Non c'è stata ancora l'ufficializzazione, ma l'Italia sarà presto chiamata dagli alleati della Nato a fare la sua parte per la no-fly zone sulla Libia e sulle altre forme di intervento militare rese possibili dalla risoluzione votata giovedì sera dalle Nazioni Unite. Se sembra difficile (ma non è affatto escluso) che jet italiani, visto il passato colonialista in Libia, possano attaccare direttamente il Paese nordafricano, il governo potrebbe offrire almeno tre basi per ospitare gli aerei da guerra di altri Paesi membri della Nato.
Tra le diverse opzioni le più gettonate sono la base di Sigonella, in Sicilia vicino Catania, dove si trova una stazione della Marina Usa e il 41esimo Stormo Antisommergibili, e quella di Trapani Birgi, sede del 37esimo stormo. In Puglia, allungando di circa un'ora i tempi di intervento, c'è la base di Gioia del Colle, in provincia di Bari, che ospita il 36esimo stormo. Quanto all'eventuale impiego di aerei, se si deciderà di impiegarli, si starebbe pensando all'utilizzo dei caccia F-16 e degli Eurofighter. Possibile anche il ricorso agli Harrier Av8. Particolarmente adatti alla missione di bombardamento delle difese aeree nemiche, riferisce una fonte, sarebbero inoltre i Tornado, che furono impiegati per compiti analoghi in Kosovo, assieme a velivoli tedeschi.
Di questo hanno parlato giovedì sera il premier Silvio Berlusconi, che approfittando dell'intervallo durante l'esecuzione del Nabucco di Verdi al Teatro dell'Opera di Roma, ha avuto un conciliabolo con il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Alla fine del colloquio Berlusconi ha aggiornato il capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
Sull'intervento italiano pesa la minaccia lanciata dal governo libico. «Speriamo che l'Italia si tenga fuori da questa iniziativa»: ha detto il vice-ministro degli esteri libico Khaled Kaaim, commentando la disponibilità del governo italiano a consentire l'utilizzo delle basi sul territorio italiano per la no-fly zone. «Speriamo che non consenta l'utilizzo delle sue basi e si tenga fuori da questa iniziativa decisa dall'Onu», ha poi aggiunto Kaaim. « La Libia non ha paura» ha detto successivamente Seif al-Islam, figlio del leader libico Muammar Gheddafi a proposito della risoluzione Onu.
Successivamente c'è stato l'intervento diretto del Colonnello che ha dichiarato: «Se le potenze occidentali ci attaccheranno ci sarà l'inferno». Sul fronte più strettamente militare interviene invece il portavoce del governo, Francois Baroin: «Gli attacchi contro le truppe di Gheddafi avverranno «in tempi rapidi» e la Francia vi prenderà parte».
Anche la Gran Bretagna in attesa che il premier David Cameron riferisca ai Comuni, sta appontando la propria forza aerea per intervenire sulla Libia. E' già stato disposto l'invio di uno squadrone di caccia Typhoon dislocati nella base aerea di Akrotiri, sulla costa meridionale dell'isola di Cipro.
L'annuncio del cessate il fuoco immediato dopo l'approvazione della risoluzione che prevede "tutte le misure necessarie a proteggere i civili". La Francia ha minacciato azioni immediate, l'Italia pronta a concedere basi: Cdm straordinario. Il rais aveva minacciato "l'inferno" in caso di attacco.
"La Libia – ha affermato il ministro Mussa Kussa in una conferenza stampa – ha deciso l'immediato cessate il fuoco e ha fermato le operazioni militari". Il ministro ha motivato tale decisione con il fatto che il paese è membro delle Nazioni unite e in quanto tale "è obbligato ad accettare le risoluzioni del Consiglio di sicurezza".
LA RUSSA: L'ITALIA PARTECIPERA'
L'Italia metterà a disposizione sette delle proprie basi militari per le eventuali azioni contro la Libia sulla base della risoluzione dell'Onu che ha istituito anche la no fly zone sui cieli del Paese nordafricano. Ma non solo: il governo, ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, chiederà «l'autorizzazione» al Parlamento di «aderire alla coalizione di volenterosi» cui spetterà far rispettare l'indicazione delle Nazioni Unite. La Russa ha precisato che l'Italia interverrà con gli altri Paesi disponibili e con le organizzazioni internazionali, «offrendo le basi, ma senza nessun limite restrittivo all'intervento, quando si ritenesse necessario per far rispettare la risoluzione» e garantire la tutela dei cittadini. Resta dunque aperta l'ipotesi di una partecipazione diretta ai pattugliamenti, che veniva data per poco probabile a causa del passato coloniale italiano in terra libica.Â