheikh, il premier israeliano Benjamin Netaniahu e il presidente palestinese Mahmoud Abbas si riuniranno in mattinata con il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton.
Dall'incontro di ieri, durato un'ora e 40 minuti e seguito da un secondo colloquio fuori programma, dopo il pranzo ufficiale, nessuna novità è emersa in merito alla questione su cui si e' concentrato lo scontro in questi giorni, quello degli insediamenti ebraici nei Territori.
A fine mese scade la moratoria del governo israeliano sulle nuove costruzioni nelle colonie in Cisgiordania e Abbas chiede il suo rinnovo, minacciando un ritiro palestinese dai negoziati. In una conferenza stampa a conclusione del vertice Abbas-Netanyahu, l'inviato Usa in Medio Oriente, George Mitchell, si è limitato ad affermare che gli Stati Uniti "credono che abbia senso estendere la moratoria". Per Mitchell, tuttavia, la questione non ha intaccato lo spirito positivo degli incontri. "Le parti hanno cominciato una discussione seria sulle questioni chiave", ha detto, precisando che i dei leader "continuano a concordare sul fatto che i negoziati possano essere portati a termine entro un anno".
La questione del congelamento delle nuove costruzioni negli insediamenti ebraici in Cisgiordania resta per il momento irrisolta, ma Israele, nell'ambito dei negoziati di pace diretti con i palestinesi, pensa ad altri "gesti di buona volonta'" da mettere subito in atto. E' quanto hanno riferito fonti diplomatiche occidentali coinvolte nei negoziati al sito del quotidiano Yedioth Ahronoth, secondo le quali il governo di Benjamin Netanyahu starebbe pensando al rilascio di alcuni prigionieri palestinesi e al trasferimento all'Anp del pieno controllo di alcune aree in Cisgiordania.
Il team di negoziatori israeliani che ieri ha incontrato le controparti in Egitto, a Sharm el-Sheikh, e oggi le vedrà a Gerusalemme, ha anche proposto che uno dei prossimi round di colloqui si svolga a Ramallah, come gesto di fiducia nei confronti dei palestinesi.
L'ipotesi su cui si lavora è quella di estendere la moratoria adottata dieci mesi fa dal governo israeliano, ma solo nelle aree al di fuori degli insediamenti principali, per i quali si presume un passaggio a Israele con un eventuale accordo di pace. La moratoria scade a fine mese e nei giorni scorsi l'Anp ha minacciato di lasciare i negoziati se non sara' rinnovata. Il governo israeliano, e in particolare le sue componenti piu' a destra, hanno invece fatto sapere di voler riprendere le attivita' di costruzione.Â















