In Giappone i tecnici della centrale di Fukushima sperano di riuscire entro oggi a ripristinare almeno parzialmente il sistema elettrico della centrale nucleare danneggiata dal terremoto e dallo tsunami di una settimana fa. Dai reattori continua a uscire una colonna di fumo bianco, con particelle radioattive. I problemi al carburante nucleare derivano proprio dalla defaillance del sistema elettrico, che non consente di irrorare i reattori di acqua facilitando il raffreddamento del carburante atomico, ovvero delle barre di uranio e del «Mox», la miscela di ossidi (e anche del pericoloso plutonio) che rappresenta il reagente del reattore 4. Ripristinare il sistema di pompaggio elettrico permetterebbe di accelerare le operazioni di raffreddamento dei reattori surriscaldati, che rischiano di rilasciare una forte dose di radioattività con conseguenze inimmaginabili.
Il lavoro dei tecnici dovrà essere interrotto per permettere una nuova missione dei piloti dell'esercito giapponese, che dai loro elicotteri getteranno tonnellate di acqua sui reattori. Le missioni di giovedì non hanno avuto il successo sperato. Un portavoce governativo ha assicurato che i piloti faranno tesoro dell'esperienza e «aggiusteranno la mira».
Da giovedì, il livello di radioattività nella centrale è sceso solo marginalmente, ha aggiunto il portavoce. I reattori della centrale sono stati gravemente danneggiati dal terremoto e dallo tsunami di venerdì scorso, che è stato di magnitudo 9,0.
Un funzionario dell'Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare ha sostenuto che la priorità è ora quella di alzare il livello dell'acqua nelle vasche dove viene conservato il combustile nucleare usato.
Un funzionario dell'Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare ha sostenuto che la priorità è ora quella di alzare il livello dell'acqua nelle vasche dove viene conservato il combustile nucleare usato.
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Non è esclusa l'ipotesi di chiudere i reattori in un sarcofago di cemento armato e di seppellirli, come fu fatto a Cernobyl nel 1986. Il vento sulla centrale soffia verso il Pacifico e non c' è pericolo immediato per l'area urbana di Tokyo, 240 km a sud dell'impianto. Il presidente americano Barack Obama ha affermato che non ci sono pericoli neanche per la costa occidentale degli Usa, dove 450 esperti nucleari militari sono pronti ad aiutare quelli giapponesi se necessario. Giovedì il Pentagono ha annunciato l'invio di nove unità speciali di una task force per le emergenze nucleari. Venerdì tornerà in patria il direttore generale dell'Aiea – l'Agenzia dell'Onu per l'energia atomica – il giapponese Yukiya Amano, che discuterà della crisi nucleare col premier Naoto Kan.
Nel frattempo, il numero delle vittime confermate del terremoto della scorsa settimana – 6.539 – ha superato quello delle vittime del sisma di Kobe del 1995, nel quale persero la vita 6.434 persone, secondo gli ultimi dati diffusi dalla polizia giapponese. I dispersi sono più di 10.000 e si teme che il bilancio finale possa superare le 20.000 vittime.
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