Hanno partecipato 2 mila persone alla manifestazione, svoltasi all'indomani del sanguinoso assalto alla sede Onu di Mazar-i-Sharif. Quattro afghani sono rimasti uccisi e 32 sono stati
feriti nelle proteste contro il rogo del Corano a Kandahar, nel sud
dell'Afghanistan.
La polizia ha sparato in aria per disperdere la folla che tentava di marciare verso la sede dell'Onu nell'ex roccaforte dei talebani. Un altro gruppo di manifestanti è stato bloccato mentre tentava di raggiungere l'ufficio del governatore provinciale.
Le proteste sono dirette contro il pastore della Florida Wayne Sapp che il 21 marzo aveva bruciato pubblicamente una copia del Corano.

Intanto due uomini armati hanno attaccato oggi un campo delle forze Nato in Afghanistan, ferendo leggermente tre militari prima di essere abbattuti.
Lo ha reso noto un portavoce dell'Isaf precisando che "alle 6:30 ora locale (le 4 in Italia) siamo stati informati che il campo Phenix era stato attaccato con fucili d'assalto e lanciarazzi da due assalitori, uno dei quali era forse un kamikaze". Le forze militari del campo Nato hanno risposto al fuoco e i due assalitori sono stati uccisi. Tre militari sono rimasti feriti in modo lieve – ha aggiunto il portavoce senza specificare se fossero stranieri o afghani.
Barack Obama ha condannato l'attacco alla sede Onu di Mazar-i-Sharif in cui sono morti quattro nepalesi, un romeno, uno svedese e un norvegese che lavoravano per le Nazioni Unite.
"Condanno nei termini più forti possibili questo attacco", ha affermato in un comunicato il presidente americano, "sottolineiamo l'importanza di mantenere la calma e sollecitiamo tutte le parti a respingere la violenza e a risolvere le divergenze attraverso il dialogo". Anche il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha affermato che "non ci sono giustificazioni per queste atrocità" e ha ricordato che i dipendenti Onu uccisi erano lì "per aiutare il popolo afghano a costruire un futuro migliore".

Terry Jones: "Nessun rimorso". Da parte sua il pastore americano Terry Jones, che dopo aver rinunciato a bruciare lui stesso il Corano il 20 marzo aveva permesso che lo facesse un altro pastore nella sua chiesa in Florida, ha affermato di non avere rimorsi. In un'intervista a Sky News ha affermato di essere stato consapevole che "ci poteva essere una reazione violenta", ma ha chiesto che quanti "hanno ucciso i dipendenti Onu ora ne rispondano".