Di GREGORIO NAPOLI – Paolo Messa, 34 anni, fondatore del mensile Formiche, è un esperto di comunicazione politica. Profondo conoscitore dell’Udc – è stato portavoce di Follini nel periodo in cui questi era segretario del partito e vice presidente del Consiglio – Messa è un osservatore privilegiato (e clandestino per un giorno) del nostro establishment.
Il nostro quotidiano online lo ha intervistato sui tre protagonisti della scena politica attuale.
Secondo lei come cambia il quadro dopo l’intervento di Fini a Mirabello?
L'intervento di Fini non ha cambiato la sostanza di un quadro politico ormai ripiegato su stesso. In cambio, ha avuto il merito di renderlo esplicito, visibile all'opinione pubblica. Le critiche al Pdl e a Berlusconi tracciano un solco più profondo di quanto forse gli stessi agit-prop di Fli potevano immaginare. Non è morto solo il Pdl ma un'idea di centrodestra di cui Fini era una parte non irrilevante. Quindi, se le elezioni appaiono l'approdo più probabile (e Mirabello lo ha confermato), resta da capire se esistono i numeri per una maggioranza parlamentare che trovi un'intesa sulla legge elettorale. Oggi il rebus sta tutto lì.
A lei che conosce lo Scudocrociato a menadito chiediamo: ad oggi l’uomo politico che vede pienamente premiata la propria azione strategica sembra essere Pierferdinando Casini. È d’accordo con questa analisi?
Pier Ferdinando Casini ha vinto il derby politico dell'estate ed ha la possibilità di passare all'incasso del consenso popolare già alle prossime elezioni. Se in politica valesse il diritto d'autore, ieri il leader dell'Udc avrebbe potuto chiedere il compenso a Fini che dalla politica centrista ha tratto più di una ispirazione. Il merito dell'Udc è di avere fatto, con coraggio e coerenza, il contrario di quanto tutti si aspettavano dai post-dc, troppo spesso vittime di pregiudizi infondati. Invece di accomodarsi a tavola con il Pd o il Pdl, il partito di Casini ha saputo aspettare e costruire una sua politica, responsabile e repubblicana. Oggi ha l'occasione di fare un ulteriore salto di qualità . Casini, per dirla con franchezza, ha l'opportunità di presentarsi agli italiani come possibile leader di governo e attrattore di un'area elettorale più ampia ed ariosa di quella vista sin qui sotto le insegne dell'Udc.
In che modo Silvio Berlusconi dovrebbe rispondere ad una situazione che si sta ingarbugliando ogni giorno di più?
Berlusconi non ha bisogno di consigli. Tante volte lo si era dato per spacciato e poi lui ha beffato tutti. Comunque, secondo me dovrebbe, come in passato, sparigliare. Negli ultimi mesi è apparso troppo chiuso nella “ridotta della Valtellinaâ€, ha giocato in difesa e non ha risparmiato falli di reazione. Comprensibile ma forse non giusto. Il Cavaliere ha avuto i suoi picchi di successo e popolarità con l'intervento di insediamento, pronunciato alla Camera dopo la vittoria del 2008, e con il cosiddetto “discorso di Onna†nella primavera successiva. Berlusconi dovrebbe riuscire a mettere fra parentesi le liti e i veleni e concentrarsi sull'attività di governo con spirito “repubblicanoâ€. I suggerimenti di Casini e di Tremonti, distinti ma complementari, indicano a mio avviso una direzione che il presidente del Consiglio avrebbe ragione di intraprendere. E' una strada rischiosa ma probabilmente l'unica che può riaprire i giochi e fermare un'escalation che, da cittadino, mi preoccupa non poco.















all’udc non va bene neanche futuro e libertà .
casini è contro per definizione. perchè distruggere il popolo delle libertÃ
una volta liberati da bossi.
cosa farebbe l’udc con anche il 10% se la lega nord prendesse il 15%, ha un comcetto di centro sbagliato.
bisogna osare, casini- fini – bersani insieme si vince si fa la terza repubblica, poi la storia proverà a creare le coalizioni, se c’è ne è bisogno, ora l’Italia ha bisogno di politica, non di veline, 120 gg per la nuova legge elettorale proporzionale con sbarramento e preferenza, poi al voto, a Mirabello (scrive uno che non ha mai votato AN) è morta la seconfa repubblica, finalmente.
