Troppo spesso capita che i giornali mastichino una notizia dietro l'altra senza accorgersi che ci sono emergenze umanitarie che non smettono di essere tali. Ne porta l'esempio oggi Manuele Malenotti che sul suo blog scrive "in Congo ci sono centinaia di persone in fuga dalle proprie citta' e dalle proprie case per salvarsi la vita. Fuggono dalla violenza brutale che in quei territori e' diventata lo stato di normalita' con bande di ribelli armati che hanno preso il potere approfittando dell’assenza dello Stato. Il Congo infatti e' una terra martoriata da guerre civili che durano da anni e completamente in balia delle violenze di gruppi terroristici. Veri e propri massacri che si uniscono ad azioni di brutalita' contro donne e bambini: sono 60mila le persone che scappano da queste atrocita' portando con se' le poche cose che posseggono. Sono in fila per le strade scoscese di montagna del Nord Kivu sperando in un futuro migliore".
L'imprenditore, da sempre attento alle tematiche umanitarie, spiega che "questa situazione si va ad aggiungere ad un'altra emergenza quella dei campi dei rifugiati che sono gia' ai limiti della capienza e che non riescono ad accogliere altri profughi. Per questo stanno nascendo campi spontanei e accampamenti di fortuna: gli sfollati occupano qualunque cosa abbia un tetto o possa considerarsi un rifugio adattandosi a spazi limitati e sopportando il sovraffollamento. Non solo adesso il cibo e le risorse stanno scarseggiando, chi provvedera' a queste persone?". E' un problema globale, non locale: "Le organizzazioni umanitarie urlano il loro disappunto, ma nessuno le ascolta. Da anni sono in queste terre e devono sopperire alla mancanza di aiuti seri e reali da parte della comunita' internazionale. Non c'e' un piano di riscatto di questa terra lacerata dagli odi interni e massacrata dalla violenza, ma sempre e solo piani di emergenza che si attuano nei momenti in cui la situazione arriva ai limiti. E adesso si e' ai limiti delle condizioni igieniche, della situazione sanitaria, ai limiti della vivibilita' e ai limiti della vita".















