Di ROBERTA MAZZACANE, inviata sul posto –
Da ormai quattro giorni i ricercatori delle maggiori università italiane sono saliti sul
tetto della facoltà di Architettura di piazza Borghese, a Roma, per protestare contro la riforma
Gelmini .
Da ormai quattro giorni i ricercatori delle maggiori università italiane sono saliti sul
tetto della facoltà di Architettura di piazza Borghese, a Roma, per protestare contro la riforma
Gelmini .
Il clandestinoweb ha intervistato il Prorettore della Sapienza Bartolomeo Azzaro, sul tetto della facoltà insieme ai ricercatori e a una numerosa presenza di
giornalisti.
giornalisti.
Quali sono i motivi fondamentali alla base della protesta che state portando avanti?
"I ricercatori nazionali delle facoltà di Architettura di tutta Italia sono qui per
rendere evidenti le ragioni per cui l'università si mobilita contro la riforma Gelmini, in
particolar modo i tagli e la conseguente mancanza di prospettive future".
"I ricercatori nazionali delle facoltà di Architettura di tutta Italia sono qui per
rendere evidenti le ragioni per cui l'università si mobilita contro la riforma Gelmini, in
particolar modo i tagli e la conseguente mancanza di prospettive future".
Secondo Lei l'attenzione mediatica creatasi intorno alla vostra protesta vi sta aiutando?
"Certo, da una posizione cosi' alta vogliamo indicare un orizzonte piu' ampio
dell'università italiana".
"Certo, da una posizione cosi' alta vogliamo indicare un orizzonte piu' ampio
dell'università italiana".
Siete ottimisti?
"Abbiamo già raggiunto risultati importanti perchè tutti sono venuti a conoscenza dei temi
e dei problemi dell'università italiana finora confinati dentro i palazzi della ricerca".
- E il Prof. Azzaro prosegue - "Nonostante il Presidente Napolitano abbia indicato la
strada della concertazione e abbia sollecitato la Gelmini a questa strada, cio' non è
avvenuto. La concertazione non è un obbligo, ma una strada per far partecipare tutti i
soggetti della riforma. Non c'è stato alcun dialogo".
Clandestinoweb ha raccolto anche la testimonianza di Gianni Piazza, ricercatore dell'Università di
Scienze Politiche di Catania, sulle motivazioni del loro gesto.
Lei è salito sul tetto della facoltà di Architettura dal primo giorno?
"Si, anche se bisogna sottolineare che la mobilitazione era in piedi dalla primavera del
2010, iniziata come forma di lotta attraverso la sospensione della didattica".
Scienze Politiche di Catania, sulle motivazioni del loro gesto.
Lei è salito sul tetto della facoltà di Architettura dal primo giorno?
"Si, anche se bisogna sottolineare che la mobilitazione era in piedi dalla primavera del
2010, iniziata come forma di lotta attraverso la sospensione della didattica".
Piazza ci tiene a precisare che "I ricercatori di ruolo non sono tenuti per legge ad
insegnare (lo facciamo su base volontaria e retribuita, ma la prassi è che il 40% delle
lezioni sono tenute dai ricercatori). Per far capire al Governo, al Ministro
Gelmini e al Parlamento che volevamo un'altra riforma dell'Università , non quella della
Gelmini, quest'anno abbiamo deciso di smettere di insegnare, perchè si notasse quanto sono
fondamentali i ricercatori".
insegnare (lo facciamo su base volontaria e retribuita, ma la prassi è che il 40% delle
lezioni sono tenute dai ricercatori). Per far capire al Governo, al Ministro
Gelmini e al Parlamento che volevamo un'altra riforma dell'Università , non quella della
Gelmini, quest'anno abbiamo deciso di smettere di insegnare, perchè si notasse quanto sono
fondamentali i ricercatori".
Cos'è accaduto?
"La soluzione adottata inizialmente è stata quella di spostare le nostre lezioni nel
secondo semestre dell'anno accademico, ma noi comunque non abbiamo fatto lezione.
E se la riforma viene approvata noi non torniamo ad insegnare".
"La soluzione adottata inizialmente è stata quella di spostare le nostre lezioni nel
secondo semestre dell'anno accademico, ma noi comunque non abbiamo fatto lezione.
E se la riforma viene approvata noi non torniamo ad insegnare".
Le conseguenze della vostra protesta sono pesanti...
"Il rischio è che a Marzo le lezioni non partiranno e l'università si bloccherà .
Gli studenti lo sanno e non ci colpevolizzano per niente [...] A noi non fa certo piacere
salire sui tetti, ma abbiamo deciso di farlo per renderci visibili".















