Le nuove tecnologie si sono rivelate un'importante strumento nelle mani dei rivoltosi per poter aggirare i veti imposti dalle radio e televisioni sottoposte ai controlli dei vari regimi messi sotto accusa.
Dopo i fatti di Egitto e Libia, dove video condivisi su diversi social network hanno permesso al mondo intero di rendersi conto dei tragici sviluppi delle manifestazioni di protesta e dar cosi' supporto ai rivoltosi a livello internazionale, politico o morale che si voglia, la Siria cerca di non cadere nello stesso trabocchetto.

 

Il governo di Damasco, fortemente criticato da Onu e Lega Araba per il modo sanguinoso in cui ha represso le proteste in corso tra le sue via, sta cercando di non lasciare aperti canali di fuga a video, post o qualsiasi altra forma di comunicazione trasferibile tramite Internet. Dovrebbero essere piu' di 4 mila i decessi, secondo i dati diffusi dalle Nazioni Unite , provocati delle violenze commesse dal regime da marzo ad oggi.
Ed ecco che arriva dal dipartimento delle dogane, dipendente dal ministero delle Finanze siriano, l'ufficialita' della notizia: "Il governo annuncia il divieto di utilizzazione dell'iPhone in Siria a partire da oggi".

 

Un tassello in piu' che si va ad aggiungere a quelli delle misteriose scomparse di alcuni blogger che negli ultimi 8 mesi e mezzo hanno narrato le vicende e i retroscena delle manifestazioni avvenute nel paese. Ultimo esempio l'arresto di Razan Ghazzawi, fermata mentre si accingeva a partire per Amman dove avrebbe dovuto partecipare ad un convegno internazionale sul diritto all'informazione.