I ribelli sono pronti a osservare il cessate il fuoco previsto dalla risoluzione Onu, a condizione che il regime di Muammar Gheddafi ponga fine all'assedio «alle città occidentali e sia garantita loro piena libertà di espressione».
L'annuncio è arrivato dal capo dell'opposizione libica, Mustafa Abdul Jalil, in una conferenza stampa congiunta con l'inviato speciale Onu per la Libia Abdelilah al-Khatib, trasmessa in diretta da al Jazeera. «Siamo pronti al cessate al fuoco a condizione che le nostre città e la nostra gente siano sicure e che la gente possa esprimere liberamente la propria opinione», ha detto Jalil, accusando il regime di Muammar Gheddafi di fare ricorso a violenza, forza e rapimenti.
Il leader dell'opposizione ha quindi ribadito che l'obiettivo dei ribelli è «garantire l'integrità territoriale libica, con una sola capitale».
L'annuncio è arrivato dal capo dell'opposizione libica, Mustafa Abdul Jalil, in una conferenza stampa congiunta con l'inviato speciale Onu per la Libia Abdelilah al-Khatib, trasmessa in diretta da al Jazeera. «Siamo pronti al cessate al fuoco a condizione che le nostre città e la nostra gente siano sicure e che la gente possa esprimere liberamente la propria opinione», ha detto Jalil, accusando il regime di Muammar Gheddafi di fare ricorso a violenza, forza e rapimenti.
Il leader dell'opposizione ha quindi ribadito che l'obiettivo dei ribelli è «garantire l'integrità territoriale libica, con una sola capitale».
Intanto, se l'opposizione libica non riesce ad avanzare sul fronte militare e continuano i combattimenti nell'est del paese, qualche importante risultato si è registrato oggi sul piano politico. Alti funzionari ed esponenti del regime di Gheddafi avrebbero seguito l'esempio dell'ex ministro degli Esteri Mussa Kussa: i media arabi e internazionali hanno dato notizia della defezione di Mohammad Abu al Qassim al Zawi, presidente del Comitato popolare (ossia il parlamento) libico, mentre il corrispondente di al Jazeera a Tunisi ha riferito della presenza nella capitale tunisina dell'ex premier libico, Abu Zayed Dordah.
Anche il nuovo ambasciatore libico all'Onu, Ali Adbessalam Treki, a cui gli Usa hanno negato il visto, ha annunciato in un comunicato che non intende accettare alcun incarico dal colonnello.
Anche il nuovo ambasciatore libico all'Onu, Ali Adbessalam Treki, a cui gli Usa hanno negato il visto, ha annunciato in un comunicato che non intende accettare alcun incarico dal colonnello.
Per questo, secondo il New York Times, Gheddafi avrebbe deciso di intensificare i controlli di frontiera con l'obiettivo di impedire la fuga ad altri suoi uomini. A livello diplomatico, c'è stata l'ennesima presa di distanza della Germania dalla linea della Nato. Il vicecancelliere e ministro degli Esteri, Guido Westerwelle, in visita in Cina, ha detto che «non è con i mezzi militari che si può risolvere la crisi libica». Westerwelle ha insistito sulla necessità di una soluzione politica, che secondo lui deve passare da un cessate-il-fuoco che "anche" Gheddafi dovrà rispettare. Ed è proprio con l'obiettivo di negoziare che un emissario di Seif al Islam, il figlio "riformista" di Muammar Gheddafi, si è recato in gran segreto a Londra a parlare di una possibile exit strategy.
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