Certamente l’UDC ha dimostrato grande strategia e una coerenza politica superiore ai suoi colleghi di parlamento. Dubito però che la personalità egotica di Fini, che non si è messa d’accordo con Berlusconi e il suo arciblindato governo (in cui gli era stato “congelato” un peso superiore al 10 %, che lui voleva rivendere per 15, e poi magari per 20), possa accontentarsi di spartire le affollatissime poltrone di un governo di larghe intese (dove varrebbe al massimo un 6%).
E poi è più credibile, in questo momento, una coalizione moderata e antiberlusconiana (UDC-PD-API) che venga a patti con Berlusconi (magari mandandolo al Quirinale e provocando lo schianto del centrodestra per i prossimi venti anni) e tratti il dopo-PDL, piuttosto che un’accozzaglia tra anti-cav, estremisti ed ex-berlusconiani (cioè i precedenti più IDV e FLI), che brucerebbe il terzismo di Casini (tramutato nel “nono nano”), e darebbe solo l’idea di voler arraffare poltrone senza nessuna proposta programmatica che vada oltre le vacue sortite di Fini. In fondo non si può ignorare che il governo del Cav è riuscito a dare una buona immagine del suo operato, che contrasterebbe immediatamente con la poca dinamicità di un governo misto, e che la storia recente, soprattutto, insegna a non forzare i giochi politici italiani su questo (come pare abbia capito Casini, del resto, lui a differenza di Fini).
Ad ogni buon conto, se non sa aspettare, Casini sarà il leader di domani, come lo era fino a ieri Gianfranco Fini.
Pio: Ho letto bene?
Berlusconi al Quirinale?
Ma ti rendi conto di cosa significa?
E questa sciagura dovrebbe uscire da un patto con l’opposizione?
Se è uno scherzo, è di cattivo gusto.
E allora non c’è legge elettorale che tenga, perchè Berlusconi ha la maggioranza dei voti, oggi come domani.
Mi permetto solo di osservare che, in democrazia, chi può fare il premier a maggior ragione può fare il presidente della Repubblica. Affermare il contrario è un involontario sussulto aristocratico che la politica italiana può e deve superare.
Infine invito a una riflessione: sperare che l’uomo politico più votato di sempre schatti, per lasciare il posto a una alternativa che dopo 16 anni ancora non si sa nemmeno bene quale sia, è un progetto non degno di una politica seria.
Una forza politica davvero democratica accetterebbe la realtà dei fatti, cioè che Berlusconi è votato e apprezzato, e che rappresenta la maggioranza dei nostri connazionali, e prendendone atto comporrebbe questa ennesima guerra civile italiana conferendo (semplicemente) ad una persona che ne è “democraticamente” degra (e lo scollamento tra democrazia e morale è del tutto illecito, a mio avviso) una posizione che è sì di arbitro, ma è anche del tutto impotente rispetto ai risultati elettorali futuri. In poche parole: Berlusconi nel ruolo che merita (non lui, ma ciò che ha rappresentato per gli Italiani), e il Centro finalmente libero di esprimere la sua pratica politica moderata, e di affrontare la difficile situazione dei nostri giorni puntando su famiglia, valori, perequazione sociale, modernizzazione e riforme.
Dire che il Colle non è possibile darlo a Berlusconi vuol dire assegnare alle consorterie parlamentari (mutevoli e al limite della costituzionalità , perchè incontrollabili) un ruolo di contrappeso dell’elettorato, e questo è un orrore giuridico che sarebbe carino chiedere di giustificare a certe Sibille Cumane come Scalfaro.
Bene o male: il popolo vota Berlusconi, lo apprezza, e lui ha cambiato la politica italiana tracciando direttrici strategiche che la stessa sinistra oggi segue (meno tasse, più federalismo, più peso internazionale, meno pubblico e più privato ecc.). Si può dire che ha governato male, che le cose promesse non le ha fatte. Ok. Ma dire che non può presiedere la funzione che esercita Napolitano (per dire, quello che nel millennio passato stava dalla parte più sbagliata di tutte, se non è grave questo…) finisce per diventare un argomento che gli elettori non capiranno. E, peggio ancora, tirare fuori i pruriti legalistici che ne dovrebbero fare un indegno delinquente, a fronte di processi che in 16 anni sono riusciti a far emergere su di lui meno (ma mooolto meno) di quello che si è promesso a tamburo battente per anni, non fa che evidenziare la seguente realtà : Berlusconi piace agli Italiani ma non a quelli che li governavano prima di lui. Una realtà imbarazzante e molto pericolosa (si rischia la beatificazione, tra venti o trenta anni).
Io credo che un politico lungimirante come Casini possa prendere in considerazione soluzioni diverse per passare alla storia, che essere succeduto a Berlusconi dopo (e grazie) alla sua morte. Meglio fare il “più” che il semplice “dopo”.