Secondo quanto riferito dai testimoni e dalle autorità centinaia di persone sono tornante a manifestare oggi in Afghanistan contro un rogo del Corano organizzato il mese scorso da un pastore integralista  in Florida, dopo le sanguinose proteste dei giorni scorsi. Le manifestazioni vengono segnalate soprattutto in tre punti di Kandahar, la più grande città del su dell’Afghanistan, dove in prevalenza giovani gridano «A morte l’America» e «A morte Karzai», il presidente afghano. Una manifestazione è segnalata anche nel distretto di Pajwai, una cittadina a circa 10 chilometri da Kandahar.
A Jalalabad, circa 150 chilometri a est di Kabul, centinaia di studenti hanno bloccato pacificamente una strada che porta alla capitale. L’ondata di proteste, in corso da venerdì per reazione al rogo del testo sacro dell’Islam compiuto il 20 marzo scorso nel sud degli Stati Uniti, ha causato 17 morti, di cui sette dipendenti stranieri dell’Onu a Mazar-i-Sharif (nord)
Ieri, proprio a Kandahar, 10 persone erano state uccise e 83 ferite in violente manifestazioni che, secondo le autorità, erano state fomentate da infiltrati talebani.
Il presidente americano Barack Obama ha condannato il rogo del Corano definendolo un atto «d’estrema intolleranza e settarismo», un gesto che ha provocato violenze in Afghanistan.
A Kandahar , già roccaforte dei talebani, le manifestazioni di ieri sono finite in tragedia quando la folla ha tentato di dare l’assalto alla sede dell’amministrazione provinciale e la polizia ha sparato: il bilancio è di 10 morti, tra cui due agenti, e di oltre 80 feriti. Venerdì scorso a Mazar-i- Sharif, nel nord dell’Afghanistan, durante un attacco a una sede dell’Onu sono rimaste uccise sette persone (quattro nepalesi e tre europei). A Kabul è stato sventato per un soffio il tentativo di tre kamikaze, nascosti sotto burqa femminili, di farsi saltare in aria dentro la base Nato di Camp Phoenix. Sarebbe stata una strage se gli attentatori non fossero stati uccisi dalla sorveglianza.